Ieri in Consiglio regionale si discuteva dell'arresto del vice presidente Goracci e si è votato per rieleggere il nuovo Ufficio di Presidenza. Come Italia dei Valori abbiamo ribadito una posizione di rigore e fermezza. Abbiamo chiesto il coraggio di tutelare la credibilità delle istituzioni, evitando di sottoporle ad ulteriori rischi di delegittimazione. Sarebbe giusto che chi risulta indagato dimostrasse il senso di responsabilità istituzionale di fare un passo indietro e separare i propri destini personali da quelli dell'istituzione che rappresenta. Questo non è avvenuto. Proprio per questi motivi non abbiamo partecipato al voto, ritenendo inopportuno sostituire il vice presidente Goracci e non accorgersi che il Presidente resta, indagato, al proprio posto.
Di seguito mio intervento in aula:
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Arresto Goracci
Intervento di Oliviero Dottorini
Grazie Presidente, colleghi,
oggi ci sentirete ribadire una posizione che riteniamo avrebbe dovuto essere tenuta in più seria considerazione a tempo debito, quando sarebbe stato possibile tutelare in maniera più efficace l'immagine e la credibilità del nostro Consiglio regionale, tenendo separate le vicende personali dei singoli da quelle delle istituzioni.
La vicenda che ha colpito il Consiglio regionale nei giorni scorsi non può essere sottovalutata: per la prima volta in tanti anni - a quanto ci risulta - Forze dell'ordine e Magistratura hanno oltrepassato la soglia del Palazzo della Regione per perquisizioni e sequestro di documenti. E' un'immagine dal forte potere simbolico ed evocativo, la rappresentazione di una credibilità che pare allontanarsi dai palazzi delle istituzioni e che sembra non trovare riscontro nella consapevolezza della politica.
E' un fatto grave, quello a cui abbiamo assistito. Ed é grave che noi non siamo stati in grado di prevenire questa situazione e di tutelare l'Istituzione che ci troviamo a rappresentare dal rischio di un discredito così pesante, forse persino eccessivo per la proiezione che ha avuto sull'immaginario dell'opinione pubblica nazionale. Per quanto ci riguarda riterremmo ancor più grave la nostra incapacità di prendere atto di cosa é avvenuto e di cosa potrebbe avvenire, se non acquisissimo il dato di una società regionale e nazionale che ci sta guardando, che misurerà col metro del rigore etico e della diffidenza le decisioni che assumeremo.
L'arresto del vicepresidente Goracci, oltre a turbarci profondamente, rappresenta solo l'ultimo caso, forse il più eclatante, di eventi che negli ultimi mesi hanno coinvolto esponenti di spicco della politica regionale, delineando un quadro preoccupante che ci impone di affrontare apertamente, senza cedere alla tentazione minimalista, il problema di come tutelare le istituzioni regionali che rischiano di vedere compromessa la propria credibilità e autorevolezza.
Questa situazione non é frutto di circostanze impreviste e oggi, per l'Italia dei Valori, sarebbe fin troppo facile dire "l'avevamo detto". Sarebbe troppo semplice ricordare le nostre richieste di "un passo indietro" per chi ricopre cariche istituzionali ed é raggiunto di avvisi di garanzia. Oppure la richiesta di comunicazioni al Consiglio che lo stesso Goracci negò con un atteggiamento di supponenza che lo indusse a definirci "moralisti di risulta" per il solo aver chiesto spiegazioni di quanto stava avvenendo.
Oggi si comprende senza timori di fraintendimento che la nostra richiesta non aveva nulla di personale, ma sarebbe stato l'unico modo per salvaguardare la massima istituzione regionale e non intaccarne la credibilità agli occhi dei cittadini. In molte occasioni si é preferito nascondere la testa sotto la sabbia e far passare per giustizialista chi chiedeva soltanto atti concreti e scelte di buon senso. Noi rimaniamo convinti che l'Assemblea regionale non abbia fatto una buona scelta a ignorare quella nostra richiesta e che la credibilità della massima istituzione non sia stata tutelata a dovere.
