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NO ALL'INCENERITORE

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PIETRAMELINA. DOTTORINI (VERDI E CIVICI): NO ALL'INCENERITORE, RIVEDERE UN PIANO DEI RIFIUTI NATO GIA' VECCHIO
"Amministrazioni locali si assumano responsabilità. Con la raccolta differenziata più ambiente e più posti di lavoro per il territorio"

"Siamo molto preoccupati per la piega che sta prendendo la vicenda dell'inceneritore di Pietramelina. E' bene chiarire da subito che l'incenerimento non è la risposta alla gestione dei rifiuti e che occorre avere il coraggio di modificare di un Piano regionale dei rifiuti nato già vecchio. I tempi sono maturi e anche la sensibilità dei cittadini, come dimostrano le mobilitazioni in corso". A prendere posizione sulla vicenda del ventilato progetto per la termovalorizzazione dei rifiuti a Pietramelina è il capogruppo dei Verdi e civici dell'Umbria e presidente della prima commissione a palazzo Cesaroni Oliviero Dottorini che ricorda come "quella popolazione ha già pagato abbastanza in termini di impatto ambientale, ospitando una discarica gestita in modo a dir poco discutibile con pesanti danni al territorio".
"Siamo contenti che gli amministratori locali inizino a prendere posizione sulla questione - aggiunge l'esponente del Sole che ride - anche se sarebbe stato opportuno intervenire direttamente al momento della formazione del Piano regionale quando la termovalorizzazione, con tutto ciò che comporta dal punto di vista ambientale ed economico, veniva prevista come una delle soluzioni da perseguire per lo smaltimento dei rifiuti. Al punto in cui siamo sarebbe rischioso giocare a passarci il cerino acceso.
Occorre piuttosto fare squadra e rivedere un Piano regionale dei rifiuti già datato. La strada da seguire invece è quella della raccolta differenziata, attuata "porta a porta". Questa è l'unica soluzione per ora in grado di garantire rispetto dell'ambiente e della salute dei cittadini assieme a un ritorno concreto in termini economici ed occupazionali. Non si capisce perché una regione di centrosinistra dovrebbe seguire le politiche dissennate del governo Berlusconi che, maglia nera in Europa, ha addirittura inserito l'energia prodotta dalla combustione dei rifiuti tra le energie rinnovabili, creando un vero e proprio business attorno all'incenerimento. Attraverso una raccolta "porta a porta" attuata con serietà e convinzione potremmo risparmiarci impianti costosissimi e convenienti solo per i gestori, puntando invece a creare una vera filiera per il riciclo di materiali che possono significare per l'Umbria posti di lavoro e nuove attività imprenditoriali. Bruciare i rifiuti significherebbe condannare la raccolta differenziata a elemento accessorio, dal momento che il funzionamento di un termovalorizzatore deve avvenire a regime costante di flusso di rifiuto. E' vero, si ridurrebbe la quantità complessiva di materiali in discarica, ma le ceneri, gli inerti e i carboni attivi usati per l'abbattimento degli inquinanti gassosi presenterebbero comunque gravi problemi di smaltimento, essendo questi "rifiuti speciali" che necessiteranno quindi di discariche "speciali". Le problematiche si complicano se poi si passa a parlare delle potenziali emissioni nocive di gas. Gli obbiettivi prioritari devono essere pertanto la diminuzione del flusso dei rifiuti e il loro riciclo, come previsto dalla direttiva Cee 91/156, che pone solo in subordine a queste, lo smaltimento in sicurezza".
"Tentativi di innescare meccanismi virtuosi - spiega Dottorini - esistono anche in Umbria. Basta riflettere sull'esperimento che si sta attuando a Bettona dove ai cittadini vengono erogati 15 euro ogni 200 chili di rifiuti separati. A fronte di questo, mentre in tutta Italia ci si batte contro gli inceneritori e nelle zone più avanzate si toccano punte dell'80 per cento di riciclo, sarebbe un grave errore seguire e applicare le politiche berlusconiane, senza avvertire il bisogno di rivedere il Piano regionale dei rifiuti. Per questo occorre mettere mano a politiche che salvaguardino l'ambiente e la salute dei cittadini, ponendole al di sopra degli (enormi) interessi economici coinvolti".

Perugia, 8 settembre 2005






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