Devo dire che è sin troppo facile oggi riconfermare da parte nostra la fiducia e il sostegno all'azione di governo della Presidente Marini. Per ora stiamo discutendo di nulla, perché discutiamo soltanto di notizie di stampa e sottolineiamo modalità e processi che rischiano di compiersi non nelle aule, ma, appunto, solo attraverso i giornali.
Dalla Presidente oggi noi apprezziamo il fatto che abbia avvertito il dovere civico e istituzionale di rappresentare la sua posizione, attraverso il Consiglio regionale, a tutta la società regionale. Prendiamo atto della sua dichiarata totale estraneità ai fatti e apprezziamo la sua difesa della funzione e anche per la sua sensibilità istituzionale.
Casomai ci sarebbe da domandarsi come mai, da "Sanitopoli" agli Eventi Valentiniani, a questa ultima vicenda, si sia avvertita questa sensibilità solo in alcuni casi, rassegnando le dimissioni, penso al collega Riommi, e svolgendo un dibattito in Consiglio, come in questo caso della Presidente. Perché solo in questi casi si è avvertita questa sensibilità e questa disponibilità e non anche in altri casi in cui ci sono indagini in corso?
Per questo riconfermo la piena fiducia e sostegno del nostro gruppo alla Presidente Marini.
Però le considerazioni da fare riguardano altro. A dire il vero, nessuna delle vicende degli ultimi mesi, da "Sanitopoli" agli Eventi Valentiniani, alla vicenda Enac, di per sé fornisce elementi tali da indurre a considerazioni affrettate o a definire quadri di circostanziato malaffare. Ma è la somma di uno più uno, più uno, più uno di questi episodi a farci pensare a sintomi pericolosi per nulla tranquillizzanti, a un intreccio inquietante tra politica, favori e clientele che emerge al di là dei rilievi giudiziari. Certe notizie, certi costumi - e non mi riferisco, ovviamente, alla Presidente, di cui ho già messo in evidenza la correttezza e la trasparenza - delineano un sistema di relazioni pericolose, un modo di costruire il consenso servendosi delle istituzioni - penso alle intercettazioni di "Sanitopoli" - un modo disinvolto di rapportarsi alla Cosa pubblica che viaggia sul crinale del lecito e forse, a volte, lo oltrepassa.
Evidentemente certe modalità sono penetrate nella nostra cultura più di quanto potessimo immaginare. I luoghi comuni del lavoro che si trova solo se appoggiati dai politici giusti, della necessità di ungere gli ingranaggi della macchina pubblica per ottenere risultati trovano conferme pratiche quanto per ora aleatorie nelle notizie di stampa di questi ultimi mesi. E' come se, prima ancora che vero, tutto risultasse verosimile.
Noi crediamo che oggi la Presidente abbia fatto bene a non consentire che si giocasse sul campo dell'ambiguità e dei sospetti e di questo è giusto rendergliene merito da parte di tutti.
Pensiamo invece che il Partito Democratico sbaglierebbe se scegliesse di nascondere la polvere sotto il tappeto.
A questo proposito voglio riportare una nota che la Segreteria regionale dell'Italia dei Valori ha emesso qualche giorno fa, un piccolo stralcio di questa nota, quando ovviamente i giornali non avevano tirato fuori la vicenda della Presidente, che, ripeto, rimane fuori da queste nostre considerazioni: "La delicatezza delle posizioni occupate da quelli che sono oggetto di indagine o di rinvio a giudizio, la loro esposizione e la loro influenza rendono necessario, a nostro avviso, una presa di posizione forte e chiara del Partito Democratico che serva a riaffermare un principio di trasparenza e di eticità per coloro che lo rappresentano di fronte all'elettorato e all'opinione pubblica. Seguitare a tacere sarebbe per il PD una pericolosa manifestazione di impotenza che l'opinione pubblica potrebbe interpretata come silenziosa acquiescenza a posizioni di forze interne al partito e come incapacità ad indicare il confine tra le responsabilità personali da quelle politiche. Questo giudizio non si limiterebbe al Partito Democratico, cosa di per sé assai grave per tutto il centrosinistra, visto che quel partito è la forza politica più importante della coalizione, ma finirebbe per riverberarsi su tutti gli altri partiti alleati, mettendone in discussione la coerenza con i valori etici e i principi di trasparenza che pure abbiamo affermato con forza sin dalla presentazione dei programmi di legislatura".
La nota prosegue oltre, ma è importante sottolineare che sarebbe un errore se cedessimo a tentazioni auto-assolutorie senza guardare nel profondo di ciò che sta avvenendo.
Io non se questa è questione morale. So per certo che questo modello culturale e politico ha già fatto troppi danni alla libertà, al dinamismo e alla dignità della nostra regione.
Conosciamo bene la differenza che corre tra il centrosinistra e chi a Roma cerca di difendersi dai processi piuttosto che affrontarli a viso aperto. Conosciamo i Cosentino, i Papi, gli Scajola, gli inquisiti e i condannati che siedono in Parlamento e lo stesso Berlusconi, che di tutti è il capo.
Qua la situazione è diversa. Ma il fatto che ci troviamo di fronte a un centrodestra così a corto di argomenti, di esempi e di credibilità non deve consolarci, ma indurci a maggiore rigore e intransigenza.
Sappiamo che i cittadini si sono stancati di dare credito alla versione secondo cui, se succede a Sinistra, è una leggerezza, se succede a Destra, è l'emersione di un sistema. Sappiamo che nessuno è immune e che la nostra diversità risiede innanzitutto nel non lasciar correre, al contrario di quello che avviene nello schieramento avverso.
Anche oggi abbiamo sentito proclami sul garantismo da parte del Pdl che poi sferra attacchi pesantissimi a chi non è toccato neppure da un avviso di garanzia.
La risposta che noi possiamo dare è etica ed è politica. E' etica e richiama chi riviste incarichi istituzionali a senso di responsabilità e senso del limite. Ed è politica. In questi giorni - la prossima settimana l'affronteremo - la I Commissione ha licenziato un atto importante sulla sanità. È, non dobbiamo nascondercelo, l'esito di quella vicenda di "sanitopoli" ed è la risposta politica. Io penso che quello sia un provvedimento molto rigoroso, che allontana il più possibile, per quanto lo consentano i riferimenti normativi nazionali, la politica dalle scelte, dall'individuazione, per esempio, dei Direttori; toglie la discrezionalità il più possibile dei Direttori nella scelta dei Primari; si fissa un limite di mandato per chi riveste incarichi apicali; inoltre si individuano anche dei meccanismi per sollevare dall'incarico i Direttori non solo per motivi di contabilità, ma anche per altri gravi motivi, come potrebbe individuarsi in "sanitopoli".
Presidente, le vicende di cui parliamo oggi, ma più ancora quelle di cui non parliamo, ci inducono a considerazioni amare su una modalità discutibile di processi mediatici condotti al di là di ogni merito e in luoghi non idonei. Quelle stesse vicende forse hanno più a che vedere con la degenerazione dei partiti, con il degrado della nostra convivenza civile, con la salvaguardia dei valori democratici e con un sistema di connivenze che deve essere sradicato. Noi continueremo ad esigere su questo, come su altri temi, il massimo del rigore e della fermezza.
Recent Comments