Detto questo, voglio ammettere che il nostro primo sentimento di fronte agli arresti di questi giorni è di tristezza per le vicende personali dei singoli che vanno rispettate e in ogni caso separate completamente dalle questioni istituzionali, al di là delle appartenenze politiche. A nostro avviso ciò che emerge in maniera chiara, al di là dei risvolti giudiziari delle varie vicende processuali, è l'esistenza di una questione morale ed etica che attraversa la nostra vita democratica e si insinua, a prescindere dagli schieramenti politici, nel nostro modo di concepire il rapporto tra politica e istituzioni, tra politica e affari, tra i cittadini e chi li governa. D'ora in avanti nessuno può continuare a negarla o a far finta di niente.
A questo punto riteniamo fondamentale una reazione decisa per dare la misura di un'assunzione di responsabilità a prescindere dalle appartenenze partitiche. Attenzione, vorrei sottolineare questo aspetto: noi non ne facciamo una questione di schieramenti. Crediamo che la questione etica che siamo chiamati ad affrontare non abbia limiti nÈ di partito nÈ di coalizione.
Noi sappiamo che l'avviso di garanzia non equivale a un rinvio a giudizio e riteniamo che la presunzione di innocenza debba animare ogni nostra considerazione. E tuttavia. Tuttavia voi pensate che la nostra Regione potrebbe reggere all'eventualità, che ci auguriamo non debba mai verificarsi, di un ulteriore rinvio a giudizio dopo gli arresti di Gubbio? Credete che sarebbe in grado di reggere il danno di immagine e di credibilità che ne deriverebbe? Noi pensiamo sia doveroso mettere al riparo le nostre istituzioni da qualsiasi rischio. Da forza che governa questa Regione, riteniamo che sarebbe un grave errore mettere a repentaglio il profilo riformatore della coalizione per non aver saputo cogliere per tempo le avvisaglie di una situazione che richiede rigore e trasparenza.
Tutti siamo chiamati ad uno scatto di responsabilità, a trovare un ordine di priorità in questo quadro di ragioni che si confrontano. Verrebbe da dire, parafrasando lo slogan coniato dal Partito democratico a livello nazionale, "Prima di tutto l'Umbria". Prima di tutto il bene comune, le riforme, la capacità di dare risposte a una società che si trova alle prese con una crisi epocale.
Per questo pensiamo che la politica debba trovare la forza di fare scelte coraggiose che sgomberino il campo da qualunque sospetto.
A questo proposito è da apprezzare il provvedimento immediato che l'Idv ha assunto nei confronti del proprio iscritto coinvolto nella vicenda eugubina. Così deve agire chi ha a cuore le istituzioni e intende tutelarle in maniera trasparente e coerente, indipendentemente dalle convinzioni personali e dalla presunzione di innocenza che - ripeto - deve sempre animare ogni nostra considerazione. Non ci piacciono i garantisti a fasi alterne, né chi utilizza due pesi e due misure a seconda che si trovi a Roma o a Perugia, a seconda che debba valutare la situazione di un proprio aderente o di quello dello schieramento avverso.
Per il medesimo motivo, noi non condividiamo soluzioni rabberciate, ritocchi di immagine che non vanno oltre la gestione un po' gattopardesca della situazione contingente.
Consideriamo sbagliata l'idea di rinnovare l'ufficio di presidenza e allo stesso tempo di ignorare che chi lo presiede risulta essere tuttora indagato. Si tratta di una scelta debole che trasmette un messaggio incomprensibile alla comunità regionale. Oggi pare venire a mancare quel gesto di responsabilità che consentirebbe di restituire alla massima istituzione regionale la credibilità e la forza per sgomberare ogni ombra e ogni ulteriore rischio.
Noi non conosciamo i risvolti dell'indagine che coinvolge il Presidente Brega, se non per le pesanti ipotesi di reato che gli vengono contestate. Rimaniamo fermi nella convinzione che occorra sospendere ogni valutazione fino al giudizio definitivo. E questo vale per Goracci come per tutti gli altri soggetti coinvolti in indagini giudiziarie. Tuttavia è importante ribadire che le istituzioni devono essere tutelate da ogni rischio di delegittimazione. Pertanto ribadiamo l'importanza di sgomberare il campo da ogni sospetto e di distinguere i destini personali da quelli delle istituzioni che si rappresentano.
Lo abbiamo detto già nei giorni scorsi. La soluzione che viene prospettata è per noi inadeguata ad affrontare in modo serio l'emergenza che stiamo vivendo. Intendiamoci, noi comprendiamo lo sforzo che il Pd sta mettendo in campo per tentare di trovare una soluzione e accogliamo l'impegno di un confronto entro il mese di marzo come un fatto significativo. Diciamo di più: confidiamo che la nostra posizione di buon senso e rigore possa dare la forza di scelte chiare a chi all'interno di quel partito sta combattendo una battaglia di legalità e fermezza.
