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LEGGE ELETTORALE. INTERVENTO IN AULA DI OLIVIERO DOTTORINI

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Di seguito il testo dell'intervento in aula di Oliviero Dottorini sulla nuova legge elettorale regionale.




Intervento in aula di Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio Regionale

oggi il nostro Consiglio regionale sta per scrivere una delle pagine più brutte della storia politico-istituzionale dell'Umbria. Un fatto grave soprattutto se si pensa che in discussione è la definizione delle regole democratiche attraverso le quali la nostra comunità regionale eserciterà la forma più alta di partecipazione alla vita pubblica: cioè il voto.

Diciamo subito che la legge elettorale che oggi arriva in aula è, a nostro avviso, una legge sbagliata nei suoi elementi fondamentali. Una legge frutto di un accordo trasversale indecoroso che giunge al termine di un dibattito durante il quale l'Italia dei valori ha tentato in tutti i modi di proporre dei correttivi che rendessero questo testo quanto meno accettabile, disinnescandone in qualche modo gli effetti perversi, ma tentando comunque di trovare una posizione che tenesse conto delle esigenze di tutte le forze politiche che hanno partecipato al confronto.

Non so se ce ne rendiamo conto, ma il nostro paese - e l'Umbria non è da meno - è attraversato da un movimento profondo di contestazione. La distanza tra l'opinione pubblica e la cosiddetta "casta" della politica ha raggiunto livelli mai toccati prima. La politica trova sempre più difficoltà a rendersi credibile agli occhi dell'opinione pubblica e ad interpretarne i bisogni e le richieste. Spesso si tramuta in relazioni di interesse per le quali il rapporto tra eletto ed elettore si riduce ad un semplice calcolo di tornaconti personali dell'uno e dell'altro, a scapito del perseguimento dell'interesse collettivo. Questo ha generato negli anni una diffusa disillusione sulla effettiva capacità della politica di affrontare i temi importanti che investono la vita di tutti e che spesso sfocia nel populismo e nel qualunquismo. Crediamo che sia anche a causa di tutto ciò che stiamo assistendo ad una involuzione preoccupante del livello culturale e civico del nostro paese. 
Purtroppo, nonostante ormai si sentano spesso eminenti esponenti politici fare bei discorsi a sostegno della necessità di ricostruire un rapporto della politica con l'opinione pubblica in grado di restituire alla prima il ruolo e l'importanza che dovrebbe rivestire, nei fatti non si perde mai l'occasione di fare ulteriori passi indietro, aggravando in questo modo una situazione malata che rischia di diventare cronica. 

Il punto più basso, o almeno così credevamo, è stato toccato quando il centrodestra ha approvato la legge elettorale per il Parlamento, il cosiddetto "Porcellum". Una definizione azzeccata e proposta proprio da chi quella legge l'ha voluta ed elaborata. 
Una porcata quindi. Una porcata perché, oltre a limitare la rappresentatività del Parlamento, impedendo a milioni di cittadini di sentirsi pienamente rappresentati, ha tolto anche agli elettori la possibilità di scegliere attraverso il proprio voto persona per persona chi avrebbe dovuto sedersi su quei seggi. Questa facoltà invece è stata attribuita alle segreterie di partito, facendo in modo che gli eletti non rispondano più ai propri elettori, ma ai gruppi dirigenti e ai capi corrente. Diventa più difficile adesso sostenere, come afferma la Costituzione italiana, che i parlamentari rappresentano il popolo. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Mai si era visto un Parlamento così asservito alle volontà del capo dell'esecutivo, che poi è anche il capo della principale forza politica, che poi è la persona che seleziona i parlamentari del Pdl. Mai era stata così alta la mediocre invadenza dei partiti nelle vicende istituzionali nazionali. 

Quando il Porcellum è stato approvato tutte le forze di centrosinistra hanno gridato allo scandalo e non hanno mai perso occasione di ribadire quanto la legge elettorale nazionale fosse sbagliata. Lo ha fatto recentemente anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani. "La legge elettorale - ha detto - è l'origine e la testa di tutti i nostri guai", "se teniamo separate la questione democratica da quella sociale perdiamo". Bersani ha ragione. Ma evidentemente in ogni scelta c'è un "ma anche", in ogni regione un'eccezione. Non voglio infierire poi sulle altre forze di centrosinistra. Dico solo di Ferrero perché ci sta bene: secondo lui "occorre estirpare una legge elettorale (quella per le Politiche) che sta aprendo le porte al fascismo". 

Magari qualcuno verrà a dirci che per confezionare il capolavoro di legge elettorale oggi in discussione ognuno "ha dovuto cedere un pezzetto". Può darsi che qualcuno ha ceduto solo un pezzetto, ma è certo che altri hanno ceduto la dignità. Le stesse considerazioni valgono infatti per i listini regionali. Tutte le regioni che hanno messo in discussione il proprio sistema elettorale hanno tentato, in molti casi riuscendoci, di eliminare questo retaggio partitocratrico. L'ultima in ordine di tempo è la Campania.

