Il Consiglio regionale ha approvato il Documento annuale di programmazione per l'anno in corso. Sotto potete trovare l'intervento in aula di Oliviero Dottorini. Da questo link potete scaricare l'intervento come file pdf.
Grazie Presidente, colleghi,
Il Dap, che già di per sé rappresenta lo strumento principe della programmazione regionale, quest'anno riveste un'importanza ancora maggiore almeno per due motivi: da un lato perché si tratta del primo documento di programmazione di questa legislatura ed è quindi chiamato a dare un'impronta che non si limita al solo 2011, dall'altro lato perché si inserisce in un contesto - internazionale, nazionale e regionale - caratterizzato dal perdurare di una crisi economico-sociale che ancora stenta a mostrare segni di ripresa e da una politica del governo nazionale che sempre di più si sta dimostrando inadeguata e incapace di dare una vera svolta riformatrice al Paese, scaricando l'onere della correzione dei conti pubblici sulle risorse destinate alle regioni e agli enti locali.
Partendo da queste premesse, rappresenta un compito impegnativo riuscire a delineare un'azione riformatrice in grado di fornire all'Umbria gli strumenti per affrontare con fiducia la sfida di uno sviluppo economico e sociale sostenibile e duraturo. Un compito che richiede quindi un dibattito serio e approfondito a cui le forze politiche che rappresentano i cittadini umbri in Consiglio regionale non possono sottrarsi. Per questo Italia dei Valori ha inteso fin dall'inizio dell'iter di questo documento fare la sua parte, nel tentativo di contribuire a definire una visione moderna e improntata alla discontinuità rispetto alle politiche sociali, economiche e ambientali della nostra regione.
Il gruppo consiliare che rappresento ha quindi preso sul serio la responsabilità di pervenire, nell'ambito della maggioranza di centrosinistra, all'approvazione di un documento quanto più possibile lungimirante, avanzato e rispondente alle esigenze del nostro tessuto economico, produttivo e sociale. Non ci siamo sottratti al nostro lavoro, approfondendo ogni singolo aspetto del Documento e coinvolgendo tutto il partito, articolato nei vari dipartimenti tematici, nella individuazione di integrazioni o modifiche che, a nostro avviso, avrebbero potuto migliorare il testo inizialmente proposto.
E' importante partire da un dato incontrovertibile per affrontare la stagione che ci attende e ammettere che non sempre le politiche economiche e di sviluppo elaborate per l'Umbria hanno ottenuto i risultati attesi. Non ha raggiunto ciò che prometteva il Patto per lo sviluppo, nelle sue diverse fasi; non ha dato frutti apprezzabili la stagione dei cosiddetti progetti caratterizzanti che in certe circostanze, anzi, hanno provocato soltanto degli strappi nel tessuto imprenditoriale della Regione.
Diciamo subito, a scanso di equivoci, che condividiamo le scelte politiche di fondo che il Dap individua come strategiche. Siamo convinti che l'Umbria necessiti di una decisa azione riformatrice sul versante della semplificazione amministrativa ed istituzionale, che sia corretto individuare nella green economy e nella economia della conoscenza le leve per immaginare un reale sviluppo sostenibile e duraturo della regione e che sia giusto prestare una particolare attenzione alle persone ed al loro benessere, attraverso il ridisegno di un modello di welfare universale e sostenibile, pure in una situazione di carenza di risorse.
Sono anni che sosteniamo queste tesi valutando che per l'Umbria occorre un nuovo progetto di regione, un modello che prevede un futuro sostenibile e d'avanguardia che, puntando sulla ricerca, l'innovazione, sulle peculiarità imprenditoriali umbre e sulla vocazione del suo territorio, persegua la sostenibilità ambientale ed economica dello sviluppo e la valorizzazione della qualità della vita sociale. Quando già nel primo nostro intervento in occasione del Dap del 2006 parlavamo di green economy qualcuno ci guardava come fossimo marziani. Adesso quegli indirizzi sembrano essere diventati patrimonio comune dell'intera coalizione che li sceglie come strumento per portare l'Umbria fuori da una crisi che potrebbe avere effetti devastanti per la nostra regione. Non possiamo che rallegrarcene. C'è da dire anche, tuttavia, che spesso la declinazione di quei principi nelle misure concrete da adottare risente di ancoraggi al passato che stentano a trovare un'evoluzione positiva.
Ribadendo quindi una condivisione di fondo del documento, non possiamo però nascondere che il testo sottoposto dalla giunta all'esame della prima commissione presentava diverse criticità e diversi aspetti che per noi non erano condivisibili. A questo proposito rivendichiamo il merito di aver saputo stimolare un dibattito serio e concreto, sia all'interno della maggioranza che nelle sedi istituzionali, registrando una partecipazione importante e un dibattito che ha portato la giunta stessa a recepire molte delle nostre osservazioni.
Pertanto il testo che arriva oggi in aula, così come accompagnato dalla risoluzione approvata dalla prima commissione, è sicuramente migliore, più completo e corretto in alcune sue evidenti criticità.
