Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale interviene in merito all'inchiesta sulla sanità in Umbria e alle dimissioni dell'Assessore alla Sanità Vincenzo Riommi
Presidente, colleghi,
sinceramente oggi avremmo preferito occuparci della sanità da altri versanti e non di doverla immaginare spiando dal buco della serratura. E' vero che non conosciamo ancora i contorni di questa vicenda. Forse non è neppure la sanità il nucleo delle indagini che la Magistratura sta conducendo. Forse è un territorio, forse le vicende interne a un partito...
(Espandi) / (Nascondi)
Presidente, colleghi,
sinceramente oggi avremmo preferito occuparci della sanità da altri versanti e non di doverla immaginare spiando dal buco della serratura. E' vero che non conosciamo ancora i contorni di questa vicenda. Forse non è neppure la sanità il nucleo delle indagini che la Magistratura sta conducendo. Forse è un territorio, forse le vicende interne a un partito...
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Certamente quello che ci viene proposto dai quotidiani regionali, al di là delle vicende giudiziarie su cui non abbiamo titolo né intenzione di intervenire, è un quadro tutt'altro che edificante che ci porta ad esprimere parole di dura condanna per metodi e costumi verso i quali prendiamo le distanze al di là degli schieramenti politici.
Questo intreccio esplicito e inquietante tra politica, favori e clientele ha il potere di danneggiare in modo pesante l'immagine che l'Umbria si è guadagnata negli anni come presunta isola felice in mezzo ai tanti marosi di una nazione corrotta. Oggi ritorna alla mente il reportage del giornalista Curzio Maltese che su Repubblica del 30 marzo 2007 descriveva una regione che non c'era e che non c'è: "L'euforia di un'aria pulita, il carezzevole tratto degli orizzonti, lo splendore dell'arte, il profumo stordente dei fiori e delle utopie, tutto rende questa terra a prima vista paradisiaca - diceva Maltese, senza timore di smentita -. Perfino la globalizzazione in Umbria è stata dolce".
Di lì a poco ci saremmo dovuti confrontare con appaltopoli, con i diversi scandali ambientali e oggi con quello che qualcuno ha definito come "tuttopoli", tanto è difficile circoscriverne i contorni.
Ecco, non sta a noi giudicare la rilevanza penale di quanto sta emergendo dalle indagini, ma dai primi brandelli di atti giudiziari pubblicati dai quotidiani affiora un quadro desolante, fatto di scambi, favori e raccomandazioni. Gli apparati politici invischiati con quelli istituzionali, un sistema di potere che non riesce più a confrontarsi con il pudore o a delimitare il campo della propria azione nell'alveo del lecito.
Questa situazione è grave non tanto (non solo) per i suoi risvolti giudiziari, ma perché ha il potere di indicare un modello, di confermare una modalità di approccio con i beni pubblici, di insinuare in modo neppure tanto velato che se vuoi fare strada o garantirti un futuro devi sottostare alle regole degli apparati e della partitocrazia. Di indicare ai giovani la strada del sottobosco e di una sistemazione facile e non quella dell'orgoglio, delle capacità, dell'impegno. Della dignità.
Questo sistema è ciò contro cui ci battiamo.
Ci fa piacere che oggi si discuta di questo in modo aperto in Consiglio regionale. Noi l'avevamo chiesto già una settimana fa, ritenendo che di fronte a certe vicende solo la trasparenza, il rigore e la fermezza possono aiutare a circoscrivere gli avvenimenti. Abbiamo apprezzato anche che l'onorevole Leoluca Orlando si sia fatto carico, nella sua veste di presidente della commissione d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali, di richiedere una relazione alla nostra Presidente per garantire la massima trasparenza su questa circostanza.
Noi continuiamo a chiedere che la Regione si dichiari parte lesa rispetto ai fatti che si stanno evidenziando e non abbasseremo la guardia, continuando a manifestare con le parole e con gli atti il nostro disappunto e un disagio profondo per quanto sta emergendo dalle indagini.
C'è però un risvolto che ci rasserena e che ci fa confermare la nostra fiducia nell'esecutivo di centrosinistra. Abbiamo apprezzato molto le dimissioni dell'assessore Riommi, pur non motivate da un'iscrizione nel registro degli indagati. Lo abbiamo interpretato come un gesto di sensibilità istituzionale in grado di salvaguardare l'azione di governo e di marcare una differenza con quanto sta avvenendo a livello nazionale dove esponenti del governo condannati per reati gravissimi continuano a rimanere al proprio posto, accusando anzi la Magistratura e cercando di sottrarsi ai processi piuttosto che affrontarli a viso aperto.
Il desiderio di impunità che anima l'azione dello schieramento berlusconiano e leghista trova nella scelta di Riommi quanto meno una diversa lezione di stile.
