"Conversione del modello produttivo e scelte coerenti devono diventare punti cardine per superare una crisi che in Umbria ha attecchito in maniera più forte che nel resto d'Italia"

Il pil dell'Umbria diminuisce in misura maggiore rispetto alla media nazionale, mentre i consumi delle famiglie continuano a calare e la disoccupazione ha superato i livelli di guardia. La crisi in Umbria ha attecchito in maniera particolarmente vigorosa. Parcellizzazione, lavoro in sub fornitura, mancanza di un modello produttivo regionale e di poli imprenditoriali "autoctoni" sono le principali debolezze del nostro sistema.
Di fronte a questo rifugiarsi nella retorica della crescita o nelle ricette rassicuranti del passato sarebbe un errore imperdonabile. Occorre una profonda rconversione del nostro modello produttivo: catrame, cave, cemento, tabacco e soccida non pososno più essere considerati il motore dell'Umbria. Non è possibile pensare ancora che siano sufficienti "un po' più di green, un po' più di ricerca, un po' di spinta all'innovazione per salvare l'esistente".
Per questo non si può continuare a parlare di "cambio di paradigma" e poi puntare decisi sulla trasformazione della E45 in autostrada e sull'incremento della cementificazione, non si può parlare di green economy e poi approvare delibere sulle biomasse che eliminano il vincolo dei km zero, non si può parlare di agricoltura di qualità e biologica come "rivoluzione culturale" e poi decidere di puntare ancora sulla "strategia tabacco" ...
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