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La prima legge in Italia a sostegno dei GAS - intervista a Oliviero Dottorini

Riportiamo di seguito l'intervista del web magazine eart a Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori e primo firmatario della legge regionale umbra sui Gruppi di acquisto solidali.
L'intervista completa a questo link

GAS. DOTTORINI (IDV): APPROVAZIONE LEGGE GRANDE RISULTATO. UMBRIA ALL'AVANGUARDIA SU QUALITA', FILIERA CORTA E KM ZERO

Il mondo dei GAS racchiude in sé diversi paradigmi: da quello squisitamente aggregativo e monetario, a quello ben più ampio e interessante a livello di ricadute sociali e dal punto di vista comunicativo del benessere. Ne parliamo con il Consigliere Regionale della Regione Umbria Oliviero Dottorini, promotore della prima legge regionale Italiana in materia di GAS, come già di leggi sul commercio equo e solidale, sul Green Public Procurement ed altre di questo tenore.

AS: Innanzitutto perché una legge sui GAS?

OD: Uno dei motivi per cui mi impegno in politica è quello di cercare di dare spazio a forme e modelli, anche economici, alternativi rispetto a quelli che conosciamo. Nello specifico, per cercare di venire incontro alle esigenze di produttori e consumatori, specialmente in un periodi di crisi come l'attuale. Famoso è l'esempio della carota, ma potremmo farne altri: al produttore vengono dati 9 centesimi al kg, mentre al banco del supermercato ce la ritroviamo a non meno di 1 euro al Kg. Questo delta ci dice chiaramente che c'è marginalità per immaginare modalità e modelli diversi rispetto a quelli che conosciamo, semplicemente eliminando alcuni passaggi e distorsioni durante la filiera. La legge cerca di assecondare così un'esigenza sempre più forte nei consumatori, quella di avere prodotti di cui si conosce origine e qualità, al contrario dell'attuale tendenza alla standardizzazione. Una maggior soddisfazione per i produttori, per i consumatori e anche un maggior rispetto dell'ambiente: viene calcolato che ogni nostro pasto percorre in media 1900 km. Il costo ambientale è evidente. Promuovere una legge sui GAS e la filiera corta, significa anche andare ad attenuare tale impatto. Questi sono i motivi principali.

AS: Il disegno di legge si intitola: "Norme per il sostegno dei gruppi d'acquisto solidale e popolare (GASP) e per la promozione dei prodotti agroalimentari a chilometri zero, da filiera corta e di qualità". All'acronimo GAS è stato aggiunto popolare, come mai?

OD: I lavori della commissione hanno portato ad aggiungere al disegno di legge questa ulteriore definizione per sottolineare come non vengano soltanto promossi gruppi che hanno prodotti di qualità, biologici o a filiera corta, ma quelli che puntano sul potere d'acquisto delle famiglie. Un doveroso accento da parte della commissione al risparmio.

AS: Ovviamente il basso costo ed il risparmio sono una componente importante, ma credo che la qualità del prodotto e la relazione di fiducia che si instaura in un gruppo siano le reali argomentazioni di vendita del "prodotto GAS". Come il disegno di legge tiene conto di queste peculiarità?

OD: Il rapporto è biunivoco sia per il consumatore, che per il produttore: la fiducia è un elemento fondamentale. Penso ad esempio a realtà come Genuino Clandestino, movimenti che cercano di superare le barriere poste dalle certificazioni classiche le quali hanno dei costi per il piccolo produttore troppo elevati, basati completamente sulla fiducia personale. Del resto 50 anni fa tutto il prodotto non era impersonale, era il prodotto del Signor Mario, il suo prodotto: lo conosco, so come lavora e di conseguenza mi fido. Non a caso le tre linee guida ispiratrici del disegno di legge sono: filiera corta, km zero e prodotti di qualità. E' chiaro che filiera corta non equivale necessariamente a km zero: ci sono prodotti a km zero che hanno una filiera lunghissima, come prodotti a filiera corta che non sono assolutamente a km zero. Pensiamo ai prodotto del mercato equo e solidale, ad esempio il caffè. Sempre per quanto riguarda l'aspetto economico ci sono altri criteri come quelli del numero. Un gruppo con 15 affiliati e uno da 200 si suppone avranno necessità organizzative diverse. Onde evitare che si costituiscano gruppi solamente ai fini del finanziamento, il gruppo deve essere costituito da almeno 6 mesi. Verranno fatti dei controlli a campione per accertarsi che gli scambi avvengano davvero. Nella legge inoltre c'è anche un punto in cui si dice che la Regione adotta percorsi sperimentali di certificazioni biologiche meno onerosi per i piccoli produttori convenzionali.

AS: Quindi questa legge agisce sulla domanda ed indirettamente sui consumatori e produttori coinvolti?.

