RIFIIUTI: DOTTORINI (VERDI E CIVICI): "RESPONSABILITÀ, SICUREZZA, TRASPARENZA E SOSTENIBILITÀ ECONOMICA PER UNA GESTIONE INNOVATIVA"
"Necessaria una raccolta pari al 65 per cento entro il 2012. Poi individuare impianti avanzati: dalla dissociazione molecolare al trattamento meccanico-biologico"
- Scarica l'intervento in aula di Oliviero Dottorini e la mozione approvata dall'Unione
Responsabilità, sicurezza, trasparenza sostenibilità economica: sono questi, secondo il presidente del gruppo dei Verdi e Civici, Oliviero Dottorini, i punti cardine che devono ispirare un corretto approccio alla elaborazione del nuovo Piano regionale dei rifiuti. "Occorrono quindi - spiega - scelte e soluzioni più avanzate per giungere alla chiusura dell'intero ciclo dei rifiuti che la nostra regione produce, e poi ancora salvaguardia della salute e dell'ambiente, riconoscimento del diritto dei cittadini a essere coinvolti nelle scelte che li riguardano, tendendo alla sostenibilità economica delle scelte attraverso il perseguimento dell'opzione 'rifiuti zero'. Obiettivi ambiziosi per affrontare un problema complesso che richiede un approccio pragmatico senza ideologismi e fughe in avanti". Dottorini sottolinea poi che stato "inopportuno" anche l'ordine del giorno votato "in modo bipartisan" in II Commissione, "che poi, fortunatamente, la maggioranza ha saputo respingere riportando il dibattito nei giusti binari. E quanto accaduto per l'Asm di Terni - aggiunge - fa capire che scorciatoie e semplicismi non portano da nessuna parte".
"Riduzione dei rifiuti, riuso e raccolta differenziata domiciliare - sottolinea Dottorini - sono il fulcro del processo insieme al graduale superamento di un sistema di discariche che, grazie a politiche di corto respiro, è giunto anche nella nostra regione quasi a un livello di saturazione. Sarà il passaggio da tassa a tariffa, in base al principio 'chi più inquina più paga', a rendere convenienti i comportamenti virtuosi nel recupero delle materie prime separate. Il livello di raccolta differenziata - spiega - della regione dovrà raggiungere il 60 per cento nel 2011 e il 65 per cento nel 2012. E il nuovo Piano dovrà fare i conti con tutte le possibilità che ci vengono offerte dall'innovazione tecnologica: trattamento meccanico-biologico a freddo, dissociazione molecolare, estrusione e altre modalità di trattamento e smaltimento ultimo dei rifiuti sono già funzionanti in diverse realtà italiane ed europee. Non abbiamo la soluzione in tasca, né intendiamo affrontare in modo pregiudizialmente definito questo tema. Alcune indicazioni però sappiamo darle: meglio impianti che trattano i rifiuti a freddo o a bassissime temperature rispetto a quelli che inceneriscono (la priorità assoluta è il rispetto della salute e dell'ambiente); meglio impianti modulari rispetto a quelli che, una volta realizzati, condizionano tutto il ciclo dei rifiuti (un inceneritore, una volta realizzato, costringe a bruciare una determinata quantità di cdr per sempre, a costo di interrompere la raccolta differenziata); meglio impianti e processi che danno occupazione e che siano collegati all'imprenditoria locale, rispetto a quelli che investono risorse solo sui macchinari; meglio impianti sostenibili dal punto di vista economico (in Campania la gara per l'inceneritore di Acerra è andata deserta, perché senza i Cip6 nessuna azienda se l'è sentita di investire su quel tipo di impianto). Nelle scelte meglio evitare condizionamenti da parte delle aziende che hanno interessi diretti nella gestione, dal momento che i criteri di chi ha a cuore il bene comune raramente coincidono con quelli di chi persegue finalità di business".
"E' opportuno - conclude Dottorini - parametrare l'impiantistica su obiettivi ancora più ambiziosi, non inferiori al 70-75 per cento. Noi abbiamo sempre sostenuto che è attraverso l'opzione 'rifiuti zero' che è possibile programmare una corretta gestione integrata dei rifiuti. Questo confermiamo, sapendo che tutte le realtà più virtuose si sono poste tale obiettivo di qui al 2020". L'esponente del sole che Ride ha poi ricordato che ogni cittadino umbro produce 594 kg di rifiuti urbani all'anno: "Siamo al di sopra della media nazionale. Se il 29 per cento è la media della raccolta differenziata in Umbria, troppe differenze ci sono tra il 33,7 per cento di media dell'Ato2 e il 21,3 per cento dellAto3 con un posizionamento dei restanti territori intorno al 27 per cento. Sulla raccolta differenziata la Regione ha investito circa 4 milioni e 800 mila euro. A questi vanno aggiunti 3 milioni e 400 mila euro per la realizzazione di 54 stazioni ecologiche. Sono stati distribuiti incentivi per migliorare i risultati di incremento della raccolta differenziata per un totale di 3 milioni di euro, di cui all'inizio del 2006 erano già stati erogati oltre 1 milione e 200 mila euro. Nel 2006 nelle discariche Umbre sono finite circa 340mila tonnellate di rifiuti, contro le circa 23mila tonnellate che sono state incenerite in provincia di Terni. Credo che occorra partire da dati certi per affrontare seriamente il problema e per capire che cosa non ha funzionato".
