MORIA API. DOTTORINI (VERDI E CIVICI): BENE DECRETO PER SOSPENSIONE FITOFARMACI E INSETTICIDI, FONDATE LE NOSTRE PREOCCUPAZIONI
"Assessorato fornisca i dati dell'Umbria e proceda al censimento delle morie stagionali. Necessarie stazioni di biomonitoraggio e istituzione marchio Igp"
Il capogruppo regionale dei Verdi e civici Oliviero Dottorini esprime soddisfazione per la decisione del Ministero della Salute di sospendere attraverso un apposito decreto l'utilizzo nella concia dei semi di mais di alcuni insetticidi neonicotinoidi (clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam) e della sostanza attiva fipronil, tra i probabili responsabili della moria di api in atto in estese aree del paese, compresa l'Umbria.
"Chiediamo a gran voce da molto tempo la sospensione di questi principi attivi - spiega Dottorini -. Istituti di ricerca e agricoltori sono concordi da tempo nell'individuare in questi fitofarmaci almeno una della cause della devastante epidemia che sta colpendo il nostro patrimonio apistico, con danni incalcolabili per la produzione di miele, per l'agricoltura e per l'ambiente. Oggi finalmente arriva anche il riconoscimento di chi ha avuto fin troppe titubanze nell'assumere un provvedimento cautelativo doveroso".
In Umbria ci sono oltre 33mila alveari gestiti da 1633 apicoltori stanziali, soprattutto hobbistici e semiprofessionali, con una particolare vocazione territoriale lungo tutta la dorsale appenninica e nel comprensorio del Trasimeno. Due società cooperative apistiche riuniscono circa 260 soci che gestiscono complessivamente circa 8mila alveari. "Fenomeni come la varroasi, la peste americana e la nosemiasi - ricorda il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - hanno destabilizzato i corpi alveari e fattori come l'inquinamento hanno seriamente compromesso intere colonie, mettendo a rischio l'equilibrio ambientale. Le api, infatti, sono le principali artefici dell'impollinazione di molte specie di piante e, se questa tendenza dovesse confermarsi, a rischio sarebbero gran parte delle produzioni agricole. Si calcola che a livello nazionale il patrimonio apistico si sia ridotto nell'ultimo anno del 50 per cento. Sull'alto tasso di mortalità pesano probabilmente i cambiamenti climatici, l'inquinamento del territorio, la diffusione di ogm, l'inquinamento elettromagnetico, ma è ormai riconosciuto il ruolo determinante di alcuni fitofarmaci sistemici nella drastica diminuzione della specie".
"A questo punto - aggiunge Dottorini - è necessario che l'assessorato regionale all'Agricoltura fornisca i dati del questionario per quantificare l'entità del problema nel nostro territorio e proceda al monitoraggio delle morie invernali e primaverili, promuovendo buone pratiche apistiche e colturali. Per poter intervenire in modo da sostenere l'apicoltura in Umbria, inoltre, sarebbe necessario costituire delle stazioni di biomonitoraggio con api in punti strategici della regione al fine di valutare nello specifico quali sono le cause dello spopolamento degli alveari. Allo stesso tempo per valorizzare questo prodotto è necessario studiare gli ecosistemi nei quali vengono già prodotti mieli ed in particolare quelli uniflorali, per costituire un marchio Igp attraverso lo studio dei pollini in essi presenti".
Perugia, 23 settembre 2008
"Assessorato fornisca i dati dell'Umbria e proceda al censimento delle morie stagionali. Necessarie stazioni di biomonitoraggio e istituzione marchio Igp"
Il capogruppo regionale dei Verdi e civici Oliviero Dottorini esprime soddisfazione per la decisione del Ministero della Salute di sospendere attraverso un apposito decreto l'utilizzo nella concia dei semi di mais di alcuni insetticidi neonicotinoidi (clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam) e della sostanza attiva fipronil, tra i probabili responsabili della moria di api in atto in estese aree del paese, compresa l'Umbria.

"Chiediamo a gran voce da molto tempo la sospensione di questi principi attivi - spiega Dottorini -. Istituti di ricerca e agricoltori sono concordi da tempo nell'individuare in questi fitofarmaci almeno una della cause della devastante epidemia che sta colpendo il nostro patrimonio apistico, con danni incalcolabili per la produzione di miele, per l'agricoltura e per l'ambiente. Oggi finalmente arriva anche il riconoscimento di chi ha avuto fin troppe titubanze nell'assumere un provvedimento cautelativo doveroso".
In Umbria ci sono oltre 33mila alveari gestiti da 1633 apicoltori stanziali, soprattutto hobbistici e semiprofessionali, con una particolare vocazione territoriale lungo tutta la dorsale appenninica e nel comprensorio del Trasimeno. Due società cooperative apistiche riuniscono circa 260 soci che gestiscono complessivamente circa 8mila alveari. "Fenomeni come la varroasi, la peste americana e la nosemiasi - ricorda il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - hanno destabilizzato i corpi alveari e fattori come l'inquinamento hanno seriamente compromesso intere colonie, mettendo a rischio l'equilibrio ambientale. Le api, infatti, sono le principali artefici dell'impollinazione di molte specie di piante e, se questa tendenza dovesse confermarsi, a rischio sarebbero gran parte delle produzioni agricole. Si calcola che a livello nazionale il patrimonio apistico si sia ridotto nell'ultimo anno del 50 per cento. Sull'alto tasso di mortalità pesano probabilmente i cambiamenti climatici, l'inquinamento del territorio, la diffusione di ogm, l'inquinamento elettromagnetico, ma è ormai riconosciuto il ruolo determinante di alcuni fitofarmaci sistemici nella drastica diminuzione della specie".
"A questo punto - aggiunge Dottorini - è necessario che l'assessorato regionale all'Agricoltura fornisca i dati del questionario per quantificare l'entità del problema nel nostro territorio e proceda al monitoraggio delle morie invernali e primaverili, promuovendo buone pratiche apistiche e colturali. Per poter intervenire in modo da sostenere l'apicoltura in Umbria, inoltre, sarebbe necessario costituire delle stazioni di biomonitoraggio con api in punti strategici della regione al fine di valutare nello specifico quali sono le cause dello spopolamento degli alveari. Allo stesso tempo per valorizzare questo prodotto è necessario studiare gli ecosistemi nei quali vengono già prodotti mieli ed in particolare quelli uniflorali, per costituire un marchio Igp attraverso lo studio dei pollini in essi presenti".
Perugia, 23 settembre 2008



Lascia un commento