OD: Esatto. Abbiamo fatto un audit preventivo anche sugli imprenditori agricoli. Alcuni dicevano: "noi chiudiamo perché non stiamo più sul mercato". Adesso vivono soltanto rifornendo GAS oppure il piccolo negozio di prossimità o piccole rivendite in loco. E' chiaro che questa non è la risposta alla crisi dell'agricoltura. Noi cercando di incentivare i consumatori, i mercati, le mense, i ristoratori ad utilizzare prodotti a filiera corta o a km zero. Questo può influenzare il mercato e stimolare soprattutto la domanda locale, sicuramente non è la cura, ma può essere una parte della soluzione. Ci sono altri strumenti specifici, come il piano di sviluppo rurale per i problemi dell'agricoltura.

AS: Trattando di argomentazioni di vendita, è innegabile che spesso si sottovaluta l'aspetto comunicativo: dal packaging, alla distribuzione, alla corretta informazione sui valori nutrizionali, la provenienza, i metodi di coltivazione, la cultura della stagionalità, tutti valori aggiunti che potrebbero arricchire dal punto di vista comunicativo il "prodotto GAS". Ci sarà una quota del finanziamento dedicata alla comunicazione ambientale?

OD: Certamente. Quasi la metà del finanziamento è dedicato alla comunicazione. Il resto del finanziamento è di sostegno alle spese, in questo abbiamo fatto attenzione di non andar a ledere le normative sul libero commercio. Non andiamo a finanziare i GAS come soggetto antagonista al mercato. Per costruire la proposta di legge abbiamo svolto un po' di lavoro sul campo e ci siamo domandati: che cosa manca a questi gruppi per essere attivi? Il 90 % ci hanno detto "ci manca un luogo dove effettuare lo scambio. Dove lo facciamo? Per strada?". Oppure avere una bilancia, un computer, una stampante o costi organizzativi vari. Quindi una parte riguarda problemi di organizzazione spicciola e una parte va alla comunicazione. C'è sicuramente un problema nella diffusione dei prodotti di qualità (non limitando il campo al biologico o ad un marchio di qualità o certificato), ed in questo la comunicazione può di certo aiutare.

AS: Cos'altro avete rilevato nei lavori di preparazione del testo?

OD: Uno dei problemi fondamentali è che fino a che restiamo su piccola scala va tutto bene. Se siamo nell'ordine di 15, 20 o 50 famiglie (ne esiste uno a Perugia che comprende 200 famiglie) va tutto bene ma, nel momento in cui, come è negli obiettivi di questo progetto di legge, vogliamo incentivare questa tipologia di approvvigionamento anche nelle mense, la questione si complica. La legge da priorità negli appalti a chi ha una percentuale almeno del 35% di prodotti a km zero o filiera corta. Ma mentre per quanto riguarda i piccoli GAS si utilizza quello che c'è di stagione, per quanto riguarda le mense c'è la necessità della continuità nell'approvvigionamento. Emerge la necessità di un centro di raccolta regionale o provinciale. Banalmente se voglio servire un mensa le carote o i pomodori devo averli tutto l'anno, questo significa avere delle celle frigorifere, altrimenti non metto in condizione le mense di programmare e lavorare dati i bassi margini che hanno rispetto alla ristorazione tradizionale. La Regione Umbria ha già un sito web dove cerca di mettere in contatto i produttori, piazzabio.it, ma non è un certo un centro di raccolta come invece servirebbe.

AS: Riassumendo a quanto ammonta il finanziamento a cui ogni gruppo può accedere?

OD: Inizialmente venivano messi a disposizione un tetto massimo di 5000 euro. Apparentemente poco, ma negli intenti degli estensori della legge non c'era l'obbiettivo di mantenere i GAS, ma di togliere delle barriere al limite. Nel disegno di legge definitivo si è tolto tale tetto perchè se ad esempio fosse un'amministrazione comunale a proporre un GAS a tutti i suoi cittadini, in quel caso un tetto di 5000 euro risulterebbe esiguo ed inefficace. Lo spirito rimane comunque quello di incentivare e togliere barrire di ingresso ai GAS, non di mantenerli o incidere scorrettamente sul mercato. L'aiuto viene erogato per i primi tre anni, dopo di che i gruppi dovrebbero camminare con le proprie gambe, avendo costituito e costruito la struttura si dovrebbero auto finanziare aumentando di uno o due centesimi un prodotto per le piccole necessità organizzative, una linea telefonica o quant'altro.

AS: Tornando alla comunicazione ambientale, si è già deciso come la Regione Umbria utilizzerà i fondi dedicati ad essa ed attraverso quali canali lo farà?

OD: No, questo è affidato al regolamento che dovrebbe uscire a breve. In quella sede verranno fissati i criteri per l'affidamento di questi fondi, anche se la legge pone già dei paletti in tal senso.

La Legge Regionale 10 febbraio 2011, n. 1 è la prima legge regionale di questo tipo in Italia ed è interessante che già altre regioni sembra abbiamo richiesto il testo: Calabria, Toscana e Marche. Per una definizione dei parametri definitivi bisognerà aspettare il regolamento attuativo e, si spera in un futuro molto prossimo, una giurisprudenza più diffusa, ampia e condivisa 
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