ENERGIA. DOTTORINI (VERDI E CIVICI): UMBRIA DICA NO A FOLLIA NUCLEARE BERLUSCONI-SARKOZY E DICHIARI INDISPONIBILE IL PROPRIO TERRITORIO
"Nucleare scelta ideologica e perdente che fermerà i percorsi di modernizzazioni avviati dal governo di centrosinistra. Unica strada innovazione e fonti rinnovabili"
"E' necessario che l'Umbria prenda immediatamente le distanze dal folle patto tra Berlusconi e Sarkozy per il rilancio del nucleare nel nostro paese, rendendo indisponibile il proprio territorio a soluzioni antiquate, costosissime e perdenti". Il presidente regionale dei Verdi e civici Oliviero Dottorini commenta con queste parole la grave scelta del governo italiano di siglare un accordo con il governo francese per la realizzazioone di quattro centrali nucleari in Italia.
"Quella del nucleare - aggiunge Dottorini - è una scelta ideologica e perdente, che non produrrà risultati se non quello di bloccare i percorsi di modernizzazione del paese avviati con i provvedimenti in favore delle energie rinnovabili. Berlusconi individua una falsa soluzione per un problema serio La sua è una follia che non tiene conto dei rischi concreti, della necessità di contrastare il surriscaldamento del pianeta e dei costi per l'ambiente, per le piccole e medie imprese e per tutte quelle famiglie che già stanno investendo in impianti ad energia rinnovabile. L'energia dall'atomo è infatti costosissima e pericolosa, non è pulita, né disponibile in grandi quantità. E' noto a tutti che ai consumi attuali l'uranio fissile sarebbe disponibile per non più di 50 anni. Dobbiamo invece saper giocare la partita dell'innovazione, evitando di cedere a scelte vecchie e assistenzialiste".
"Per quanto ci riguarda - aggiunge Dottorini - torniamo a chiedere all'Umbria di ribadire la propria indisponibilità ad accogliere centrali atomiche nel proprio territorio. Non è pensabile che oggi, quando l'intero pianeta sembra inoltrarsi verso politiche economiche ambientalmente sostenibili, vi sia ancora chi pensa di tutelare i grandi gruppi economici danneggiando un tessuto economico diffuso e già operante nel territorio. Non sarà facile imporre una scelta di questo genere senza tener conto del referendum popolare del 1987, che a stragrande maggioranza bocciò l'energia nucleare".
Perugia, 24 febbraio 2009
"Nucleare scelta ideologica e perdente che fermerà i percorsi di modernizzazioni avviati dal governo di centrosinistra. Unica strada innovazione e fonti rinnovabili"
"E' necessario che l'Umbria prenda immediatamente le distanze dal folle patto tra Berlusconi e Sarkozy per il rilancio del nucleare nel nostro paese, rendendo indisponibile il proprio territorio a soluzioni antiquate, costosissime e perdenti". Il presidente regionale dei Verdi e civici Oliviero Dottorini commenta con queste parole la grave scelta del governo italiano di siglare un accordo con il governo francese per la realizzazioone di quattro centrali nucleari in Italia.

"Quella del nucleare - aggiunge Dottorini - è una scelta ideologica e perdente, che non produrrà risultati se non quello di bloccare i percorsi di modernizzazione del paese avviati con i provvedimenti in favore delle energie rinnovabili. Berlusconi individua una falsa soluzione per un problema serio La sua è una follia che non tiene conto dei rischi concreti, della necessità di contrastare il surriscaldamento del pianeta e dei costi per l'ambiente, per le piccole e medie imprese e per tutte quelle famiglie che già stanno investendo in impianti ad energia rinnovabile. L'energia dall'atomo è infatti costosissima e pericolosa, non è pulita, né disponibile in grandi quantità. E' noto a tutti che ai consumi attuali l'uranio fissile sarebbe disponibile per non più di 50 anni. Dobbiamo invece saper giocare la partita dell'innovazione, evitando di cedere a scelte vecchie e assistenzialiste".
"Per quanto ci riguarda - aggiunge Dottorini - torniamo a chiedere all'Umbria di ribadire la propria indisponibilità ad accogliere centrali atomiche nel proprio territorio. Non è pensabile che oggi, quando l'intero pianeta sembra inoltrarsi verso politiche economiche ambientalmente sostenibili, vi sia ancora chi pensa di tutelare i grandi gruppi economici danneggiando un tessuto economico diffuso e già operante nel territorio. Non sarà facile imporre una scelta di questo genere senza tener conto del referendum popolare del 1987, che a stragrande maggioranza bocciò l'energia nucleare".
Perugia, 24 febbraio 2009



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