Per quanto ci riguarda ci infastidisce il garantismo a intermittenza, quello che tutto tollera a Roma e che grida allo scandalo a Perugia. Che faccia tosta ci vuole, caro Cirignoni, a manifestare a Perugia e sostenere a Roma i Cosentino, gli Scajola e farsi guidare dal plurinquisito Berlusconi. Ci vuole un certo coraggio, collega Modena, a chiedere le dimissioni della Presidente Marini quando a Roma si giustifica un governo col più alto tasso di inquisiti. Ha fatto bene la Presidente a ricordare che se fosse stato per il governo sostenuto da Pdl e Lega Nord noi probabilmente neppure saremmo venuti a conoscenza di quanto i giornali stanno pubblicando. Il tentativo di imbavagliare i giornali, di mettere fuori legge le intercettazioni e di mettere sotto accusa il sistema giudiziario trova una corrispondenza precisa con i tanti inquisiti e i condannati che siedono in Parlamento nelle file del Pdl e della Lega Nord. Sono oltre 50, compreso ovviamente il Presidente del Consiglio. Ma loro, nonostante a volte i capi di imputazione riguardino reati gravissimi come la corruzione, i rapporti con la mafia, l'associazione a delinquere, non si dimettono, caso mai provano a mettere sotto accusa la Magistratura.
La coalizione di centrosinistra dimostra di avere ancora la forza di distinguersi e di segnare una differenza profonda da questi metodi.
Per quanto riguarda Idv, ho il piacere e la fortuna di rappresentare una forza che è in grado di dire e fare a Roma le stesse cose che dice e fa a Perugia. Questo ci tranquillizza molto.
Ci tranquillizza, ma non ci esime dal dare una risposta che deve essere soprattutto politica e che chiama in causa in primo luogo la coalizione di governo. Come Italia dei Valori stiamo elaborando una proposta di revisione delle modalità di scelta dei direttori sanitari, finalizzata anche a limitarne la discrezionalità, ad esempio nella scelta dei primari. Dobbiamo farlo riconoscendo ed esaltando i meriti che ha il sistema sanitario regionale e riconoscendo che l'Umbria non è quell'isola felice che descriveva Maltese, ma non è neppure la Calabria, l'Abruzzo, la Campania o il Lazio, dove la governatrice Polverini sta battendo ogni record di sprechi, assunzioni e fondi inutilizzati, affossando definitivamente un già malconcio sistema regionale. Il nostro sistema sanitario ha bilanci in equilibrio e standard di prestazioni adeguate. Questi sono dati di fatto.
Le vicende esecrabili di cui parliamo oggi forse vengono trattate erroneamente in un dibattito sulla sanità; forse hanno più a che vedere con la degenerazione dei partiti, con la salvaguardia dei valori democratici e con un sistema di connivenze che deve essere sradicato.
Vedremo chi sarà coinvolto nei prossimi giorni e con quale ruolo. Noi continueremo a esigere su questo come su altri temi il massimo di rigore e fermezza. Per ora la giunta pare rispondere positivamente alle nostre richieste.
Grazie
Oliviero Dottorini
Capogruppo Italia dei Valori
Questo intreccio esplicito e inquietante tra politica, favori e clientele ha il potere di danneggiare in modo pesante l'immagine che l'Umbria si è guadagnata negli anni come presunta isola felice in mezzo ai tanti marosi di una nazione corrotta. Oggi ritorna alla mente il reportage del giornalista Curzio Maltese che su Repubblica del 30 marzo 2007 descriveva una regione che non c'era e che non c'è: "L'euforia di un'aria pulita, il carezzevole tratto degli orizzonti, lo splendore dell'arte, il profumo stordente dei fiori e delle utopie, tutto rende questa terra a prima vista paradisiaca - diceva Maltese, senza timore di smentita -. Perfino la globalizzazione in Umbria è stata dolce".
Di lì a poco ci saremmo dovuti confrontare con appaltopoli, con i diversi scandali ambientali e oggi con quello che qualcuno ha definito come "tuttopoli", tanto è difficile circoscriverne i contorni.
Ecco, non sta a noi giudicare la rilevanza penale di quanto sta emergendo dalle indagini, ma dai primi brandelli di atti giudiziari pubblicati dai quotidiani affiora un quadro desolante, fatto di scambi, favori e raccomandazioni. Gli apparati politici invischiati con quelli istituzionali, un sistema di potere che non riesce più a confrontarsi con il pudore o a delimitare il campo della propria azione nell'alveo del lecito.
Questa situazione è grave non tanto (non solo) per i suoi risvolti giudiziari, ma perché ha il potere di indicare un modello, di confermare una modalità di approccio con i beni pubblici, di insinuare in modo neppure tanto velato che se vuoi fare strada o garantirti un futuro devi sottostare alle regole degli apparati e della partitocrazia. Di indicare ai giovani la strada del sottobosco e di una sistemazione facile e non quella dell'orgoglio, delle capacità, dell'impegno. Della dignità.