Sento di poter dire che all'interno della coalizione di centrosinistra abbiamo raggiunto un buon accordo. Il nostro lavoro di approfondimento e di proposta trova oggi un esito positivo. Certo, rimangono aperte questioni importanti su cui Idv mantiene una posizione che non coincide con quella di altre forze della coalizione. Su rifiuti, infrastrutture, riforme endoregionali rimangono divergenze che avevamo già manifestato in occasione del dibattito sulle linee programmatiche di legislatura e che oggi non vengono sanate dal Documento che andiamo ad approvare. Su questi temi continueremo tuttavia a batterci dentro e fuori dai palazzi della politica, ricercando sempre un confronto all'interno della maggioranza. Ma abbiamo sicuramente segnato un punto: sui temi che più da vicino riguardano il futuro dell'Umbria nessuno può immaginare di intervenire con forzature o con soluzioni a "scatola chiusa".
Per questo possiamo affermare che il Documento che attraverso la proposta di risoluzione ci accingiamo ad approvare è a nostro avviso equilibrato e in grado di prefigurare una regione più attrezzata a fronteggiare la grave crisi economica che sta investendo anche l'Umbria.
Nella nuova versione del Dap trovano un argine le derive inceneritorie che attraversano purtroppo anche alcuni settori della maggioranza. Ma anche su temi importanti come sanità, politiche per gli anziani, agricoltura, artigianato, ambiente, connessione tra settore turismo-ristorazione e prodotti tipici locali otteniamo dei risultati significativi. Si introducono principi importanti come il policentrismo dell'Umbria e per quanto riguarda le riforme endoregionali la necessità di eliminare gli enti di secondo livello, per individuare in Province e Comuni le istituzioni di decentramento amministrativo. Viene acquisita dal governo regionale anche la necessità di dare applicazione alla legge sugli acquisti ecologici per le amministrazioni pubbliche. Positivo anche l'inserimento della valorizzazione della stampa periodica locale, del commercio equo e del mobile in stile.
Per lo stesso motivo apprezziamo che si sia deciso di specificare la scelta di rafforzare il sostegno, attraverso il Psr, all'agricoltura biologica, inspiegabilmente dimenticata nella stesura iniziale. Grazie alle nostre sollecitazioni, inoltre, è stata modificata la parte relativa alla predisposizione del disegno di legge regionale concernente le produzioni transgeniche che, così com'era, risultava piuttosto ambigua, specificando che il fine di tale legge sarà quello di evitare ogni possibile contaminazione con gli Organismi geneticamente modificati. A questo proposito noi ribadiamo la nostra convinzione che l'Umbria debba essere un territorio Ogm-free e che sia off-limits per le grandi multinazionali del transgenico che sono alla ricerca di nuovi territori da contaminare.
Riteniamo che le nostre proposte abbiamo migliorato anche la programmazione che attiene al settore della sanità e delle politiche sociali. Particolarmente rilevante, a questo proposito, è l'impegno assunto con il Dap a dare priorità all'approvazione di una nuova legge regionale sui criteri per le nomine dei direttori generali e dei ruoli apicali in sanità, nonché sui criteri per la valutazione del conseguimento degli obiettivi che andranno definiti con precisione al momento del conferimento degli incarichi. Il gruppo Idv su questo tema ha già presentato una proposta di legge, siamo ovviamente aperti al confronto con ulteriori proposte che potrebbero arrivare anche dalla giunta, ma riteniamo che la vicenda di Sanitopoli richieda risposte politiche precise e rapide.
Siamo soddisfatti anche del fatto che, nell'ambito delle azioni previste per promuovere la green economy, abbia trovato spazio la previsione di garantire la piena operatività della legge regionale 18 del 2008 sulla promozione degli acquisti pubblici ecologici. Per quanto riguarda le politiche per lo sviluppo economico e il sistema delle imprese, ricordando il ruolo che rivestono in Umbria le piccole e medie imprese, e quelle artigiane in particolare, e ribadendo l'importanza di impostare azioni di sviluppo a partire dalle peculiarità umbre, riteniamo significativo aver previsto la definitiva attuazione della legge regionale che istituisce il marchio per la tutela del mobile in stile e per il riconoscimento delle aree di eccellenza, legge che può fornire una risposta concreta alle esigenze di un settore che sta attraversando una crisi importante e che era stato colpevolmente dimenticato, pur riguardando molte realtà imprenditoriali sane del nostro tessuto produttivo.
Relativamente alle politiche di valorizzazione della risorsa Umbria attraverso la filiera turismo-ambiente-cultura, condividiamo l'intenzione di mettere a sistema il patrimonio ambientale, culturale, artistico e urbano secondo una logica multidimensionale e di puntare sulla definizione di un Piano regionale di comunicazione. Così come abbiamo proposto ed ottenuto la previsione di azioni di connessione tra il settore turismo-ristorazione e quello dei prodotti tipici locali di qualità.