Ma così come ci viene prospettata, la soluzione di un semplice avvicendamento nell'ufficio di presidenza, ci appare minimalista e insufficiente a restituire serenità. Avvertiamo l'amara sensazione di un rinvio, di un tentativo di aggirare il problema senza affrontarlo in maniera esplicita e determinata. Questo indipendentemente dai nomi che pare vengano proposti su cui ovviamente non abbiamo alcuna riserva di carattere personale.
Al contrario noi pensiamo e proponiamo che la nostra Regione debba costituirsi parte civile negli eventuali giudizi che dovessero scaturire da questa come da altre vicende per tutelare un'immagine che già oggi risulta fortemente compromessa. Riteniamo che la Presidente Marini debba difendersi innanzitutto da chi vorrebbe irretirla su posizioni di conservazione, mettendo in discussione l'azione riformatrice del suo programma.
Per questo oggi non parteciperemo a una votazione per eleggere il sostituto di Goracci, senza avere il coraggio di fare chiarezza sulla presidenza del Consiglio regionale. Facciamo questa scelta perché vogliamo giocare a carte scoperte e perché siamo abituati a scelte coerenti e trasparenti, a maggior ragione quando si tratta di tutelare le istituzioni. In questo modo crediamo di togliere un alibi anche a chi é pronto, persino nelle file della maggioranza, a mettere impropriamente in difficoltà l'esecutivo senza avere il coraggio di assumere posizioni a viso aperto.
Come Idv abbiamo da subito, e in modo risoluto, declinato ogni invito ad avanzare candidature in sostituzione di Orfeo Goracci e non parteciperemo al voto dal momento che riteniamo che dal Consiglio regionale debba giungere un invito esplicito alla responsabilità a fare della questione morale un pilastro del nostro agire politico. Questo al di là dei risvolti giudiziari, dal momento che a noi competono i risvolti politici e istituzionali. Anche qualora risultasse che in questa, come in altre vicende - da Sanitopoli agli eventi valentiniani - non ci siano aspetti di rilevanza penale o comunque reati di tipo amministrativo, quello che emerge, e che sembra ormai chiaro, é che esiste un enorme problema di trasparenza nella gestione di concorsi, appalti ed assunzioni, che getta un'ombra pesante sul sistema democratico regionale.
E su questo non possiamo pensare di indugiare oltre.
Grazie.
Intervento di Oliviero Dottorini
Grazie Presidente, colleghi,
oggi ci sentirete ribadire una posizione che riteniamo avrebbe dovuto essere tenuta in più seria considerazione a tempo debito, quando sarebbe stato possibile tutelare in maniera più efficace l'immagine e la credibilità del nostro Consiglio regionale, tenendo separate le vicende personali dei singoli da quelle delle istituzioni.
La vicenda che ha colpito il Consiglio regionale nei giorni scorsi non può essere sottovalutata: per la prima volta in tanti anni - a quanto ci risulta - Forze dell'ordine e Magistratura hanno oltrepassato la soglia del Palazzo della Regione per perquisizioni e sequestro di documenti. E' un'immagine dal forte potere simbolico ed evocativo, la rappresentazione di una credibilità che pare allontanarsi dai palazzi delle istituzioni e che sembra non trovare riscontro nella consapevolezza della politica.
E' un fatto grave, quello a cui abbiamo assistito. Ed é grave che noi non siamo stati in grado di prevenire questa situazione e di tutelare l'Istituzione che ci troviamo a rappresentare dal rischio di un discredito così pesante, forse persino eccessivo per la proiezione che ha avuto sull'immaginario dell'opinione pubblica nazionale. Per quanto ci riguarda riterremmo ancor più grave la nostra incapacità di prendere atto di cosa é avvenuto e di cosa potrebbe avvenire, se non acquisissimo il dato di una società regionale e nazionale che ci sta guardando, che misurerà col metro del rigore etico e della diffidenza le decisioni che assumeremo.
