Pubblichiamo l'intervento di Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, relativo all'interrogazione su un possibile sdoppiamento di Umbra Acque Spa.
(Leggi l'intervento) / (Nascondi)
PRESIDENTE. Interroga il collega Dottorini; risponderà ancora l'Assessore Rometti. A lei la parola, Consigliere Dottorini.
Olivier Bruno DOTTORINI (Presidente gruppo consiliare Italia dei Valori - Lista Di Pietro)
Recentemente abbiamo portato alla luce una notizia che si tentava di tenere nascosta nelle stanze di qualche consiglio di amministrazione o al massimo nel cassetto di qualche Assessorato.
Umbra Acque, società pubblico-privata che gestisce la rete idrica di 38 Comuni umbri, sarebbe in procinto di sdoppiarsi in due distinte società. Chiara la motivazione: affidare i servizi a una società privata e lasciare alla gestione pubblica solo le reti e le infrastrutture, aggravando il settore pubblico a vantaggio dei soggetti privati, che verrebbero liberati della parte economicamente più gravosa del servizio idrico. Un'operazione facile facile per far ricadere sulle casse pubbliche, e quindi sui cittadini, i costi e lasciare alla società privata i guadagni.
È evidente a tutti, Assessore, che se questa ipotesi trovasse fondamento ci troveremmo di fronte a un'operazione ad altissimo rischio di ricadute negative sugli utenti, sui lavoratori e sulla gestione di un bene comune come l'acqua, che deve essere tenuto il più lontano possibile da speculazioni e da tentativi di privatizzazione.
Ora, considerando il fatto che per noi l'acqua dovrebbe essere considerato un bene comune, privo di rilevanza economica, e pertanto dovrebbe essere sottratta alle leggi di mercato, vorremmo almeno che le società di gestione avessero un capitale sociale a maggioranza pubblica e che operassero nell'interesse della collettività e non di alcuni privati. D'altra parte, questo è un punto sul quale il Consiglio regionale si è già espresso dieci mesi fa, nel febbraio 2010, impegnando la Giunta proprio ad attivarsi in tutte le forme possibili affinché le aziende operative nella Regione abbiano la maggioranza assoluta dell'azionariato a partecipazione pubblica, e non mi pare si stia andando in questa direzione.
Pertanto, un dubbio ci assale e vorremmo che lei lo smentisse in maniera efficace e perentoria, e cioè che l'operazione di cui si sta parlando abbia come obiettivo quello di esternalizzare attività proprie di Umbra Acque, lasciando i costi sull'azienda a maggioranza di capitale pubblico e benefici economici su quella a maggioranza privata, che pertanto non avrebbe nessun vincolo rispetto a futuri investimenti da attuare con gli utili ricavati. In sintesi, i guadagni incamerati andrebbero ai privati e i costi sarebbero scaricati sulle bollette dei cittadini. Le sembra il modo?
PRESIDENTE. Grazie al collega Dottorini. La parola all'Assessore Rometti.
Silvano ROMETTI (Assessore all'ambiente, alla prevenzione e protezione dell'inquinamento, alle energie alternative, all'urbanistica e alle infrastrutture)
Leggerò una risposta all'interrogazione che è stata presentata, premettendo che Umbra Acque è una società a maggioranza pubblica, proprietà dei Comuni dell'ATO Idrico, 38 Comuni, il 40 per cento è di proprietà di un soggetto privato.
Si fa presente che, in base all'articolo 23 della Legge 133/2008, è stato emanato, con Decreto del Presidente della Repubblica n. 168 del 7.09.2010, il Regolamento dei servizi pubblici in base al quale tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica, detti "servizi pubblici locali", devono ottemperare.
In particolare, nella stessa legge si ribadisce, per quanto riguarda i servizi di gestione del Servizio idrico integrato, la piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche e del governo delle risorse stesse.
Fermo restando quanto sopra, i soggetti gestori del Servizio idrico, qualora intendano svolgere o svolgano attività diversa da quella di cui sono titolari della concessione del servizio, sono soggetti alla disciplina dell'articolo 8 della Legge n. 287 del 10.10.'90 e sono obbligati a separare tali attività da quelle svolte da parte della società concessionaria del servizio.
In base a quanto detto, risulterebbe che Umbra Acque, gestore del Servizio idrico integrato e dell'ATI 1 e 2, stia valutando di provvedere a ottemperare a tali obblighi normativi attraverso la costituzione di una nuova società controllata dalla stessa, nella quale vengano svolte tutte le attività economiche diverse da quelle oggetto di concessione del Servizio idrico integrato.