E' per questo che oggi troviamo incomprensibilmente autolesionista la volontà da parte delle forze politiche del centrosinistra, di approvare per l'Umbria una legge elettorale che ha molto a che vedere con il famigerato Porcellum e poco a che spartire con un moderno strumento democratico di scelta dei rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni.

Noi riteniamo infatti che il premio di maggioranza con il listino bloccato, così come normato nella proposta di legge oggi in discussione, faccia correre il rischio anche alla nostra regione di inoltrarsi in un percorso che riteniamo nella sua filosofia ispiratrice profondamente antidemocratico. Non è per noi concepibile l'ipotesi di una legge elettorale che tolga alla disponibilità degli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti nelle istituzioni per trasferirla direttamente ai partiti attraverso quello che si configura come un "listino bloccato" in cui collocare le espressioni meno presentabili degli apparati di partito, togliendo agli elettori la possibilità di esprimersi su quei nomi.
Crediamo che nel momento in cui la politica sta vivendo una delle crisi di credibilità più acute e nel momento in cui sale inequivocabile da parte dei cittadini la richiesta di esercitare il diritto di scelta dei propri rappresentanti, la proposta di Pd e Pdl, condivisa da Rifondazione, Pdci, Udc e Sinistra e libertà, rischia di accentuare ancora di più la distanza tra ceto politico e opinione pubblica.

Voglio riportare a questo punto il commento di una figura significativa per questa regione. Si tratta di Francesco Mandarini, Presidente della Manifesto S.p.A., già dirigente politico della Sinistra e presidente della Giunta Regionale dell'Umbria, oggi redattore di "Micropolis". Sentite cosa dice a proposito della legge che state approvando.
"Ci eravamo illusi. Si fanno congressi, si indicono primarie per eleggere il segretario del partito, ma il ceto politico vuol salvaguardare se stesso al di là di un minimo di coerenza rispetto a quanto urlato in questi anni contro la legge elettorale imposta da Berlusconi nel 2006 per ingannare gli elettori. Così nelle regioni dove governa il centrosinistra si confermano leggi elettorali che consentono alle oligarchie di nominare i consiglieri regionali senza alcun mandato del popolo? Sembra proprio di sì. Con buona pace di Bersani il cui primo impegno da segretario, sarebbe stato quello di modificare anche con legge di iniziativa popolare, l'obbrobrio dei nominati in parlamento.
E dei nominati in consiglio regionale niente da dire? Silenzio agghiacciante di Bersani e dei leader locali e nazionali della sinistra riformista, radicale, alternativa e via elencando.
Si sono svolte grandi feste per il ventennale della caduta del muro di Berlino. Segnò la fine del socialismo reale e dei suoi regimi. Bene - aggiunge Mandarini - . Sapete come funzionavano le elezioni nelle così dette democrazie popolari della Polonia, dell'Urss o dell'Ungheria? Per tutelare gli uomini e le donne degli apparati, il partito, con la p maiuscola, metteva in lista i candidati alle cariche pubbliche e l'elettore metteva una croce sul simbolo di partito senza mai poter scegliere chi eleggere nell'assemblea. Liste bloccate. Ricordi di gioventù rinverditi dai listini dei nostri sistemi elettorali bipartisan. Cadono i muri ma gli apparati resistono. Inossidabili.
La filosofia della governabilità e il presidenzialismo hanno prodotto danni enormi alla democrazia rappresentativa senza aver prodotto alcuna sostanziale modifica alla qualità del governo locale o nazionale che sia. Ancora non se ne sono resi conto? No. Continua a prevalere l'autoconservazione di un ceto politico che non ha nemmeno il coraggio di farsi eleggere dal popolo, preferisce la nomina".

Fin qui Mandarini. Per quanto ci riguarda crediamo che la nostra posizione meritasse più rispetto e che meritasse, almeno da parte delle forze politiche di maggioranza cui ci sentiamo di appartenere, quanto meno il tentativo di arrivare ad una soluzione condivisa. Noi abbiamo fatto quanto potevamo: abbiamo messo a disposizione una nostra proposta alternativa, che riteniamo allo stesso tempo moderna, non punitiva per alcuna forza e che avrebbe restituito agli elettori la possibilità di scegliere fra candidati, confermando il bipolarismo, garantendo la governabilità ed un giusto equilibrio tra le province di Perugia e Terni. La proposta dell'Italia dei Valori aveva la grande qualità di restituire la possibilità di scelta agli elettori, attribuendo il premio di maggioranza a chi ha ottenuto più voti nelle liste facenti parte della coalizione vincente. Un sistema semplice, automatico, chiaro. Ma evidentemente con un limite insormontabile: quello di non garantire postazioni di privilegio ad alcuno.

