ENERGIA. DOTTORINI (VERDI E CIVICI): CHE FINE HA FATTO LA CENTRALE A BIOMASSE DI CITTA' DI CASTELLO? A RISCHIO I FINANZIAMENTI STATALI
"L'incapacità di creare la filiera rischia di compromettere l'intervento del Ministero. Ma per fortuna anche in Altotevere partono le prime esperienze concrete"
"Che fine ha fatto la tanto decantata e propagandata centrale a biomasse di Città di Castello?" E' quanto chiede il capogruppo regionale dei Verdi e civici Oliviero Dottorini che lancia l'allarme rispetto alla possibilità che si siano già perduti i finanziamenti statali già messi a disposizione dal Ministero dell'Ambiente per un progetto "che avrebbe dovuto fare da apripista per l'intera regione e che invece si trova pericolosamente impantanato in inconcludenti incapacità progettuali".
"A fronte di consistenti finanziamenti già messi a disposizione dal ministero dell'Ambiente e degli oltre 40mila euro investiti dal comune di Città di Castello per lo studio di fattibilità - spiega il presidente della commissione Bilancio della Regione Umbria - la centrale a biomasse rimane nel novero delle buone intenzioni, persa tra assurde ipotesi di approvvigionamento di materia prima da fuori regione e rischi concreti di vedere sfumare gli investimenti statali, pari a diversi milioni di euro. Eppure già nella convenzione tra Comune e Università di Perugia del 2005 si parlava di "un progetto pilota che si propone come modello per essere replicato sul territorio regionale e nazionale". Ora, fortunatamente, progetti sulle biomasse e sulle fonti rinnovabili si stanno concretizzando in Umbria e anche in Altotevere indipendentemente dalla super incentivata centrale che avrebbe dovuto costituire un esempio e fare da apripista addirittura a livello nazionale. Le tecnologie hanno subito evoluzioni straordinarie e grazie agli strumenti messi a disposizione dal precedente governo, in tutta Italia, in Umbria e anche in Altotevere assistiamo alla concretizzazione di progetti di filiera che coinvolgono agricoltori, realtà metalmeccaniche, istituti di ricerca e del credito. Tutte iniziative che, quando realizzate rispettando i giusti paradigmi ambientali ed economici, riescono a garantire opportunità di riconversione agricola, di limitazione delle emissioni e di rilancio economico. Questo nonostante i ritardi e le pesantezze del livello istituzionale".
"Purtroppo - aggiunge il presidente regionale del Sole che ride - l'incapacità di programmazione e di coordinamento tra i vari soggetti coinvolti rischia concretamente di bloccare anche questo decantato progetto di trigenerazione da biomasse che avrebbe potuto godere di finanziamenti statali e che, prima ancora di essere stato realizzato, è già stato presentato in diversi convegni di valenza nazionale. La centrale tra l'altro sarebbe stata in grado di soddisfare i bisogni energetici in un'area urbana identificata in quella che fa riferimento al nuovo ospedale, alla zona degli impianti sportivi e scuole con possibilità di allaccio anche ad utenze private. I risparmi per gli utenti, i vantaggi per l'imprenditoria locale e, se correttamente concepita, la riduzione di emissioni sarebbero state evidenti per tutti. Ma tutto è fermo e l'eventuale fallimento del progetto costituirebbe un brutto segnale per la capacità di accompagnare le potenzialità di innovazione dell'intera vallata".
Perugia, 1 novembre 2008
"L'incapacità di creare la filiera rischia di compromettere l'intervento del Ministero. Ma per fortuna anche in Altotevere partono le prime esperienze concrete"
"Che fine ha fatto la tanto decantata e propagandata centrale a biomasse di Città di Castello?" E' quanto chiede il capogruppo regionale dei Verdi e civici Oliviero Dottorini che lancia l'allarme rispetto alla possibilità che si siano già perduti i finanziamenti statali già messi a disposizione dal Ministero dell'Ambiente per un progetto "che avrebbe dovuto fare da apripista per l'intera regione e che invece si trova pericolosamente impantanato in inconcludenti incapacità progettuali".

"A fronte di consistenti finanziamenti già messi a disposizione dal ministero dell'Ambiente e degli oltre 40mila euro investiti dal comune di Città di Castello per lo studio di fattibilità - spiega il presidente della commissione Bilancio della Regione Umbria - la centrale a biomasse rimane nel novero delle buone intenzioni, persa tra assurde ipotesi di approvvigionamento di materia prima da fuori regione e rischi concreti di vedere sfumare gli investimenti statali, pari a diversi milioni di euro. Eppure già nella convenzione tra Comune e Università di Perugia del 2005 si parlava di "un progetto pilota che si propone come modello per essere replicato sul territorio regionale e nazionale". Ora, fortunatamente, progetti sulle biomasse e sulle fonti rinnovabili si stanno concretizzando in Umbria e anche in Altotevere indipendentemente dalla super incentivata centrale che avrebbe dovuto costituire un esempio e fare da apripista addirittura a livello nazionale. Le tecnologie hanno subito evoluzioni straordinarie e grazie agli strumenti messi a disposizione dal precedente governo, in tutta Italia, in Umbria e anche in Altotevere assistiamo alla concretizzazione di progetti di filiera che coinvolgono agricoltori, realtà metalmeccaniche, istituti di ricerca e del credito. Tutte iniziative che, quando realizzate rispettando i giusti paradigmi ambientali ed economici, riescono a garantire opportunità di riconversione agricola, di limitazione delle emissioni e di rilancio economico. Questo nonostante i ritardi e le pesantezze del livello istituzionale".
"Purtroppo - aggiunge il presidente regionale del Sole che ride - l'incapacità di programmazione e di coordinamento tra i vari soggetti coinvolti rischia concretamente di bloccare anche questo decantato progetto di trigenerazione da biomasse che avrebbe potuto godere di finanziamenti statali e che, prima ancora di essere stato realizzato, è già stato presentato in diversi convegni di valenza nazionale. La centrale tra l'altro sarebbe stata in grado di soddisfare i bisogni energetici in un'area urbana identificata in quella che fa riferimento al nuovo ospedale, alla zona degli impianti sportivi e scuole con possibilità di allaccio anche ad utenze private. I risparmi per gli utenti, i vantaggi per l'imprenditoria locale e, se correttamente concepita, la riduzione di emissioni sarebbero state evidenti per tutti. Ma tutto è fermo e l'eventuale fallimento del progetto costituirebbe un brutto segnale per la capacità di accompagnare le potenzialità di innovazione dell'intera vallata".
Perugia, 1 novembre 2008



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