"Le prime bozze ripropongono scelte disastrose. C'è il rischio di mettere uno strumento delicato come il Piano regolatore nelle mani dei mercanti di voti"
"Un pessimo segnale dato ai cittadini, una vera anomalia che rischia di mettere uno strumento delicato come il Piano regolatore nelle mani dei mercanti di voti in piena campagna elettorale". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo in Consiglio regionale dell'Italia dei Valori, commenta la volontà che emerge da più settori della maggioranza e dell'amministrazione comunale di Città di Castello di passare all'approvazione del documento programmatico relativo al Piano regolatore prima delle elezioni che a primavera rinnoveranno il governo cittadino.
"Non si comprende la fretta nel volere approvare un atto che condizionerà l'assetto urbanistico, sociale ed economico dei prossimi anni. Chi si affanna nel tentativo di imporlo commette un errore e rischia di dare una cattiva immagine dell'amministrazione pubblica, magari illudendosi di poter lucrare qualche consenso. Solo con il nuovo Consiglio comunale - continua Dottorini - sarà possibile approvare un Piano regolatore privo di vizi elettoralistici. Farlo oggi, con un Consiglio comunale in scadenza e un quadro di rapporti politici completamente mutato rispetto a cinque anni fa, significherebbe perseverare in errori che si intravvedono anche nel nuovo Prg. Già dalle prime elaborazioni infatti si evidenziano scelte a dir poco discutibili, in linea con le numerose varianti già approvate e con il totale abbandono vissuto dal centro storico in questi ultimi anni. Per questo proponiamo che il nuovo Prg sia al centro del dibattito della campagna elettorale per le prossime elezioni comunali, con un serio confronto tra tutte le forze politiche, i candidati a sindaco, gli operatori economici e sociali del territorio, le associazioni ambientaliste e i comitati civici".
"Il caso della ex-Fat, il mostro progettuale della Piastra logistica, il degrado della città e lo stato di misero abbandono dell'ex Ospedale, rappresentano i simboli di una miopia politica e di un immobilismo amministrativo che per troppo tempo hanno caratterizzato la vita politica di Città di Castello. Come Italia dei Valori - conclude Dottorini - ci impegneremo in ogni sede perché l'attenzione al nuovo Piano regolatore resti alta e non si abbandoni l'esame di quell'atto alla misera trattativa politica o al braccio di ferro tra potentati più o meno trasparenti".
"Quanto c'è di vero nelle indiscrezioni che vedrebbero la società in procinto di creare una Srl distinta dalla Spa? Quali sono le finalità?"
"Ci piacerebbe sapere se risponde al vero la notizia che vedrebbe Umbra acque in procinto di creare un'altra società a intero capitale privato, alla quale affidare la gestione dei servizi, lasciando alla Spa la gestione del patrimonio pubblico, quali le reti idriche. E' evidente a tutti che se questa novità trovasse fondamento, ci troveremmo di fronte a un'operazione ad altissimo rischio di ricadute negative sugli utenti e sulla gestione di un bene comune come l'acqua che deve essere tenuto il più lontano possibile da speculazioni e tentativi di privatizzazione. Sarà opportuno che la giunta regionale riferisca su quanto c'è di vero in questa che per ora non è che un'indiscrezione. Nel caso sarà interessante comprendere anche le finalità per cui è stata concepita un'operazione del genere". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, annuncia la presentazione di un'interrogazione alla giunta regionale per chiedere conto delle novità negli assetti societari di Umbra acque Spa.
"Se ci fosse veramente l'intenzione di creare una Srl a cui affidare i servizi, lasciando alla gestione pubblica solo le reti e le infrastrutture, il messaggio sarebbe chiaro: si tenterebbe di aggravare il pubblico a vantaggio dei soggetti privati che verrebbero liberati della parte notoriamente più gravosa del servizio idrico. Facile immaginare le ripercussioni sulle bollette delle famiglie - aggiunge Dottorini -, in una situazione che già vede ad esempio Perugia posizionarsi ai vertici nazionali quanto alle tariffe sull'acqua, secondo i dati dell'Osservatorio «Prezzi e Mercati» di Indis relativi al 2009. Ora giunge la notizia, che confidiamo possa essere smentita o motivata in maniera trasparente, del tentativo di Umbria acque di sdoppiare la società, distinguendo la gestione della rete infrastrutturale da quella del servizio, lasciando alle amministrazioni pubbliche solo la parte più gravosa del servizio. Ci piacerebbe conoscere anche l'opinione dei comuni interessati, magari prima che i cittadini si trovino di fronte al fatto compiuto".