Questo sistema è ciò contro cui ci battiamo.
Ci fa piacere che oggi si discuta di questo in modo aperto in Consiglio regionale. Noi l'avevamo chiesto già una settimana fa, ritenendo che di fronte a certe vicende solo la trasparenza, il rigore e la fermezza possono aiutare a circoscrivere gli avvenimenti. Abbiamo apprezzato anche che l'onorevole Leoluca Orlando si sia fatto carico, nella sua veste di presidente della commissione d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali, di richiedere una relazione alla nostra Presidente per garantire la massima trasparenza su questa circostanza.
Noi continuiamo a chiedere che la Regione si dichiari parte lesa rispetto ai fatti che si stanno evidenziando e non abbasseremo la guardia, continuando a manifestare con le parole e con gli atti il nostro disappunto e un disagio profondo per quanto sta emergendo dalle indagini.
C'è però un risvolto che ci rasserena e che ci fa confermare la nostra fiducia nell'esecutivo di centrosinistra. Abbiamo apprezzato molto le dimissioni dell'assessore Riommi, pur non motivate da un'iscrizione nel registro degli indagati. Lo abbiamo interpretato come un gesto di sensibilità istituzionale in grado di salvaguardare l'azione di governo e di marcare una differenza con quanto sta avvenendo a livello nazionale dove esponenti del governo condannati per reati gravissimi continuano a rimanere al proprio posto, accusando anzi la Magistratura e cercando di sottrarsi ai processi piuttosto che affrontarli a viso aperto.
Il desiderio di impunità che anima l'azione dello schieramento berlusconiano e leghista trova nella scelta di Riommi quanto meno una diversa lezione di stile.
Per quanto ci riguarda ci infastidisce il garantismo a intermittenza, quello che tutto tollera a Roma e che grida allo scandalo a Perugia. Che faccia tosta ci vuole, caro Cirignoni, a manifestare a Perugia e sostenere a Roma i Cosentino, gli Scajola e farsi guidare dal plurinquisito Berlusconi. Ci vuole un certo coraggio, collega Modena, a chiedere le dimissioni della Presidente Marini quando a Roma si giustifica un governo col più alto tasso di inquisiti. Ha fatto bene la Presidente a ricordare che se fosse stato per il governo sostenuto da Pdl e Lega Nord noi probabilmente neppure saremmo venuti a conoscenza di quanto i giornali stanno pubblicando. Il tentativo di imbavagliare i giornali, di mettere fuori legge le intercettazioni e di mettere sotto accusa il sistema giudiziario trova una corrispondenza precisa con i tanti inquisiti e i condannati che siedono in Parlamento nelle file del Pdl e della Lega Nord. Sono oltre 50, compreso ovviamente il Presidente del Consiglio. Ma loro, nonostante a volte i capi di imputazione riguardino reati gravissimi come la corruzione, i rapporti con la mafia, l'associazione a delinquere, non si dimettono, caso mai provano a mettere sotto accusa la Magistratura.
La coalizione di centrosinistra dimostra di avere ancora la forza di distinguersi e di segnare una differenza profonda da questi metodi.
Per quanto riguarda Idv, ho il piacere e la fortuna di rappresentare una forza che è in grado di dire e fare a Roma le stesse cose che dice e fa a Perugia. Questo ci tranquillizza molto.
Ci tranquillizza, ma non ci esime dal dare una risposta che deve essere soprattutto politica e che chiama in causa in primo luogo la coalizione di governo. Come Italia dei Valori stiamo elaborando una proposta di revisione delle modalità di scelta dei direttori sanitari, finalizzata anche a limitarne la discrezionalità, ad esempio nella scelta dei primari. Dobbiamo farlo riconoscendo ed esaltando i meriti che ha il sistema sanitario regionale e riconoscendo che l'Umbria non è quell'isola felice che descriveva Maltese, ma non è neppure la Calabria, l'Abruzzo, la Campania o il Lazio, dove la governatrice Polverini sta battendo ogni record di sprechi, assunzioni e fondi inutilizzati, affossando definitivamente un già malconcio sistema regionale. Il nostro sistema sanitario ha bilanci in equilibrio e standard di prestazioni adeguate. Questi sono dati di fatto.
Le vicende esecrabili di cui parliamo oggi forse vengono trattate erroneamente in un dibattito sulla sanità; forse hanno più a che vedere con la degenerazione dei partiti, con la salvaguardia dei valori democratici e con un sistema di connivenze che deve essere sradicato.
Vedremo chi sarà coinvolto nei prossimi giorni e con quale ruolo. Noi continueremo a esigere su questo come su altri temi il massimo di rigore e fermezza. Per ora la giunta pare rispondere positivamente alle nostre richieste.
Grazie
Oliviero Dottorini
Capogruppo Italia dei Valori



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