Anche per quanto riguarda il trasporto pubblico locale ha potuto trovare spazio la nostra proposta di realizzazione, nel 2011, dell'orario integrato che consentirà un uso più agevole del mezzo di trasporto pubblico da tutte le località del territorio regionale, anche da quelle non servite dalla rete ferroviaria. Si tratta di uno dei tanti strumenti finalizzati ad incentivare il trasporto pubblico al posto di quello privato. Non meno importanti inoltre sono le misure previste in tema di sperimentazione in tutte le aziende sanitarie territoriali, con il contributo dell'Università, dello sviluppo dell'offerta di cure intermedie per la gestione della fase post-acuta, di riqualificazione dell'offerta di servizi in favore degli anziani e non autosufficienti, sia in relazione alla funzione ospedaliera per quanto riguarda l'emergenza che spostando risorse verso la rete dei servizi territoriali. A tal proposito abbiamo proposto di potenziare l'assistenza domiciliare anche attraverso percorsi formativi per addetti all'assistenza dei disabili e degli anziani.
Infine, siamo soddisfatti per le integrazioni al Dap che hanno permesso di inserire il tema dell'autocostruzione ed autorecupero nell'ambito delle politiche per la casa, tema che è oggetto di una proposta di legge presentata dall'Idv e che confidiamo possa essere discussa in quest'aula quanto prima, e l'impegno a confermare il finanziamento per le azioni previste da una legge che sta dando ottimi risultati come quella sul commercio equo e solidale.
Detto questo, è però corretto sottolineare che rimangono aperte questioni importanti su cui l'Italia dei Valori, come ho appena ricordato, mantiene una posizione che non coincide con quella di altre forze della coalizione e alcuni aspetti che ci soddisfano solo parzialmente.
Rispetto alla riforma endoregionale, ad esempio, mentre prendiamo atto con soddisfazione dell'accoglimento del principio secondo il quale, in coerenza con il dettato costituzionale, si dovrà procedere ad eliminare gli Enti di secondo livello (Ati, Comunità montane) e a ridefinire competenze, funzioni e risorse tra Regione, Province e Comuni, nutriamo forti perplessità sull'ipotesi di costituzione di una agenzia forestale regionale, che ci appare come una riproposizione di strutture intermedie che potrà facilmente trasformarsi nell'ennesimo baraccone.
Relativamente alle problematiche legate al comparto zootecnico, se da un lato si è rimediato a una grave dimenticanza, accettando di inserire tra le priorità la definizione di un Piano zootecnico regionale, con particolare attenzione rivolta alla suinicoltura, come peraltro deliberato pochi mesi fa da questo stesso Consiglio, è significativo che non sia stata accolta la nostra proposta di prevedere misure specifiche di sostegno per il settore zootecnico estensivo che, a nostro avviso, meglio si sposa con le peculiarità del territorio umbro e con l'obiettivo di costruire filiere interamente locali e di qualità. Eppure, almeno a parole, si vorrebbe puntare su filiere locali e marchi di qualità: si pensa di farlo ancora con la soccida, le mega stalle e senza incentivare allevamenti a terra e di qualità?
Anche sul settore del tabacco avevamo avanzato proposte che riteniamo di buon senso e che avrebbero permesso di affrontare l'inevitabile progressiva conversione verso produzioni a minor impatto ambientale, come ad esempio quelle legate all'agroenergia, conservando la redditività che il settore ha saputo garantire in passato. Proposte che però non sono state accolte.
Così come ci sembra di buon senso la proposta di allineare l'Umbria alle regioni più virtuose, aumentando i canoni di concessione per l'imbottigliamento delle acque minerali, oggi a livelli irrisori, magari giungendo ad una redistribuzione del lucro che alcune multinazionali fanno attraverso un bene comune fondamentale e che attualmente utilizzano quasi gratuitamente. Anche questa proposta purtroppo è caduta inspiegabilmente nel vuoto.
Ci sono altri temi su cui la distanza rimane ancora grande. Per quanto riguarda le politiche in materia di infrastrutture, abbiamo avuto modo altre volte di manifestare la nostra posizione critica: troppe le priorità individuate che non vedranno mai un compimento, alcune nemmeno condivisibili (come la trasformazione della E45 in autostrada), e mancanza di progetti che realmente potrebbero rappresentare una risposta alla carenza di accessibilità dell'Umbria. Noi abbiamo provato ad indicare alcune priorità, sulle quali abbiamo riscontrato una chiusura incomprensibile da parte della giunta. Mi riferisco in particolare alla realizzazione della variante della Orte-Falconara sulla direttrice Foligno, Assisi, Perugia Aeroporto, Branca, Fabriano, che metterebbe il capoluogo e l'aeroporto su una tratta nazionale di Alta Capacità di seconda classe, consentirebbe di addurre al treno un bacino di oltre quattrocento mila abitanti, oggi completamente esclusi dal traffico ferroviario nazionale, e darebbe una prospettiva certa di sviluppo a un aeroporto, quello di Sant'Egidio, altrimenti destinato al declino. Stesso esito ha avuto la proposta di introdurre la modalità tram-treno, che è l'unico modo per rendere la Fcu una vera metropolitana di superficie, capace di servire l'interno dei centri urbani e non solo le lontane periferie.