Quindi la Regione, al di là del ruolo di coordinamento e di indirizzo e di pianificazione nel Servizio idrico, per quel che riguarda le scelte imprenditoriali e di gestione dei soggetti gestori, nel rispetto delle norme, è ovvio che la titolarità di queste scelte spetta ai soci di questa società che, come ho detto, sono per il 60 per cento i Comuni dell'ATI n. 1 e per il 40% una società privata che concorre appunto a determinare la compagine societaria. Questa è la situazione legata all'interrogazione del Consigliere Dottorini.
PRESIDENTE. La parola al collega Dottorini per la replica.
Olivier Bruno DOTTORINI (Presidente gruppo consiliare Italia dei Valori - Lista Di Pietro)
Devo dire che la risposta dell'Assessore ci delude non tanto perché, giustamente, lui si richiama alle competenze che ha la Regione, ma non ci dice cosa ne pensa realmente la Giunta regionale e l'Assessore di questa operazione, che, ripetiamo, tende a far gravare sul pubblico tutti i costi, mentre a riservare al privato tutti i benefici di questa operazione.
Ricordo all'Assessore che una deliberazione del Consiglio regionale, appena dieci mesi fa, ha approvato una mozione in cui si impegnava la Giunta regionale ad attivarsi - e cito - "in tutte le forme possibili affinché le aziende operative nella regione Umbria abbiano la maggioranza assoluta dell'azionariato a partecipazione pubblica".
Questo non è. Io glielo ricordo perché su questo tema, come su quello dei rifiuti, su quello della zootecnia e su alcune questioni energetiche, ci sembra che l'Assessorato regionale non vada nella giusta direzione.
In questo caso, in quello di Umbra Acque, ci sembra che le ricadute di questa operazione andranno a finire sulle bollette dei cittadini, come avvenuto, del resto: i dati che abbiamo, dal 2005 al 2008, ci dicono che le bollette di Umbra Acque sono aumentate del 21,5 per cento solo in quei tre anni. È evidente che il privato tende in tutti i modi a fare cassa e lo fa, ovviamente, in ultima istanza sulle tasche dei cittadini. Ci aspetteremmo che la Regione Umbria, che il suo Assessorato avesse un ruolo più attivo, più determinato e più in grado di determinare anche le scelte. Grazie.
Olivier Bruno DOTTORINI (Presidente gruppo consiliare Italia dei Valori - Lista Di Pietro)
Recentemente abbiamo portato alla luce una notizia che si tentava di tenere nascosta nelle stanze di qualche consiglio di amministrazione o al massimo nel cassetto di qualche Assessorato.
Umbra Acque, società pubblico-privata che gestisce la rete idrica di 38 Comuni umbri, sarebbe in procinto di sdoppiarsi in due distinte società. Chiara la motivazione: affidare i servizi a una società privata e lasciare alla gestione pubblica solo le reti e le infrastrutture, aggravando il settore pubblico a vantaggio dei soggetti privati, che verrebbero liberati della parte economicamente più gravosa del servizio idrico. Un'operazione facile facile per far ricadere sulle casse pubbliche, e quindi sui cittadini, i costi e lasciare alla società privata i guadagni.
È evidente a tutti, Assessore, che se questa ipotesi trovasse fondamento ci troveremmo di fronte a un'operazione ad altissimo rischio di ricadute negative sugli utenti, sui lavoratori e sulla gestione di un bene comune come l'acqua, che deve essere tenuto il più lontano possibile da speculazioni e da tentativi di privatizzazione.
Ora, considerando il fatto che per noi l'acqua dovrebbe essere considerato un bene comune, privo di rilevanza economica, e pertanto dovrebbe essere sottratta alle leggi di mercato, vorremmo almeno che le società di gestione avessero un capitale sociale a maggioranza pubblica e che operassero nell'interesse della collettività e non di alcuni privati. D'altra parte, questo è un punto sul quale il Consiglio regionale si è già espresso dieci mesi fa, nel febbraio 2010, impegnando la Giunta proprio ad attivarsi in tutte le forme possibili affinché le aziende operative nella Regione abbiano la maggioranza assoluta dell'azionariato a partecipazione pubblica, e non mi pare si stia andando in questa direzione.
