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EX FAT. PROPOSTA INDECENTE, INEVITABILE RIVEDERE IL PROGETTO

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EX FAT. DOTTORINI (VERDI E CIVICI): PROPOSTA INDECENTE, INEVITABILE RIVEDERE IL PROGETTO E ATTIVARE LA PARTECIPAZIONE CON I CITTADINI
Interrogazione urgente alla Giunta regionale. "Con nuovo Prg, Comune ammetta cattiva gestione e colga al volo la disponibilità di Fintab a rivedere il progetto"


"E' urgente e ormai inevitabile che il comune di Città di Castello riveda il progetto dell'area ex- Fat. Una proposta indecente, sommersa da critiche e perplessità provenienti da tutti i soggetti in causa, a cominciare dalle associazioni ambientaliste, dai comitati dei quartieri Prato e Mattonata, dall'Associazione storica Alta Valle del Tevere e recentemente anche dalla Consulta per il centro storico. Quel Piano infatti, se attuato, sconvolgerebbe la vivibilità e l'urbanistica dell'intero centro storico, intervenendo con una colata di cemento al solo fine di realizzare posteggi per auto e nuove abitazioni. Alla luce della revisione del Piano regolatore della città è necessario un atto di coraggio che porti a una riconsiderazione generale sull'area". Con queste parole il capogruppo dei Verdi e civici in Consiglio regionale Oliviero Dottorini ha annunciato di aver presentato un'interrogazione urgente alla Giunta regionale sul "Contratto di quartiere 2", il progetto che coinvolge i rioni Prato e Mattonata e che interessa sopratutto l'area ex-Fat.
"In assenza di un'assunzione di responsabilità da parte dell'amministrazione comunale - ha aggiunto il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - è opportuno che sia la Regione a far valere le ragioni del buonsenso e della correttezza amministrativa. A maggior ragione per il fatto che anche la proprietà degli immobili interessati, la Fintab Spa, si è dimostrata favorevole a rivedere il progetto anche privilegiando la riqualificazione dei vecchi manufatti industriali. Una disponibilità che l'amministrazione comunale deve cogliere senza esitazioni o arroccamenti, considerando sia le ipotesi di revisione complessiva che quelle di possibili permute. Oltre alle osservazioni dei cittadini e della proprietà infatti deve essere tenuto in considerazione anche lo stop al progetto da parte della Soprintendenza che considera i rinvenimenti archeologici dell'area "di rilevanza internazionale".
Per giunta - ricorda Dottorini - dovendo fare i conti con tempi ristretti e elaborazioni approssimative, la fase partecipativa non si è spinta oltre gli aspetti formali coinvolgendo poche persone sulla scorta di progetti non supportati da elaborazioni plastiche e quindi illeggibili nel loro impatto sociale, urbanistico e ambientale. In questo contesto la qualità architettonica della realizzazione risente della necessità di garantire cubature più che di prevedere la tutela storico-artistica e reali spazi di vita e di incontro. La riqualificazione funzionale dell'area, il recupero dell'esistente, la valorizzazione del patrimonio storico e architettonico non paiono essere stati individuati come cardini di un intervento che segnerà il futuro e la vita del centro storico tifernate. Questo è un fatto grave a cui occorre porre rimedio, avviando da subito un processo di concertazione con tutti i soggetti in causa, a cominciare da proprietà e cittadini, attivando dei veri e propri laboratori di progettazione partecipata nella fase esecutiva del Contratto di quartiere, così come previsto dalle norme del regolamento attuativo".
"Sarebbe al contrario un errore storico riproporre un atteggiamento di chiusura che già tanti danni ha portato al nostro tessuto sociale ed economico, come nel caso della Piastra logistica, un'opera che in privato tutti giudicano impropria e dannosa, ma che nessuno degli amministratori ha avuto il coraggio di mettere in discussione neppure di fronte all'evidenza di una sicura inadeguatezza".

Perugia, 20 marzo 2009




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