Infine c'è il tema dei rifiuti. La nuova versione del Dap, come ho già detto, mette un argine preciso a chi pensa di applicare il Piano dei rifiuti a pezzi, magari partendo dall'ultimo pezzo, vale a dire quello che nei desideri di alcuni si chiama inceneritore. Non viene colmata la distanza su molti aspetti, ma quanto meno si fissa il principio che nessuno può pensare di fare salti in avanti senza aver dato impulso a una seria politica di riuso, recupero e raccolta differenziata che dovrà raggiungere almeno il 50 per cento prima di poter passare all'individuazione della migliore soluzione per gli impianti di smaltimento ultimo. E' importante ad esempio che si sia previsto di riaprire il Piano regionale dei rifiuti al fine anche di sviluppare azioni per il recupero dei materiali (riciclo e riuso). Si tratta di un aspetto che rappresenta il primo vero impegno alla costruzione di una filiera industriale, che affronta il tema in un'ottica europea di sostenibilità ambientale e non a vantaggio di chi, attraverso la termovalorizzazione, con i rifiuti intende solo speculare.
Grazie al nostro sforzo anche il resto delle forze di maggioranza hanno preso atto dell'insostenibilità dei pesanti ritardi sulla raccolta differenziata che indicano come il Piano approvato solo due anni fa - a meno di una decisa accelerazione - si stia avviando verso il fallimento. Noi abbiamo ribadito di non essere disposti ad avallare ulteriori inadempienze, abbiamo ricordato che non verremo a patti con la volontà di chi pensa che il Piano dei rifiuti sia solo l'insieme di buoni propositi con cui infiocchettare un bell'impianto di incenerimento. Chi pensa questo - e vorremmo che l'assessore competente in materia ne assumesse consapevolezza - deve sapere che nel nostro gruppo incontrerà un'azione di contrasto ferma e intransigente.
Il punto di accordo raggiunto in maggioranza rappresenta, a nostro avviso, un risultato sostanziale. Dire, cioè, che non si avvierà la fase esecutiva della chiusura del ciclo attraverso il trattamento termico sino a quando non si sarà raggiunta la percentuale del 50 per cento di raccolta differenziata rappresenta un ancoraggio fondamentale che, per la prima volta, fissa una priorità nella gerarchia degli interventi alla quale tutte le altre fasi sono subordinate.
Inoltre, rimarcare l'obbligo di netta separazione fra i gestori della raccolta differenziata e della chiusura del ciclo costituisce un'ulteriore garanzia per evitare che interessi speculativi sovrastino l'interesse generale dei cittadini. Così come riaffermare la necessità del passaggio, da parte dei comuni, da tassa a tariffa, secondo il principio che chi meno inquina meno paga, è un ulteriore passo in avanti che la nostra battaglia politica ha determinato.
Detto questo, bisogna però prendere atto che sul tema della gestione integrata dei rifiuti permangono due visioni diverse e non completamente conciliabili fra le forze di centrosinistra. Noi crediamo ancora che sia possibile affrontare questo tema con lungimiranza, individuando soluzioni innovative, salvaguardando l'efficienza del sistema e allo stesso tempo garantendo una adeguata tutela della salute dei cittadini e in futuro continueremo con forza a sostenere la nostra posizione.
Purtroppo constatiamo che c'è ancora chi, purtroppo non solo a destra, ha come unico chiodo fisso quello dell'incenerimento e delle discariche, assecondando così le aspettative di soggetti, come ad esempio Gesenu, che oltre a non essere in grado di offrire un servizio di raccolta adeguato, tale da permettere il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, non perdono occasione di esprimere valutazioni su questioni che non gli competono, come la localizzazione, il dimensionamento e i tempi di realizzazione dell'impianto di chiusura del ciclo. Ecco, forse sarebbe opportuno che qualcuno ricordasse a Gesenu che la funzione di programmazione e indirizzo sta - fino a prova contraria - in capo ai decisori politici. O almeno così dovrebbe essere, anche se il silenzio dell'assessore rispetto alle ultime esternazioni dei vertici di Gesenu ci fa venire qualche dubbio.
In conclusione, Presidente, credo di poter dire che il Documento che attraverso la risoluzione di maggioranza andiamo ad approvare costituisce una buona base di partenza per immaginare il rilancio di un'Umbria più aperta, più solidale, più capace di cogliere le sfide della modernità. Sicuramente, grazie anche al dibattito che si è sviluppato in Consiglio regionale, dai nostri lavori esce una proposta di risoluzione equilibrata e in grado di prefigurare una regione più attrezzata a fronteggiare la grave crisi economica che sta investendo anche l'Umbria. Anche come Italia dei Valori acquisiamo la soddisfazione di un lavoro metodico e condotto sul filo dei contenuti attraverso proposte concrete e costruttive, capaci di inserire elementi di discontinuità nelle politiche regionali.