L'Agenzia delle Entrate della Sicilia continua a sbalordirci !!!
Il Registro FIAT (che ringrazio !) ha seguito quanto da me fatto qualche mese fa, ed ha posto alla Agenzia delle Entrate un preciso quesito.
La risposta della A.d.E. è l'ennesima pronuncia a favore di quei cittadini/contribuenti che non vogliono dare i propri soldi a 2 club per poter pagare il bollo ridotto.
"Grave se, ai tempi di Sanitopoli, qualcuno pensa ancora a pratiche che poco hanno a che vedere con la buona gestione di una struttura sanitaria pubblica"
"La Regione indaghi sull'anomalia di un provvedimento che, in barba ad una normativa molto stringente sugli ampliamenti delle dotazioni organiche, prevede l'istituzione di un nuovo primariato all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale per funzioni che non risultano previste dall'organigramma. Sarebbe grave se, ai tempi di Sanitopoli, qualcuno pensasse ancora di proseguire in pratiche che poco hanno a che vedere con la buona gestione di una struttura sanitaria pubblica". Con queste parole il capogruppo regionale dell'Italia dei Valori, Oliviero Dottorini, annuncia di aver presentato un'interrogazione alla Giunta regionale relativa all'approvazione, da parte del consiglio di amministrazione dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale, di un nuovo modello organizzativo sulla base del quale si prevede l'istituzione di una nuova unità operativa complessa che equivale ad un primariato ospedaliero.
"Sarà interessante avere notizie dettagliate sui costi dell'operazione - aggiunge Dottorini -. Vorremmo che si spiegassero le motivazioni dell'impiego di ingenti risorse finanziarie per il livello dirigenziale senza tener conto delle legittime esigenze del personale tecnico del comparto, già penalizzato negli ultimi anni da contratti collettivi iniqui. Occorre che la Regione predisponga un'indagine approfondita sulle vicende interne dell'Istituto, in particolare su quelle riguardanti le attività gestionali ed operative. E' noto - spiega il capogruppo Idv - che le normative in vigore fanno espresso divieto di incremento delle strutture complesse ed anzi impongono una riduzione di tutti i livelli della dirigenza. Non si capisce perciò per quale motivo, e nell'interesse di chi, il Consiglio di amministrazione abbia ritenuto opportuno istituire un nuovo primariato. Ricordiamo che è compito della Regione approvare i provvedimenti del Consiglio di amministrazione dell'Istituto, previa attività istruttoria espletata dall'Assessorato alla Sanità. Occorre quindi la massima trasparenza su una vicenda sulla quale anche le organizzazioni sindacali hanno dato avvio ad un duro confronto con la direzione generale."
Diversi cittadini/motociclisti ci segnalano il mancato riconoscimento da parte della REGIONE UMBRIA(e te pareva che non veniva fuori qualche cavillo...)delle agevolazioni fiscali per tutte quelle moto che pur presenti negli elenchi della F.M.I., compaiono con la sigla "commerciale" e non con la sigla di "omologazione". Clicca qui per leggere gli elenchi della F.M.I..
Sappiamo che ci sono problemi per le Kawasaki, Ducati, Honda etc. etc..
Gli integerrimi funzionari della REGIONE UMBRIA, non vogliono riconoscere le agevolazioni fiscali per quei modelli di moto se non leggono precisamente la stessa sigla riportata negli elenchi con quella riportata sulla carta di circolazione.
Addirittura ad alcuni cittadini/contribuenti di Perugia, è stato detto loro che non sono accettati Certificati rilasciati dalla casa madre che riportassero l'equivalenza tra la sigla "commerciale" (elenco F.M.I.) e la sigla "tecnica" riportata sulla carta di circolazione (io ad una IDIOZIA del genere non ci credo !), a questi cittadini è stato detto che verranno ritenuti validi solo certificati rilasciati dalla fmi e dall'asi !!! Ma siamo nel BURUNDI ?
Siamo nella Repubblica della banane ?
Inviatelo alla REGIONE UMBRIA ed a me per conoscenza, anche questa partita ce la giochiamo tutta ed anche in questo caso, sono molto ma molto ottimista.
