Domenica scorsa, il Direttore del Corriere dell'Umbria Anna Mossuto, in un editoriale accusava l'Italia dei Valori e in particolar modo il gruppo in Consiglio regionale, di non essere "allineati" alle posizioni della maggioranza in tema di riforme e questione morale, addebitandoci la responsabilità di fare il gioco delle tre carte.
Ho deciso quindi di scrivere una lettera, cercando di spiegare le nostre ragioni. Di seguito il testo integrale uscito oggi a pagina 10 del Corriere dell'Umbria:
spero voglia riconoscermi una possibilità di replica a seguito del suo editoriale di domenica in prima pagina intitolato "L'Idv ed il gioco delle tre carte".
Sono sinceramente amareggiato dal contenuto dell'articolo e lo attribuisco, se me lo concede, alla dubbia buona fede di chi l'ha informata. Nel suo articolo ci si imputano comportamenti non lineari, supposti accordi presi e poi smentiti quasi ad esercitare un puerile diritto di interdizione.
No, Direttore, le cose non stanno come lei le descrive.
Le sembra privo di senso, in un panorama in cui si va verso l'abolizione delle Province, non appesantire con ulteriori competenze questo ente? L'Italia dei Valori ha raccolto centinaia di migliaia di firme sulla proposta di legge popolare che ne prevede l'abolizione. Solo in Umbria ne sono state raccolte oltre 5.500. E' noto inoltre che questo progetto figura nei programmi elettorali di quasi tutti i partiti, al di là degli schieramenti, e che persino il presidente Monti ha manifestato l'inequivocabile intenzione di agire in questa direzione, ricevendo l'applauso a scena aperta di quasi tutti i senatori. Prima - ha detto - tramite legge ordinaria, ne verranno ridimensionate le competenze, quindi si andrà avanti con l'iter costituzionale per eliminarle del tutto.
La posizione Idv, sempre manifestata in ogni sede, mi sembra quindi molto lineare, trasparente e ben collocata nel panorama politico nazionale. Se poi qualcuno pensa di far partire la controriforma proprio dall'Umbria, si accomodi. La mia idea è che non possiamo venir meno all'impegno che abbiamo assunto con le migliaia di cittadini che hanno fatto la fila ai nostri banchetti affidandoci un mandato inequivocabile.
Ma ciò che mi ha amareggiato di più, Direttore, è l'averci attribuito la "colpa" per aver sollevato la "questione morale" in Umbria. Egregio Direttore, ma lei sa ciò di cui stiamo parlando? Stiamo parlando del fatto che partiti che a livello nazionale attaccano Berlusconi (e fanno bene) ogni volta che un suo esponente è coinvolto in qualche inchiesta, a livello locale vorrebbero passare sotto silenzio e tacere imbarazzati per il fatto che ad essere toccati sono i propri esponenti.
Lei conosce il calibro dei personaggi umbri coinvolti a vario titolo nelle varie indagini della Magistratura. Ha letto sicuramente i contenuti delle intercettazioni telefoniche che lasciano intendere un malcostume diffuso in cui anche politici di spicco avrebbero fatto pressioni per piazzare amici e parenti nei vari concorsi.
Il fatto che questi esponenti fossero membri di partiti a noi alleati avrebbe dovuto spingerci al silenzio? Sono certo che non è questo il genere di rispetto dei patti a cui lei si richiama nel suo editoriale. Credo che anche lei ritenga imbarazzante avere Presidente e vice Presidente del Consiglio regionale indagati per ipotesi di reato (peculato il primo, concussione il secondo) che hanno a che vedere direttamente con la gestione della cosa pubblica. Accade in qualche altra Regione d'Italia, che lei sappia?
Io credo che tacere su questi fatti assomiglierebbe piuttosto a un'omertà di casta, in spregio a quel diritto alla verità ed alla trasparenza di cui ogni cittadino deve godere e di cui lei, egregio Direttore, per professione, dovrebbe essere paladino. La questione etica e morale per noi non può essere subordinata ad alcuna disciplina di coalizione.
Il nostro essere forza propositiva ci ha portato, per esempio, ad una legge sulla nomina dei direttori sanitari molto avanzata (mandati limitati, valutazione serrata, possibilità di rescindere i rapporti). Eppure anche in quel caso siamo stati accusati di essere dei guastafeste. Il che è possibile, ma - spero possa riconoscerlo - sempre su questioni concrete, sempre nel merito dei fatti e mai per doppi fini, come farebbe chi intendesse destabilizzare la maggioranza. Si domandi, per esempio, come mai la coalizione di governo non è riuscita neppure ad eleggere la consigliera di parità, regalandola alle destre.
Il nostro essere forza di governo, leale e mai subalterna, è motivato dalla decisa volontà di stimolare un cambiamento reale e dalla necessità di modernizzare questa nostra regione. Questo è il mandato che abbiamo ricevuto dagli elettori che si sono rivolti a Idv e - mi si consenta - al sottoscritto in modo copioso, fornendo un indirizzo chiaro alla nostra azione nelle istituzioni.
Per questo, Direttore, sento di poter affermare che la posizione dell'Idv è una e una sola in ogni sede. Stiamo in questa maggioranza perché siamo accomunati da ideali e valori, perché questa Regione è all'avanguardia in termini di risposte sociali ai bisogni e di cura dei servizi e non vogliamo neanche immaginare cosa succederebbe se a governare fosse la destra assieme alla Lega. Ma questo "spauracchio" non deve diventare l'arma di ricatto con cui alcuni poteri più o meno manifesti pensano di ridurci al silenzio, magari facendo forza su una malintesa solidarietà di schieramento.
Gandhi diceva sempre che la "verità" ha una sua forza propria. Vogliamo tentare di crederci fino in fondo. Per questo non siamo disposti a tacerla per calcolo di convenienza.
Perugia, 28 novembre 2011
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