Per questi motivi, valutiamo positivamente il Dap nel suo complesso e annunciamo che il gruppo Idv voterà a favore dell'atto oggi in esame.
Grazie.
Il Dap, che già di per sé rappresenta lo strumento principe della programmazione regionale, quest'anno riveste un'importanza ancora maggiore almeno per due motivi: da un lato perché si tratta del primo documento di programmazione di questa legislatura ed è quindi chiamato a dare un'impronta che non si limita al solo 2011, dall'altro lato perché si inserisce in un contesto - internazionale, nazionale e regionale - caratterizzato dal perdurare di una crisi economico-sociale che ancora stenta a mostrare segni di ripresa e da una politica del governo nazionale che sempre di più si sta dimostrando inadeguata e incapace di dare una vera svolta riformatrice al Paese, scaricando l'onere della correzione dei conti pubblici sulle risorse destinate alle regioni e agli enti locali.
Partendo da queste premesse, rappresenta un compito impegnativo riuscire a delineare un'azione riformatrice in grado di fornire all'Umbria gli strumenti per affrontare con fiducia la sfida di uno sviluppo economico e sociale sostenibile e duraturo. Un compito che richiede quindi un dibattito serio e approfondito a cui le forze politiche che rappresentano i cittadini umbri in Consiglio regionale non possono sottrarsi. Per questo Italia dei Valori ha inteso fin dall'inizio dell'iter di questo documento fare la sua parte, nel tentativo di contribuire a definire una visione moderna e improntata alla discontinuità rispetto alle politiche sociali, economiche e ambientali della nostra regione.
Il gruppo consiliare che rappresento ha quindi preso sul serio la responsabilità di pervenire, nell'ambito della maggioranza di centrosinistra, all'approvazione di un documento quanto più possibile lungimirante, avanzato e rispondente alle esigenze del nostro tessuto economico, produttivo e sociale. Non ci siamo sottratti al nostro lavoro, approfondendo ogni singolo aspetto del Documento e coinvolgendo tutto il partito, articolato nei vari dipartimenti tematici, nella individuazione di integrazioni o modifiche che, a nostro avviso, avrebbero potuto migliorare il testo inizialmente proposto.
E' importante partire da un dato incontrovertibile per affrontare la stagione che ci attende e ammettere che non sempre le politiche economiche e di sviluppo elaborate per l'Umbria hanno ottenuto i risultati attesi. Non ha raggiunto ciò che prometteva il Patto per lo sviluppo, nelle sue diverse fasi; non ha dato frutti apprezzabili la stagione dei cosiddetti progetti caratterizzanti che in certe circostanze, anzi, hanno provocato soltanto degli strappi nel tessuto imprenditoriale della Regione.
Diciamo subito, a scanso di equivoci, che condividiamo le scelte politiche di fondo che il Dap individua come strategiche. Siamo convinti che l'Umbria necessiti di una decisa azione riformatrice sul versante della semplificazione amministrativa ed istituzionale, che sia corretto individuare nella green economy e nella economia della conoscenza le leve per immaginare un reale sviluppo sostenibile e duraturo della regione e che sia giusto prestare una particolare attenzione alle persone ed al loro benessere, attraverso il ridisegno di un modello di welfare universale e sostenibile, pure in una situazione di carenza di risorse.
Sono anni che sosteniamo queste tesi valutando che per l'Umbria occorre un nuovo progetto di regione, un modello che prevede un futuro sostenibile e d'avanguardia che, puntando sulla ricerca, l'innovazione, sulle peculiarità imprenditoriali umbre e sulla vocazione del suo territorio, persegua la sostenibilità ambientale ed economica dello sviluppo e la valorizzazione della qualità della vita sociale. Quando già nel primo nostro intervento in occasione del Dap del 2006 parlavamo di green economy qualcuno ci guardava come fossimo marziani. Adesso quegli indirizzi sembrano essere diventati patrimonio comune dell'intera coalizione che li sceglie come strumento per portare l'Umbria fuori da una crisi che potrebbe avere effetti devastanti per la nostra regione. Non possiamo che rallegrarcene. C'è da dire anche, tuttavia, che spesso la declinazione di quei principi nelle misure concrete da adottare risente di ancoraggi al passato che stentano a trovare un'evoluzione positiva.
Ribadendo quindi una condivisione di fondo del documento, non possiamo però nascondere che il testo sottoposto dalla giunta all'esame della prima commissione presentava diverse criticità e diversi aspetti che per noi non erano condivisibili. A questo proposito rivendichiamo il merito di aver saputo stimolare un dibattito serio e concreto, sia all'interno della maggioranza che nelle sedi istituzionali, registrando una partecipazione importante e un dibattito che ha portato la giunta stessa a recepire molte delle nostre osservazioni.
Pertanto il testo che arriva oggi in aula, così come accompagnato dalla risoluzione approvata dalla prima commissione, è sicuramente migliore, più completo e corretto in alcune sue evidenti criticità.