Pertanto, un dubbio ci assale e vorremmo che lei lo smentisse in maniera efficace e perentoria, e cioè che l'operazione di cui si sta parlando abbia come obiettivo quello di esternalizzare attività proprie di Umbra Acque, lasciando i costi sull'azienda a maggioranza di capitale pubblico e benefici economici su quella a maggioranza privata, che pertanto non avrebbe nessun vincolo rispetto a futuri investimenti da attuare con gli utili ricavati. In sintesi, i guadagni incamerati andrebbero ai privati e i costi sarebbero scaricati sulle bollette dei cittadini. Le sembra il modo?
PRESIDENTE. Grazie al collega Dottorini. La parola all'Assessore Rometti.
Silvano ROMETTI (Assessore all'ambiente, alla prevenzione e protezione dell'inquinamento, alle energie alternative, all'urbanistica e alle infrastrutture)
Leggerò una risposta all'interrogazione che è stata presentata, premettendo che Umbra Acque è una società a maggioranza pubblica, proprietà dei Comuni dell'ATO Idrico, 38 Comuni, il 40 per cento è di proprietà di un soggetto privato.
Si fa presente che, in base all'articolo 23 della Legge 133/2008, è stato emanato, con Decreto del Presidente della Repubblica n. 168 del 7.09.2010, il Regolamento dei servizi pubblici in base al quale tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica, detti "servizi pubblici locali", devono ottemperare.
In particolare, nella stessa legge si ribadisce, per quanto riguarda i servizi di gestione del Servizio idrico integrato, la piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche e del governo delle risorse stesse.
Fermo restando quanto sopra, i soggetti gestori del Servizio idrico, qualora intendano svolgere o svolgano attività diversa da quella di cui sono titolari della concessione del servizio, sono soggetti alla disciplina dell'articolo 8 della Legge n. 287 del 10.10.'90 e sono obbligati a separare tali attività da quelle svolte da parte della società concessionaria del servizio.
In base a quanto detto, risulterebbe che Umbra Acque, gestore del Servizio idrico integrato e dell'ATI 1 e 2, stia valutando di provvedere a ottemperare a tali obblighi normativi attraverso la costituzione di una nuova società controllata dalla stessa, nella quale vengano svolte tutte le attività economiche diverse da quelle oggetto di concessione del Servizio idrico integrato.
Quindi la Regione, al di là del ruolo di coordinamento e di indirizzo e di pianificazione nel Servizio idrico, per quel che riguarda le scelte imprenditoriali e di gestione dei soggetti gestori, nel rispetto delle norme, è ovvio che la titolarità di queste scelte spetta ai soci di questa società che, come ho detto, sono per il 60 per cento i Comuni dell'ATI n. 1 e per il 40% una società privata che concorre appunto a determinare la compagine societaria. Questa è la situazione legata all'interrogazione del Consigliere Dottorini.
PRESIDENTE. La parola al collega Dottorini per la replica.
Olivier Bruno DOTTORINI (Presidente gruppo consiliare Italia dei Valori - Lista Di Pietro)
Devo dire che la risposta dell'Assessore ci delude non tanto perché, giustamente, lui si richiama alle competenze che ha la Regione, ma non ci dice cosa ne pensa realmente la Giunta regionale e l'Assessore di questa operazione, che, ripetiamo, tende a far gravare sul pubblico tutti i costi, mentre a riservare al privato tutti i benefici di questa operazione.
Ricordo all'Assessore che una deliberazione del Consiglio regionale, appena dieci mesi fa, ha approvato una mozione in cui si impegnava la Giunta regionale ad attivarsi - e cito - "in tutte le forme possibili affinché le aziende operative nella regione Umbria abbiano la maggioranza assoluta dell'azionariato a partecipazione pubblica".
Questo non è. Io glielo ricordo perché su questo tema, come su quello dei rifiuti, su quello della zootecnia e su alcune questioni energetiche, ci sembra che l'Assessorato regionale non vada nella giusta direzione.
In questo caso, in quello di Umbra Acque, ci sembra che le ricadute di questa operazione andranno a finire sulle bollette dei cittadini, come avvenuto, del resto: i dati che abbiamo, dal 2005 al 2008, ci dicono che le bollette di Umbra Acque sono aumentate del 21,5 per cento solo in quei tre anni. È evidente che il privato tende in tutti i modi a fare cassa e lo fa, ovviamente, in ultima istanza sulle tasche dei cittadini. Ci aspetteremmo che la Regione Umbria, che il suo Assessorato avesse un ruolo più attivo, più determinato e più in grado di determinare anche le scelte. Grazie.



Lascia un commento