L'arresto del vicepresidente Goracci, oltre a turbarci profondamente, rappresenta solo l'ultimo caso, forse il più eclatante, di eventi che negli ultimi mesi hanno coinvolto esponenti di spicco della politica regionale, delineando un quadro preoccupante che ci impone di affrontare apertamente, senza cedere alla tentazione minimalista, il problema di come tutelare le istituzioni regionali che rischiano di vedere compromessa la propria credibilità e autorevolezza.
Questa situazione non é frutto di circostanze impreviste e oggi, per l'Italia dei Valori, sarebbe fin troppo facile dire "l'avevamo detto". Sarebbe troppo semplice ricordare le nostre richieste di "un passo indietro" per chi ricopre cariche istituzionali ed é raggiunto di avvisi di garanzia. Oppure la richiesta di comunicazioni al Consiglio che lo stesso Goracci negò con un atteggiamento di supponenza che lo indusse a definirci "moralisti di risulta" per il solo aver chiesto spiegazioni di quanto stava avvenendo.
Oggi si comprende senza timori di fraintendimento che la nostra richiesta non aveva nulla di personale, ma sarebbe stato l'unico modo per salvaguardare la massima istituzione regionale e non intaccarne la credibilità agli occhi dei cittadini. In molte occasioni si é preferito nascondere la testa sotto la sabbia e far passare per giustizialista chi chiedeva soltanto atti concreti e scelte di buon senso. Noi rimaniamo convinti che l'Assemblea regionale non abbia fatto una buona scelta a ignorare quella nostra richiesta e che la credibilità della massima istituzione non sia stata tutelata a dovere.
Detto questo, voglio ammettere che il nostro primo sentimento di fronte agli arresti di questi giorni è di tristezza per le vicende personali dei singoli che vanno rispettate e in ogni caso separate completamente dalle questioni istituzionali, al di là delle appartenenze politiche. A nostro avviso ciò che emerge in maniera chiara, al di là dei risvolti giudiziari delle varie vicende processuali, è l'esistenza di una questione morale ed etica che attraversa la nostra vita democratica e si insinua, a prescindere dagli schieramenti politici, nel nostro modo di concepire il rapporto tra politica e istituzioni, tra politica e affari, tra i cittadini e chi li governa. D'ora in avanti nessuno può continuare a negarla o a far finta di niente.
A questo punto riteniamo fondamentale una reazione decisa per dare la misura di un'assunzione di responsabilità a prescindere dalle appartenenze partitiche. Attenzione, vorrei sottolineare questo aspetto: noi non ne facciamo una questione di schieramenti. Crediamo che la questione etica che siamo chiamati ad affrontare non abbia limiti nÈ di partito nÈ di coalizione.
Noi sappiamo che l'avviso di garanzia non equivale a un rinvio a giudizio e riteniamo che la presunzione di innocenza debba animare ogni nostra considerazione. E tuttavia. Tuttavia voi pensate che la nostra Regione potrebbe reggere all'eventualità, che ci auguriamo non debba mai verificarsi, di un ulteriore rinvio a giudizio dopo gli arresti di Gubbio? Credete che sarebbe in grado di reggere il danno di immagine e di credibilità che ne deriverebbe? Noi pensiamo sia doveroso mettere al riparo le nostre istituzioni da qualsiasi rischio. Da forza che governa questa Regione, riteniamo che sarebbe un grave errore mettere a repentaglio il profilo riformatore della coalizione per non aver saputo cogliere per tempo le avvisaglie di una situazione che richiede rigore e trasparenza.
Tutti siamo chiamati ad uno scatto di responsabilità, a trovare un ordine di priorità in questo quadro di ragioni che si confrontano. Verrebbe da dire, parafrasando lo slogan coniato dal Partito democratico a livello nazionale, "Prima di tutto l'Umbria". Prima di tutto il bene comune, le riforme, la capacità di dare risposte a una società che si trova alle prese con una crisi epocale.
Per questo pensiamo che la politica debba trovare la forza di fare scelte coraggiose che sgomberino il campo da qualunque sospetto.
A questo proposito è da apprezzare il provvedimento immediato che l'Idv ha assunto nei confronti del proprio iscritto coinvolto nella vicenda eugubina. Così deve agire chi ha a cuore le istituzioni e intende tutelarle in maniera trasparente e coerente, indipendentemente dalle convinzioni personali e dalla presunzione di innocenza che - ripeto - deve sempre animare ogni nostra considerazione. Non ci piacciono i garantisti a fasi alterne, né chi utilizza due pesi e due misure a seconda che si trovi a Roma o a Perugia, a seconda che debba valutare la situazione di un proprio aderente o di quello dello schieramento avverso.