Sento di poter dire che all'interno della coalizione di centrosinistra abbiamo raggiunto un buon accordo. Il nostro lavoro di approfondimento e di proposta trova oggi un esito positivo. Certo, rimangono aperte questioni importanti su cui Idv mantiene una posizione che non coincide con quella di altre forze della coalizione. Su rifiuti, infrastrutture, riforme endoregionali rimangono divergenze che avevamo già manifestato in occasione del dibattito sulle linee programmatiche di legislatura e che oggi non vengono sanate dal Documento che andiamo ad approvare. Su questi temi continueremo tuttavia a batterci dentro e fuori dai palazzi della politica, ricercando sempre un confronto all'interno della maggioranza. Ma abbiamo sicuramente segnato un punto: sui temi che più da vicino riguardano il futuro dell'Umbria nessuno può immaginare di intervenire con forzature o con soluzioni a "scatola chiusa".
Per questo possiamo affermare che il Documento che attraverso la proposta di risoluzione ci accingiamo ad approvare è a nostro avviso equilibrato e in grado di prefigurare una regione più attrezzata a fronteggiare la grave crisi economica che sta investendo anche l'Umbria.
Nella nuova versione del Dap trovano un argine le derive inceneritorie che attraversano purtroppo anche alcuni settori della maggioranza. Ma anche su temi importanti come sanità, politiche per gli anziani, agricoltura, artigianato, ambiente, connessione tra settore turismo-ristorazione e prodotti tipici locali otteniamo dei risultati significativi. Si introducono principi importanti come il policentrismo dell'Umbria e per quanto riguarda le riforme endoregionali la necessità di eliminare gli enti di secondo livello, per individuare in Province e Comuni le istituzioni di decentramento amministrativo. Viene acquisita dal governo regionale anche la necessità di dare applicazione alla legge sugli acquisti ecologici per le amministrazioni pubbliche. Positivo anche l'inserimento della valorizzazione della stampa periodica locale, del commercio equo e del mobile in stile.
Per lo stesso motivo apprezziamo che si sia deciso di specificare la scelta di rafforzare il sostegno, attraverso il Psr, all'agricoltura biologica, inspiegabilmente dimenticata nella stesura iniziale. Grazie alle nostre sollecitazioni, inoltre, è stata modificata la parte relativa alla predisposizione del disegno di legge regionale concernente le produzioni transgeniche che, così com'era, risultava piuttosto ambigua, specificando che il fine di tale legge sarà quello di evitare ogni possibile contaminazione con gli Organismi geneticamente modificati. A questo proposito noi ribadiamo la nostra convinzione che l'Umbria debba essere un territorio Ogm-free e che sia off-limits per le grandi multinazionali del transgenico che sono alla ricerca di nuovi territori da contaminare.
Riteniamo che le nostre proposte abbiamo migliorato anche la programmazione che attiene al settore della sanità e delle politiche sociali. Particolarmente rilevante, a questo proposito, è l'impegno assunto con il Dap a dare priorità all'approvazione di una nuova legge regionale sui criteri per le nomine dei direttori generali e dei ruoli apicali in sanità, nonché sui criteri per la valutazione del conseguimento degli obiettivi che andranno definiti con precisione al momento del conferimento degli incarichi. Il gruppo Idv su questo tema ha già presentato una proposta di legge, siamo ovviamente aperti al confronto con ulteriori proposte che potrebbero arrivare anche dalla giunta, ma riteniamo che la vicenda di Sanitopoli richieda risposte politiche precise e rapide.
Siamo soddisfatti anche del fatto che, nell'ambito delle azioni previste per promuovere la green economy, abbia trovato spazio la previsione di garantire la piena operatività della legge regionale 18 del 2008 sulla promozione degli acquisti pubblici ecologici. Per quanto riguarda le politiche per lo sviluppo economico e il sistema delle imprese, ricordando il ruolo che rivestono in Umbria le piccole e medie imprese, e quelle artigiane in particolare, e ribadendo l'importanza di impostare azioni di sviluppo a partire dalle peculiarità umbre, riteniamo significativo aver previsto la definitiva attuazione della legge regionale che istituisce il marchio per la tutela del mobile in stile e per il riconoscimento delle aree di eccellenza, legge che può fornire una risposta concreta alle esigenze di un settore che sta attraversando una crisi importante e che era stato colpevolmente dimenticato, pur riguardando molte realtà imprenditoriali sane del nostro tessuto produttivo.
Relativamente alle politiche di valorizzazione della risorsa Umbria attraverso la filiera turismo-ambiente-cultura, condividiamo l'intenzione di mettere a sistema il patrimonio ambientale, culturale, artistico e urbano secondo una logica multidimensionale e di puntare sulla definizione di un Piano regionale di comunicazione. Così come abbiamo proposto ed ottenuto la previsione di azioni di connessione tra il settore turismo-ristorazione e quello dei prodotti tipici locali di qualità.
