Oggi il Consiglio regionale ha approvato la rimodulazione dell'addizionale Irpef. Accogliendo la nostra battaglia, viene introdotto il criterio della progressività, innalzando l'aliquota per i redditi sopra i 75mila euro a vantaggio delle fasce più deboli.
Non è certo l'operazione "Robin Hood" che avevamo auspicato, ma la riforma segna sicuramente un'importante inversione di rotta in un momento di particolare crisi economica e sociale.
La decisione, neanche a dirlo, ha fatto gridare allo scandalo tutta la destra, sempre pronta a correre in soccorso di chi non ha alcun bisogno d'aiuto.
Qui sotto il mio intervento in aula:
Presidente, colleghi
il disegno di legge che oggi ci troviamo a discutere e votare determina un intervento che noi chiedevamo con forza da almeno due anni. Non possiamo quindi che guardare con favore alla proposta della Giunta regionale, anche se abbiamo sperato fino all'ultimo in un'azione più coraggiosa.
A costo di risultare antipatici, ci corre l'obbligo di ricordare che più volte nel corso di questa legislatura abbiamo avanzato la proposta di mettere mano alla fiscalità regionale riorganizzandola secondo i principi dell'equità contributiva. L'avevamo chiamata "operazione Robin Hood" perché poteva essere spiegata, semplificando, come una azione che toglieva qualcosa ai più ricchi per darlo a chi ha più bisogno. Sostanzialmente proponevamo un aumento selettivo dell'addizionale regionale Irpef sui redditi più alti.
Volevamo in questo modo anche apportare esplicite correzioni agli errori del governo Berlusconi, purtroppo confermati anche da quello Monti, grazie ai quali alla politica di rigore non hanno fatto riscontro scelte di equità tali da mettere in campo politiche di redistribuzione delle risorse.
Purtroppo, allora, la maggioranza di centrosinistra e la Giunta regionale furono sorde al nostro appello e ricordiamo le scuse più fantasiose portate al fine di non affrontare politicamente la questione. Una volta era il tipo di atto al quale proponevamo emendamenti a non essere adatto per provvedimenti in materia fiscale; un'altra volta l'atto era quello giusto ma, purtroppo, giungeva fuori tempo massimo (cioè dopo che l'esercizio fiscale era già iniziato) per operare modifiche di natura fiscale; altre volte si opponeva la necessità di mantenere l'invarianza fiscale.
Noi continuiamo a ritenere che se da un lato è importante che la Regione, pur in un momento di crisi, persegua l'obiettivo dell'invarianza della pressione fiscale, è altrettanto importante cercare di far leva sui soggetti meno esposti al rischio per tutelare le fasce più deboli della popolazione, che vedranno inevitabilmente diminuire la qualità e la quantità dei servizi offerti.
Si tratta in definitiva della capacità di una società e di una comunità di offrire una risposta seria ed equa ad una situazione che vede la propria parte più debole in grande difficoltà. Togliere qualcosa ai più facoltosi per darlo agli ultimi: a chi si trova a fare i conti con un bambino in difficoltà, a chi deve accudire persone anziane o non autosufficienti. "Non c'è cosa più ingiusta che fare parti uguali tra disuguali", avrebbe detto don Lorenzo Milani. Non c'è cosa più rischiosa - aggiungiamo noi - che tentare di colmare la voragine finanziaria sui servizi sociali creata dal governo Berlusconi attraverso operazioni di ingegneria finanziaria che impediranno ai cittadini di comprendere cosa sta realmente avvenendo nel nostro Paese riguardo al sistema di welfare e dei servizi. Non c'è niente di più sconsigliabile - al tempo dei sacrifici generalizzati, delle manovre rigorose e dei tagli a pioggia - che temere di raccontare alla nostra Regione una storia di giustizia ed equità, dicendo con chiarezza su quale parte politica risiede la responsabilità di questa grave situazione.
Ciò che dicevamo non più tardi di un anno fa risulta particolarmente attuale. Per questo oggi che anche la Giunta regionale ha capito che l'operazione che proponevamo non era propaganda, ma piuttosto una proposta di buon senso, ci dichiariamo favorevoli al provvedimento in discussione, proprio perché va nella direzione che abbiamo auspicato da tempo.
Abbiamo ascoltato, anche nel corso del dibattito in Commissione, le argomentazioni di chi è contrario ad operazioni redistributive di questo tipo. Francamente ci sono sembrate motivazioni risibili e tipiche di chi pensa che l'accumulazione illimitata di ricchezza e il libero dispiegarsi del mercato generino necessariamente benessere e crescita per tutta la collettività. La storia recente ci ha dimostrato che così non è. Che in assenza di politiche redistributive ispirate all'equità e senza una adeguata offerta di welfare (seppur rivisto e modernizzato) la forbice tra chi sta meglio e chi sta peggio andrà sempre di più ampliandosi ed, in tempi di crisi, questo rischia di relegarci in una spirale negativa con scarse possibilità di ripresa.