Ricordatevi che c'hanno deriso in questi anni perché mi ero inventato la cosiddetta autocertificazione (clikka qui per scaricare il modulo), bene hanno fatto marcia indietro lor signori....
Comunque, non pago delle idiozie che "avrei" sentito, ho scritto alla F.M.I. ed il Presidente Paolo Sesti, che ringrazio, mi ha risposto nel giro di una settimana.
Mi ha risposto che la F.M.I. si raccorderà con gli "scienziati" della REGIONE UMBRIA(che saluto anche questa volta, buona lettura !)e vedrete che "volere" o "volare" ne verremo a capo.
Clikka qui per leggera la lettera della F.M.I. datata 08/11/2010.
Io resto sempre a Vs. disposizione per ogni chiarimento. dario di bello - dariodibello@dottorini.com
P.S.: parrebbe che qualche "furbone" di Presidente di un club federato a chi so io.... vada in giro a dire che i Certificati rilasciati dai Centri Autorizzati dalla REGIONE UMBRIA non valgano nulla spillando al contempo, ai cittadini umbri, molto più dei 25 euro, il tutto poi per rilasciare il medesimo pezzo di carta valido in regione a livello fiscale ! A questo signore dico di fare onore al proprio club non LUCRANDO sulle spalle dei cittadini dicendo loro delle falsità.
Rammento a lui e ad altri che è truffa dire ai cittadini che devono rinnovare la Tessera annualmente sennò la Regione richiede i soldi del Bollo intero.
Smettetela di dire tali fesserie e fate onore a tutti quegli ideali a cui vi ispirate nel vostro Statuto: L'Associazione non ha fini di LUCRO !!! Pertanto se per i vostri "giochi"(cene, feste, raduni, viaggi di rappresentanza, Bunga Bunga ed altre menate...)vi occorrono più soldi, invece di sfilare con destrezza soldi dalle tasche degli ignari cittadini dell'Umbria, autotassatevi o portate la tessera a 200 euro.
Così facendo avrete quel club elitario al quale tanto vi ispirate!
A chi mi legge da tutta ITALIA dico che: Una volta ottenuto l'ATTESTATO DI STORICITÀ lo stesso È VALIDO A VITA E NON BISOGNA RINNOVARE ANNUALMENTE ALCUNA TESSERA !!!
"Ottenuti risultati importanti: finalmente un piano per la zootecnia sostenibile e no alle deroghe ambientali. Ma siamo lontani da un'idea di green economy"
"Abbiamo perso un'occasione importante per segnare un'inversione di rotta sulle politiche ambientali ed economiche dell'Umbria. Evidentemente le crisi e gli avvenimenti degli anni scorsi non hanno insegnato molto. La nostra azione tuttavia ha permesso di fare alcuni passi avanti importanti, impensabili fino a poco tempo fa. Ci sono risultati, come il piano per la zootecnia sostenibile e il rispetto dei parametri ambientali, che grazie alla nostra azione ora sono un dato acquisito. Ma è molto grave che si sia voluta mantenere una pregiudiziale sull'impianto di biodigestione di Olmeto". Con queste parole il capogruppo regionale dell'Italia dei Valori, Oliviero Dottorini, commenta l'esito del dibatto avvenuto ieri in Consiglio regionale sulla criticità della situazione ambientale del Comune di Marsciano con riferimento al problema dei reflui zootecnici derivanti dagli allevamenti suinicoli.
"La nostra battaglia e la nostra fermezza ottengono dei risultati importanti - aggiunge Dottorini -. Quel piano per la zootecnia sostenibile che chiediamo da sempre potrà finalmente trovare una definizione. Inoltre abbiamo evitato il ricorso a deroghe ai parametri ambientali da rispettare per lo smaltimento dei reflui zootecnici e il dimensionamento e le modalità di gestione del biodigestore di Olmeto non saranno predeterminate a priori, ma solo successivamente alla definizione del piano-stralcio per la suinicoltura. Tutti risultati importanti. Rimane però l'amarezza per l'incapacità della giunta di aprire ad una visione sostenibile e non preconcetta della zootecnia. Per quanto ci riguarda rimaniamo convinti che l'impianto di Olmeto vada dismesso e che non sia compatibile con il modello di suinicoltura che immaginiamo, quello cioè basato su marchi e certificazioni, sulla filiera di qualità, corta e completa, tutta umbra, integrata con il territorio, capace di qualificare i nostri prodotti tipici e di generare valore aggiunto localmente".