Anche per quanto riguarda il trasporto pubblico locale ha potuto trovare spazio la nostra proposta di realizzazione, nel 2011, dell'orario integrato che consentirà un uso più agevole del mezzo di trasporto pubblico da tutte le località del territorio regionale, anche da quelle non servite dalla rete ferroviaria. Si tratta di uno dei tanti strumenti finalizzati ad incentivare il trasporto pubblico al posto di quello privato. Non meno importanti inoltre sono le misure previste in tema di sperimentazione in tutte le aziende sanitarie territoriali, con il contributo dell'Università, dello sviluppo dell'offerta di cure intermedie per la gestione della fase post-acuta, di riqualificazione dell'offerta di servizi in favore degli anziani e non autosufficienti, sia in relazione alla funzione ospedaliera per quanto riguarda l'emergenza che spostando risorse verso la rete dei servizi territoriali. A tal proposito abbiamo proposto di potenziare l'assistenza domiciliare anche attraverso percorsi formativi per addetti all'assistenza dei disabili e degli anziani.
Infine, siamo soddisfatti per le integrazioni al Dap che hanno permesso di inserire il tema dell'autocostruzione ed autorecupero nell'ambito delle politiche per la casa, tema che è oggetto di una proposta di legge presentata dall'Idv e che confidiamo possa essere discussa in quest'aula quanto prima, e l'impegno a confermare il finanziamento per le azioni previste da una legge che sta dando ottimi risultati come quella sul commercio equo e solidale.
Detto questo, è però corretto sottolineare che rimangono aperte questioni importanti su cui l'Italia dei Valori, come ho appena ricordato, mantiene una posizione che non coincide con quella di altre forze della coalizione e alcuni aspetti che ci soddisfano solo parzialmente.
Rispetto alla riforma endoregionale, ad esempio, mentre prendiamo atto con soddisfazione dell'accoglimento del principio secondo il quale, in coerenza con il dettato costituzionale, si dovrà procedere ad eliminare gli Enti di secondo livello (Ati, Comunità montane) e a ridefinire competenze, funzioni e risorse tra Regione, Province e Comuni, nutriamo forti perplessità sull'ipotesi di costituzione di una agenzia forestale regionale, che ci appare come una riproposizione di strutture intermedie che potrà facilmente trasformarsi nell'ennesimo baraccone.
Relativamente alle problematiche legate al comparto zootecnico, se da un lato si è rimediato a una grave dimenticanza, accettando di inserire tra le priorità la definizione di un Piano zootecnico regionale, con particolare attenzione rivolta alla suinicoltura, come peraltro deliberato pochi mesi fa da questo stesso Consiglio, è significativo che non sia stata accolta la nostra proposta di prevedere misure specifiche di sostegno per il settore zootecnico estensivo che, a nostro avviso, meglio si sposa con le peculiarità del territorio umbro e con l'obiettivo di costruire filiere interamente locali e di qualità. Eppure, almeno a parole, si vorrebbe puntare su filiere locali e marchi di qualità: si pensa di farlo ancora con la soccida, le mega stalle e senza incentivare allevamenti a terra e di qualità?
Anche sul settore del tabacco avevamo avanzato proposte che riteniamo di buon senso e che avrebbero permesso di affrontare l'inevitabile progressiva conversione verso produzioni a minor impatto ambientale, come ad esempio quelle legate all'agroenergia, conservando la redditività che il settore ha saputo garantire in passato. Proposte che però non sono state accolte.
Così come ci sembra di buon senso la proposta di allineare l'Umbria alle regioni più virtuose, aumentando i canoni di concessione per l'imbottigliamento delle acque minerali, oggi a livelli irrisori, magari giungendo ad una redistribuzione del lucro che alcune multinazionali fanno attraverso un bene comune fondamentale e che attualmente utilizzano quasi gratuitamente. Anche questa proposta purtroppo è caduta inspiegabilmente nel vuoto.
Ci sono altri temi su cui la distanza rimane ancora grande. Per quanto riguarda le politiche in materia di infrastrutture, abbiamo avuto modo altre volte di manifestare la nostra posizione critica: troppe le priorità individuate che non vedranno mai un compimento, alcune nemmeno condivisibili (come la trasformazione della E45 in autostrada), e mancanza di progetti che realmente potrebbero rappresentare una risposta alla carenza di accessibilità dell'Umbria. Noi abbiamo provato ad indicare alcune priorità, sulle quali abbiamo riscontrato una chiusura incomprensibile da parte della giunta. Mi riferisco in particolare alla realizzazione della variante della Orte-Falconara sulla direttrice Foligno, Assisi, Perugia Aeroporto, Branca, Fabriano, che metterebbe il capoluogo e l'aeroporto su una tratta nazionale di Alta Capacità di seconda classe, consentirebbe di addurre al treno un bacino di oltre quattrocento mila abitanti, oggi completamente esclusi dal traffico ferroviario nazionale, e darebbe una prospettiva certa di sviluppo a un aeroporto, quello di Sant'Egidio, altrimenti destinato al declino. Stesso esito ha avuto la proposta di introdurre la modalità tram-treno, che è l'unico modo per rendere la Fcu una vera metropolitana di superficie, capace di servire l'interno dei centri urbani e non solo le lontane periferie.