Come sapete, abbiamo sospeso la nostra partecipazione ai lavori della commissione, spiegandone i motivi per iscritto al presidente del Consiglio regionale Fabrizio Bracco, alla Presidente della Giunta regionale Maria Rita Lorenzetti e alla presidente della commissione speciale per le Riforme statutarie Ada Girolamini. Era una forma di protesta attuata sperando che fosse colto il nostro disagio nell'approvare norme che riteniamo profondamente sbagliate e ingiuste. Ma questo non ha fermato chi ha una propensione verrebbe da dire quasi genetica all'inciucio e a una trasversalità che durante questa legislatura non si è fermata alla legge elettorale, ma si è manifestata in molte occasioni: dalle infrastrutture ai beni comuni, fino a giungere all'ultimo caso eclatante di Bettona e Marsciano.

Pur di salvare gli apparati, si è provato a trattare su tutto, anche sulla concessione del premio di minoranza. Si è tentato di fissare uno sbarramento al 5,3 per cento. Si è provato - purtroppo riuscendoci - ad innalzare il numero delle firme per la presentazione delle liste pur di boicottare ogni iniziativa proveniente dalla società civile. Con il vostro sistema un terzo dei consiglieri della maggioranza, vale a dire 6 su 18 o 19, non sarà scelto dagli elettori, ma prescelto dalle segreterie di partito. Di più: qualora la coalizione vincente prenda troppi consensi, per evitare la sproporzione tra le coalizioni verrà escluso chi è stato eletto coi voti dei cittadini per lasciare spazio ai prescelti dai partiti. 

Noi ci siamo anche detti disponibili a riprendere la partecipazione ai lavori qualora si fosse aperto uno spiraglio nella discussione per disinnescare almeno gli effetti più impresentabili del listino. Abbiamo detto quindi che ogni correttivo in grado di sostituire il listino o quanto meno di modificarne le modalità di composizione e di utilizzo, sarebbe stato da noi valutato positivamente. Abbiamo anche presentato un emendamento che andava in questa direzione, tentando almeno di collegare i nominati nel listino alle forze politiche. Questo avrebbe permesso almeno di rendere facoltativo l'utilizzo di questo strumento antidemocratico, consentendo a chi lo volesse di dimettersi per far salire chi veramente ha ottenuto il consenso degli elettori. Ma ci si è voluti appigliare a tecnicismi pretestuosi per nascondere una scelta che invece è tutta politica e che crediamo rappresenti una decisione grave e sbagliata, un vero e proprio furto di democrazia.

Il risultato di tutto questo percorso è la conferma della scelta di puntare su un listino dei nominati dai partiti in una lista bloccata, un listino di apparati che per noi rappresenta un'autentica truffa ai danni dei cittadini, che toglie loro la possibilità di scegliere gli eletti e garantisce postazioni privilegiate a chi il consenso non riesce a raccoglierlo democraticamente. Si tratta di una scelta evidentemente dettata soltanto dalla necessità di tutelare i destini politici di qualche capo partito che ha un certo pudore a presentarsi al giudizio degli elettori. Questa legge è frutto di un inciucio alle spalle dei cittadini che ha messo d'accordo destra e sinistra, evidentemente garantendo a tutti le postazioni minime richieste.

Presidente, in queste settimane abbiamo assistito all'espletarsi di un patto trasversale che al chiuso dei palazzi della politica ha portato alla costruzione di una legge elitaria e antidemocratica. 

Ci si dice che questo è il frutto di un ampio consenso e di larghe intese tra forze politiche; che questo è positivo perché le regole si devono scrivere insieme e perché questo percorso rappresenta un messaggio positivo di dialogo. Si dimentica di ricordare che le regole debbono essere scritte a favore dei cittadini e non per garantire la poltrona in Consiglio a chi non è sicuro di riuscire ad avere i voti sufficienti per essere eletto dagli umbri. Forse invece di parlare di "dialogo positivo" sarebbe stato più corretto ammettere la volontà di conservare un sistema partitocratico di collaudata, ma non più scontata, efficacia. 

Per questi motivi abbiamo ripresentato l'emendamento che ha già subito un'immotivata bocciatura in Commissione. Ribadiamo la nostra disponibilità ad intervenire anche con una proposta successiva a quella che oggi inevitabilmente verrà approvata. Ribadisco però l'impossibilità da parte del gruppo dell'Italia dei valori di votare a favore di questo provvedimento e annuncio la volontà di utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per far conoscere all'opinione pubblica e alla società civile umbra i motivi della nostra scelta, scelta che riteniamo in linea con i principi fondamentali della Costituzione.

Grazie.



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