"Abbiamo tentato fino all'ultimo - continua il capogruppo Idv - di arrivare ad una mediazione che non desse per scontata la decisione di riattivare l'impianto di biodigestione di Olmeto, ma purtroppo il resto della maggioranza non ha saputo cogliere l'opportunità che l'Idv, insieme al gruppo del Prc, aveva proposto. Si è così persa l'occasione di dimostrare che quando si parla di green economy lo si fa sul serio, sapendo progettare modelli virtuosi che sappiano coniugare lo sviluppo economico delle nostre comunità con il rispetto e la valorizzazione delle ricchezze ambientali che ci caratterizzano. Temo che a Marsciano invece, nel prossimo futuro, piuttosto che di green economy si dovrà parlare di 'brown economy', visto che il fulcro delle attività economiche che si immaginano non sarà incentrato sull'allevamento dei suini, quanto piuttosto sullo smaltimento dei loro reflui".
A breve sarà disponibile il video dell'intervento.
ZOOTECNIA. INTERVENTO IN AULA DI OLIVIERO DOTTORINI
Presidente, colleghi consiglieri, qualche giorno fa siamo stati ad Olmeto e nelle altre frazioni del comune di Marsciano. E' una visita che anche altri consiglieri hanno fatto e che sento di suggerire a tutti perché aiuta molto a comprendere l'esasperazione che contraddistingue il dibattito di questi mesi. Stalle a ridosso dei centri abitati, ricoperte in molti casi di eternit, puzza che assale chi attraversa le frazioni. "Questo è niente", ci hanno assicurato gli abitanti del luogo che ricordano la situazione di assoluta invivibilità ai tempi del biodigestore. Ecco, credo che non si capisce bene questo problema se non si parte da qui. Se non si parte da anni di richieste inascolate, di emergenze sottovalutate, di decisioni assunte senza coinvolgere le popolazioni...
Per questo oggi siamo costretti a prendere in esame questo problema sapendo che non abbiamo un foglio bianco su cui disegnare il futuro della zootecnia dell'Umbria. Quel foglio in cui vorremmo tracciare le linee di una zootecnia sostenibile è già macchiato, sgualcito, imbrattato da anni di errori e sottovalutazioni che hanno portato a compromettere quel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni che solo può garantire scelte condivise e di buon senso. Diviene complicato oggi andare a Bettona, dopo arresti, inquisiti eccellenti e anni di grida inascolate, a spiegare che i grandi biodigestori sono un'opzione su cui discutere. Diviene complicato oggi, quando il comitato di cittadini presenta analisi che parlano di pozzi inquinati e sfiducia nelle istituzioni, andare a Marsciano a spiegare che il comparto della zootecnia può rappresentare una strada possibile per il rilancio dell'economia dei territori.
Con la mozione da noi sottoscritta vogliamo imprimere un'accelerazione alla soluzione di un problema che non riguarda solo il territorio di Marsciano e che finora ha ricevuto risposte tutt'altro che credibili. Non rappresenta una risposta credibile, ad esempio, il Piano di tutela delle acque, approvato nella passata legislatura e che noi dell'Italia dei Valori non abbiamo votato proprio perché non condividevamo quanto previsto relativamente agli allevamenti suinicoli e agli impianti di depurazione; così come non rappresentano una risposta adeguata altre deliberazioni della giunta, compresa l'ultima che consente una proroga alla deroga sulla fertirrigazione per gli allevamenti del marscianese.
Quanto al Piano delle acque, che siamo pronti da subito a rivedere, voglio solo ricordare come si sviluppò il dibattito in Consiglio: il provvedimento della giunta giunse in Commissione in una versione rigorosa e condivisibile. Solo a seguito delle vibranti proteste delle associazioni degli allevatori e dell'opposizione feroce del centrodestra, la giunta regionale presentò un provvedimento rivisto e addomesticato. Il centrodestra espresse la propria riconoscenza astenendosi al momento del voto finale, più che soddisfatto del risultato ottenuto. Quello dell'Italia dei Valori fu l'unico gruppo a votare contro e a denunciare l'inciucio di cui quel Piano è figlio.
