Continua il dibattito sul Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Repartino). Dopo l'interrogazione di Dottorini e la lettera del prof. Della Torre, ecco che iniziano a prendere posizione gli operatori.
Questo pezzo merita di essere letto.
I diritti negati dei malati di mente e le criticità del servizio sanitario territoriale
"Così l'Umbria tradisce Basaglia"
Parla un operatore: il repertino è stato isolato come i manicomi di una volta

PERUGIA - "Se la tua è una malattia mentale sappi che i tuoi diritti, nemmeno in Umbria, sono di fatto gli stessi di un malato di tumore o di un malato cardiovascolare". L'accorata denuncia arriva da un operatore sociosanitario che presta servizio da più di trent'anni nel settore della salute mentale a Perugia. Il suo è un bilancio drammatico che vuole essere un appello non solo alle istituzioni ma anche a quello spirito di riforma che circa trent'anni fa aveva ispirato le carriere di molti professionisti che operano nella salute mentale. "I Centri di salute mentale - riferisce - hanno subito negli ultimi 20 anni una drastica riduzione del personale e non c'è ricambio. Dopo il pensionamento i posti non vengono più ricoperti. Capita quindi che tre psichiatri abbiano in carico quasi 3000 persone. Tra questi una percentuale riguarda gli psicotici cosiddetti gravi". Altro dato allarmante e quello dell'aumento della malattia mentale nelle fasce giovanili. "Nelle case di accoglienza ospitiamo ragazzi in eta dai 25 ai 30 anni che spesso arrivano da noi dopo due, tre anni trascorsi praticamente senza uscire di casa". Disoccupazione, perdita di legami affettivi e relazioni su cui pesa enormemente la
mancata acquisizione di un ruolo sociale. I meccanismi, che spesso portano ad una progressiva perdita dell'autonomia in ragazzi e adulti, sono anche in Umbria - detentrice di un triste record di morti per overdose - numerosi e striscianti. Nel manifestarsi della malattia un ruolo importante lo gioca sicuramente la predisposizione personale ma è impossibile non considerare il peso di una società che sta negando progressivamente spazi e diritti ai giovani senza porsi minimamente il quesito sulle conseguenze che ne deriveranno. "Se si ha fortuna si può essere presi in cura da uno di quelli che credevano veramente al sogno di una società capace di offrire serie opportunità di miglioramento e guarigione al malato mentale", racconta l'operatore. Se, invece, si ha sfortuna si viene schiacciati dagli ingranaggi di una macchina pubblica che dei malati mentali, all'atto pratico, non ne vuol sapere. A questo proposito emblematica è la situazione del "repertino" di Perugia. "In pratica è stato isolato come avveniva per i manicomi di una volta. Questo sì - secondo l'operatore- è un grande tradimento a quel progetto che vedeva l'Umbria tra le Regioni più sensibili allo spirito della legge Basaglia". La tutela dei diritti del malato mentale è resa ancora più ardua dalla vergogna oggi spesso più forte di ieri nei familiari. "Una volta la persona con disturbi mentali, etichettata come matto del villaggio, era in qualche modo parte di una società che, nonostante tutti i suoi limiti, si mostrava capace di una integrazione. Oggi - rileva l'operatore sociosanitario - le famiglie lasciano passare anni prima di rivolgersi agli esperti e questo non fa che complicare le cose". Dai disturbi d'ansia alla depressione lo scivolamento verso forme più gravi non è raro soprattutto se di mezzo ce l'isolamento. Nei malati viene alimentata così la percezione che questo disagio sia segno di debolezza e motivo di vergogna. Un grave errore che ha come conseguenze un indebolimento della capacità di tutela dei diritti del malato mentale. Intanto sul fronte pubblico mancano le strutture, le persone e spesso la volontà di offrire alla malattia mentale le stesse opportunità, le occasioni di miglioramento e guarigione, riservate normalmente alle malattie "difendibili".
Isabella Rossi



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