In concreto, sulla base di quanto si apprende dai dati forniti dalla Giunta, il provvedimento oggi in esame produce una diminuzione o un'invarianza del peso fiscale sulla fascia di cittadini con un reddito inferiore ai 30mila euro. Stiamo parlando dell'80 per cento degli umbri. D'altra parte, anche per buona parte degli umbri che invece vedono incrementare la pressione dell'addizionale Irpef regionale, l'aumento è talmente contenuto da apparire impercettibile. Si tratta infatti di aumenti che, relativamente a quel 18 per cento di cittadini con redditi compresi tra 30 e 75 mila euro annui, arrivano al massimo a 10 euro al mese. Uno sforzo che ci sembra sopportabile.
Spero di non essere additato come pericoloso estremista se mi permetto di far notare che chi ha un reddito, ad esempio, di 100mila euro, sebbene non possa essere paragonato a Paperon de' Paperoni, probabilmente non ha risentito più di tanto della crisi e difficilmente si è trovato costretto a modificare radicalmente il proprio stile di vita. Bene, questa categoria di persone saranno chiamate a contribuire alle casse regionale con soli 18 euro in più al mese. Parliamo di cifre così nel dettaglio perché aiutano anche a smontare le preoccupazioni catastrofiste che arrivano dal centrodestra, secondo cui questo provvedimento colpirebbe sempre i soliti e produrrebbe una diminuzione del gettito complessivo in quanto deprimerebbe la spesa riducendo il reddito effettivamente disponibile. Alla luce dei dati che abbiamo appena citato, tali preoccupazioni appaiono veramente risibili. Gli aumenti non sono infatti tali da influire sulle decisioni di spesa delle categorie di cittadini ai quali sono applicati. Inoltre, rispetto all'obiezione che "a pagare sono sempre i soliti", vorrei rispondere che tutta la politica fiscale degli ultimi governi - di larga intesa o no - punta decisamente a far ricadere il peso dell'imposizione fiscale sulle fasce più deboli. Basti pensare all'Iva o alle accise sui carburanti. Non è uno scandalo quindi se per una volta a pagare qualcosa in più sarà in maniera selettiva chi guadagna oltre 75mila euro, che poi è appena il 2 per cento della popolazione regionale.
Bene fa quindi la Giunta a procedere a un intervento redistributivo accentuando il principio della progressività. Se c'è invece una critica che ci sentiamo di portare al provvedimento è proprio quella che, a nostro avviso, non si è saputo o voluto osare abbastanza per dare un segnale politico più forte di inversione di tendenza. Se da un alto infatti la rimodulazione in senso progressivo delle aliquote appare sacrosanta, dall'altro lato la decisione di mantenere inalterato il gettito complessivo, attraverso l'equilibrio tra la riduzione del peso fiscale per le fasce più basse compensata dall'incremento per le fasce più alte, non ci permette di disporre di un tesoretto che sarebbe sicuramente risultato utile nella prossima manovra di bilancio.
Quella che ci aspetta infatti sarà una manovra con un raggio d'azione assai limitato. Secondo i dati che in questi giorni ci fornisce l'esecutivo regionale, nel bilancio dell'Umbria per il 2014 le risorse a libera destinazione ammonteranno appena a 14 milioni di euro. Questo è quanto avremo a disposizione da destinare in modo discrezionale a spese settoriali e alle coperture previste dalle varie leggi regionali. Vorrei riportare lo stesso dato in altra forma, in modo che si comprenda bene di cosa stiamo parlando: praticamente le risorse a libera destinazione per il bilancio 2014 ammonteranno circa allo 0,7 per cento del bilancio totale della Regione. In questa situazione avremmo preferito un po' più di coraggio nel determinare le aliquote degli scaglioni più alti, in modo da garantire un incremento del gettito complessivo tale da permettere di disporre di risorse per fronteggiare le urgenze sociali più gravi.
Ci rendiamo conto però che, di questi tempi, il rischio di venire additati come il partito delle tasse sconsiglia operazioni giuste, ma troppo audaci. Questo sebbene l'accusa di aumentare le tasse non sarà evitabile e già i nostri colleghi del centro destra hanno lucidato i megafoni per far passare la maggioranza regionale come la responsabile del peso fiscale insostenibile che i cittadini e le imprese italiane devono sopportare. Pur sapendo che il ruolo delle regioni su questo fronte è decisamente irrilevante. Ma tanto è.
Da parte nostra, al netto della delusione per un'operazione a metà, registriamo un cambio di rotta che indirizza la politica fiscale dell'Umbria nella maniera che avevamo auspicato, purtroppo inascoltati, da oltre due anni. Per questo non faremo mancare il nostro voto favorevole.
Grazie
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