Infine c'è il tema dei rifiuti. La nuova versione del Dap, come ho già detto, mette un argine preciso a chi pensa di applicare il Piano dei rifiuti a pezzi, magari partendo dall'ultimo pezzo, vale a dire quello che nei desideri di alcuni si chiama inceneritore. Non viene colmata la distanza su molti aspetti, ma quanto meno si fissa il principio che nessuno può pensare di fare salti in avanti senza aver dato impulso a una seria politica di riuso, recupero e raccolta differenziata che dovrà raggiungere almeno il 50 per cento prima di poter passare all'individuazione della migliore soluzione per gli impianti di smaltimento ultimo. E' importante ad esempio che si sia previsto di riaprire il Piano regionale dei rifiuti al fine anche di sviluppare azioni per il recupero dei materiali (riciclo e riuso). Si tratta di un aspetto che rappresenta il primo vero impegno alla costruzione di una filiera industriale, che affronta il tema in un'ottica europea di sostenibilità ambientale e non a vantaggio di chi, attraverso la termovalorizzazione, con i rifiuti intende solo speculare.
Grazie al nostro sforzo anche il resto delle forze di maggioranza hanno preso atto dell'insostenibilità dei pesanti ritardi sulla raccolta differenziata che indicano come il Piano approvato solo due anni fa - a meno di una decisa accelerazione - si stia avviando verso il fallimento. Noi abbiamo ribadito di non essere disposti ad avallare ulteriori inadempienze, abbiamo ricordato che non verremo a patti con la volontà di chi pensa che il Piano dei rifiuti sia solo l'insieme di buoni propositi con cui infiocchettare un bell'impianto di incenerimento. Chi pensa questo - e vorremmo che l'assessore competente in materia ne assumesse consapevolezza - deve sapere che nel nostro gruppo incontrerà un'azione di contrasto ferma e intransigente.
Il punto di accordo raggiunto in maggioranza rappresenta, a nostro avviso, un risultato sostanziale. Dire, cioè, che non si avvierà la fase esecutiva della chiusura del ciclo attraverso il trattamento termico sino a quando non si sarà raggiunta la percentuale del 50 per cento di raccolta differenziata rappresenta un ancoraggio fondamentale che, per la prima volta, fissa una priorità nella gerarchia degli interventi alla quale tutte le altre fasi sono subordinate.
Inoltre, rimarcare l'obbligo di netta separazione fra i gestori della raccolta differenziata e della chiusura del ciclo costituisce un'ulteriore garanzia per evitare che interessi speculativi sovrastino l'interesse generale dei cittadini. Così come riaffermare la necessità del passaggio, da parte dei comuni, da tassa a tariffa, secondo il principio che chi meno inquina meno paga, è un ulteriore passo in avanti che la nostra battaglia politica ha determinato.
Detto questo, bisogna però prendere atto che sul tema della gestione integrata dei rifiuti permangono due visioni diverse e non completamente conciliabili fra le forze di centrosinistra. Noi crediamo ancora che sia possibile affrontare questo tema con lungimiranza, individuando soluzioni innovative, salvaguardando l'efficienza del sistema e allo stesso tempo garantendo una adeguata tutela della salute dei cittadini e in futuro continueremo con forza a sostenere la nostra posizione.
Purtroppo constatiamo che c'è ancora chi, purtroppo non solo a destra, ha come unico chiodo fisso quello dell'incenerimento e delle discariche, assecondando così le aspettative di soggetti, come ad esempio Gesenu, che oltre a non essere in grado di offrire un servizio di raccolta adeguato, tale da permettere il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, non perdono occasione di esprimere valutazioni su questioni che non gli competono, come la localizzazione, il dimensionamento e i tempi di realizzazione dell'impianto di chiusura del ciclo. Ecco, forse sarebbe opportuno che qualcuno ricordasse a Gesenu che la funzione di programmazione e indirizzo sta - fino a prova contraria - in capo ai decisori politici. O almeno così dovrebbe essere, anche se il silenzio dell'assessore rispetto alle ultime esternazioni dei vertici di Gesenu ci fa venire qualche dubbio.
In conclusione, Presidente, credo di poter dire che il Documento che attraverso la risoluzione di maggioranza andiamo ad approvare costituisce una buona base di partenza per immaginare il rilancio di un'Umbria più aperta, più solidale, più capace di cogliere le sfide della modernità. Sicuramente, grazie anche al dibattito che si è sviluppato in Consiglio regionale, dai nostri lavori esce una proposta di risoluzione equilibrata e in grado di prefigurare una regione più attrezzata a fronteggiare la grave crisi economica che sta investendo anche l'Umbria. Anche come Italia dei Valori acquisiamo la soddisfazione di un lavoro metodico e condotto sul filo dei contenuti attraverso proposte concrete e costruttive, capaci di inserire elementi di discontinuità nelle politiche regionali.
Per questi motivi, valutiamo positivamente il Dap nel suo complesso e annunciamo che il gruppo Idv voterà a favore dell'atto oggi in esame.
Grazie.



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