Perugia, 12 febbraio 2008
"Necessaria una raccolta pari al 65 per cento entro il 2012. Poi individuare impianti avanzati: dalla dissociazione molecolare al trattamento meccanico-biologico"
- Scarica l'intervento in aula di Oliviero Dottorini e la mozione approvata dall'Unione
Responsabilità, sicurezza, trasparenza sostenibilità economica: sono questi, secondo il presidente del gruppo dei Verdi e Civici, Oliviero Dottorini, i punti cardine che devono ispirare un corretto approccio alla elaborazione del nuovo Piano regionale dei rifiuti. "Occorrono quindi - spiega - scelte e soluzioni più avanzate per giungere alla chiusura dell'intero ciclo dei rifiuti che la nostra regione produce, e poi ancora salvaguardia della salute e dell'ambiente, riconoscimento del diritto dei cittadini a essere coinvolti nelle scelte che li riguardano, tendendo alla sostenibilità economica delle scelte attraverso il perseguimento dell'opzione 'rifiuti zero'. Obiettivi ambiziosi per affrontare un problema complesso che richiede un approccio pragmatico senza ideologismi e fughe in avanti". Dottorini sottolinea poi che stato "inopportuno" anche l'ordine del giorno votato "in modo bipartisan" in II Commissione, "che poi, fortunatamente, la maggioranza ha saputo respingere riportando il dibattito nei giusti binari. E quanto accaduto per l'Asm di Terni - aggiunge - fa capire che scorciatoie e semplicismi non portano da nessuna parte".
"Riduzione dei rifiuti, riuso e raccolta differenziata domiciliare - sottolinea Dottorini - sono il fulcro del processo insieme al graduale superamento di un sistema di discariche che, grazie a politiche di corto respiro, è giunto anche nella nostra regione quasi a un livello di saturazione. Sarà il passaggio da tassa a tariffa, in base al principio 'chi più inquina più paga', a rendere convenienti i comportamenti virtuosi nel recupero delle materie prime separate. Il livello di raccolta differenziata - spiega - della regione dovrà raggiungere il 60 per cento nel 2011 e il 65 per cento nel 2012. E il nuovo Piano dovrà fare i conti con tutte le possibilità che ci vengono offerte dall'innovazione tecnologica: trattamento meccanico-biologico a freddo, dissociazione molecolare, estrusione e altre modalità di trattamento e smaltimento ultimo dei rifiuti sono già funzionanti in diverse realtà italiane ed europee. Non abbiamo la soluzione in tasca, né intendiamo affrontare in modo pregiudizialmente definito questo tema. Alcune indicazioni però sappiamo darle: meglio impianti che trattano i rifiuti a freddo o a bassissime temperature rispetto a quelli che inceneriscono (la priorità assoluta è il rispetto della salute e dell'ambiente); meglio impianti modulari rispetto a quelli che, una volta realizzati, condizionano tutto il ciclo dei rifiuti (un inceneritore, una volta realizzato, costringe a bruciare una determinata quantità di cdr per sempre, a costo di interrompere la raccolta differenziata); meglio impianti e processi che danno occupazione e che siano collegati all'imprenditoria locale, rispetto a quelli che investono risorse solo sui macchinari; meglio impianti sostenibili dal punto di vista economico (in Campania la gara per l'inceneritore di Acerra è andata deserta, perché senza i Cip6 nessuna azienda se l'è sentita di investire su quel tipo di impianto). Nelle scelte meglio evitare condizionamenti da parte delle aziende che hanno interessi diretti nella gestione, dal momento che i criteri di chi ha a cuore il bene comune raramente coincidono con quelli di chi persegue finalità di business".
"E' opportuno - conclude Dottorini - parametrare l'impiantistica su obiettivi ancora più ambiziosi, non inferiori al 70-75 per cento. Noi abbiamo sempre sostenuto che è attraverso l'opzione 'rifiuti zero' che è possibile programmare una corretta gestione integrata dei rifiuti. Questo confermiamo, sapendo che tutte le realtà più virtuose si sono poste tale obiettivo di qui al 2020". L'esponente del sole che Ride ha poi ricordato che ogni cittadino umbro produce 594 kg di rifiuti urbani all'anno: "Siamo al di sopra della media nazionale. Se il 29 per cento è la media della raccolta differenziata in Umbria, troppe differenze ci sono tra il 33,7 per cento di media dell'Ato2 e il 21,3 per cento dellAto3 con un posizionamento dei restanti territori intorno al 27 per cento. Sulla raccolta differenziata la Regione ha investito circa 4 milioni e 800 mila euro. A questi vanno aggiunti 3 milioni e 400 mila euro per la realizzazione di 54 stazioni ecologiche. Sono stati distribuiti incentivi per migliorare i risultati di incremento della raccolta differenziata per un totale di 3 milioni di euro, di cui all'inizio del 2006 erano già stati erogati oltre 1 milione e 200 mila euro. Nel 2006 nelle discariche Umbre sono finite circa 340mila tonnellate di rifiuti, contro le circa 23mila tonnellate che sono state incenerite in provincia di Terni. Credo che occorra partire da dati certi per affrontare seriamente il problema e per capire che cosa non ha funzionato".
Perugia, 12 febbraio 2008



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