Per il medesimo motivo, noi non condividiamo soluzioni rabberciate, ritocchi di immagine che non vanno oltre la gestione un po' gattopardesca della situazione contingente.
Consideriamo sbagliata l'idea di rinnovare l'ufficio di presidenza e allo stesso tempo di ignorare che chi lo presiede risulta essere tuttora indagato. Si tratta di una scelta debole che trasmette un messaggio incomprensibile alla comunità regionale. Oggi pare venire a mancare quel gesto di responsabilità che consentirebbe di restituire alla massima istituzione regionale la credibilità e la forza per sgomberare ogni ombra e ogni ulteriore rischio.
Noi non conosciamo i risvolti dell'indagine che coinvolge il Presidente Brega, se non per le pesanti ipotesi di reato che gli vengono contestate. Rimaniamo fermi nella convinzione che occorra sospendere ogni valutazione fino al giudizio definitivo. E questo vale per Goracci come per tutti gli altri soggetti coinvolti in indagini giudiziarie. Tuttavia è importante ribadire che le istituzioni devono essere tutelate da ogni rischio di delegittimazione. Pertanto ribadiamo l'importanza di sgomberare il campo da ogni sospetto e di distinguere i destini personali da quelli delle istituzioni che si rappresentano.
Lo abbiamo detto già nei giorni scorsi. La soluzione che viene prospettata è per noi inadeguata ad affrontare in modo serio l'emergenza che stiamo vivendo. Intendiamoci, noi comprendiamo lo sforzo che il Pd sta mettendo in campo per tentare di trovare una soluzione e accogliamo l'impegno di un confronto entro il mese di marzo come un fatto significativo. Diciamo di più: confidiamo che la nostra posizione di buon senso e rigore possa dare la forza di scelte chiare a chi all'interno di quel partito sta combattendo una battaglia di legalità e fermezza.
Ma così come ci viene prospettata, la soluzione di un semplice avvicendamento nell'ufficio di presidenza, ci appare minimalista e insufficiente a restituire serenità. Avvertiamo l'amara sensazione di un rinvio, di un tentativo di aggirare il problema senza affrontarlo in maniera esplicita e determinata. Questo indipendentemente dai nomi che pare vengano proposti su cui ovviamente non abbiamo alcuna riserva di carattere personale.
Al contrario noi pensiamo e proponiamo che la nostra Regione debba costituirsi parte civile negli eventuali giudizi che dovessero scaturire da questa come da altre vicende per tutelare un'immagine che già oggi risulta fortemente compromessa. Riteniamo che la Presidente Marini debba difendersi innanzitutto da chi vorrebbe irretirla su posizioni di conservazione, mettendo in discussione l'azione riformatrice del suo programma.
Per questo oggi non parteciperemo a una votazione per eleggere il sostituto di Goracci, senza avere il coraggio di fare chiarezza sulla presidenza del Consiglio regionale. Facciamo questa scelta perché vogliamo giocare a carte scoperte e perché siamo abituati a scelte coerenti e trasparenti, a maggior ragione quando si tratta di tutelare le istituzioni. In questo modo crediamo di togliere un alibi anche a chi é pronto, persino nelle file della maggioranza, a mettere impropriamente in difficoltà l'esecutivo senza avere il coraggio di assumere posizioni a viso aperto.
Come Idv abbiamo da subito, e in modo risoluto, declinato ogni invito ad avanzare candidature in sostituzione di Orfeo Goracci e non parteciperemo al voto dal momento che riteniamo che dal Consiglio regionale debba giungere un invito esplicito alla responsabilità a fare della questione morale un pilastro del nostro agire politico. Questo al di là dei risvolti giudiziari, dal momento che a noi competono i risvolti politici e istituzionali. Anche qualora risultasse che in questa, come in altre vicende - da Sanitopoli agli eventi valentiniani - non ci siano aspetti di rilevanza penale o comunque reati di tipo amministrativo, quello che emerge, e che sembra ormai chiaro, é che esiste un enorme problema di trasparenza nella gestione di concorsi, appalti ed assunzioni, che getta un'ombra pesante sul sistema democratico regionale.
E su questo non possiamo pensare di indugiare oltre.
Grazie.



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