In particolare, è assolutamente discutibile l'idea contenuta nel Piano di proseguire con gli impianti di trattamento degli effluenti zootecnici che sono stati causa degli enormi problemi ambientali che hanno investito i territori che ospitano gli allevamenti. Il fatto che la Regione ritenga di dovere intervenire investendo denaro pubblico su strutture inadeguate e dannose per il territorio non fa che escludere a priori quella che a nostro avviso sarebbe la soluzione migliore, vale a dire dotare il territorio di impianti di piccole dimensioni, magari in grado di trattare reflui zootecnici e agricoli, sgomberando ogni equivoco riguardo alla possibilità di impianti per il trattamento dei rifiuti.
Ma il problema, in realtà, è molto complesso e ci rimanda all'analisi delle strategie di sviluppo di una regione come l'Umbria che - non ci stancheremo mai di ripeterlo - deve puntare su uno sviluppo sostenibile, duraturo e non imitabile per rendere credibile e coerente la propria immagine nel mondo in un contesto di delocalizzazioni produttive sempre più aggressive e di competitività che quando si basano sul prezzo e sulla quantità risultano perdenti in partenza. In questo contesto il regime di soccida, che ha caratterizzato nella gran parte gli allevamenti in questi anni, è quanto di più arretrato e sconveniente un territorio possa desiderare - e non solo dal punto di vista ambientale - dal momento che stimola un'economia subalterna in cui al soccidario viene richiesta poco più che la prestazione d'opera. In base a questo sistema nel nostro territorio giungono decine di migliaia di capi suini appena nati, con tanto di mangime e antibiotici acclusi. A noi viene richiesto soltanto di ingrassarli e farci carico di reflui prodotti in abbondanza. I maiali adulti, precocemente adulti, vengono rispediti fuori regione per essere trasformati in prosciutti ed insaccati, magari con qualche marchio di qualità. Poi avviene anche il processo inverso, come ci ha ricordato Chiccheroni. Ma questo, se possibile, rende ancora più irrazionale il processo.
Questo modello economico è debole: punta sulla quantità invece che sulla qualità e sulle certificazioni, non elabora strategie, non lega le produzioni al territorio e alla sua cultura. Accettare di fare i terzisti o i subfornitori accogliendo decine di migliaia di capi suini per ingrassarli, smaltirne i reflui e poi rinviare la produzione alla casa madre, che solitamente è ubicata fuori regione, è sintomo di un'arretratezza economica che l'Umbria non può più permettersi.
Dobbiamo ricordare che questo settore, così concepito e organizzato, riesce a garantire un'occupazione modesta e dequalificata. E' singolare, a nostro avviso, che si pensi di continuare a mantenere una così elevata tensione sociale e così evidenti rischi ambientali per tutelare pochi posti di lavoro, anche a costo di compromettere la vocazione turistica ed enogastronomica della regione.
Noi abbiamo ben chiare alcune azioni concrete che si possono e si devono mettere in campo e con la nostra mozione vogliamo impegnare la giunta ad adoperarsi perché tali azioni possano trovare una concretizzazione.
Innanzitutto crediamo che non sia più rinviabile la definizione di un Piano per la zootecnia sostenibile, abbandonando l'idea di un modello che fino a oggi ha avvantaggiato poche persone danneggiando la collettività.
Quindi occorre delocalizzare gli allevamenti e individuare come strumento strategico per il trattamento dei reflui zootecnici l'istallazione di piccoli impianti di depurazione e biodigestione, magari aziendali e in grado di trattare i reflui zootecnici assieme a quelli agricoli, anche per permettere un maggiore controllo e una maggiore rintracciabilità delle responsabilità. Lo stesso non si può dire nel caso di grandi impianti nei quali - le vicende passate lo testimoniano - risulta difficile rintracciare l'origine di eventuali irregolarità nel conferimento dei liquami. La Regione deve attivare tutti gli interventi necessari a incentivare questo passaggio. Il ricorso all'impianto di Olmeto che, ormai è chiaro a tutti, è inefficiente e causa enormi problemi ambientali e alla salute dei cittadini, deve essere escluso in maniera definitiva.
La delocalizzazione delle stalle è una priorità. Sappiamo che il comune di Marsciano da questo punto di vista ha già tentato in alcuni casi di elaborare delle strategie di perequazione, non riuscendo nei propri intenti. Altri territori ci sono riusciti. Riteniamo importante che la Regione preveda politiche che favoriscano questo processo. La collocazione delle stalle presso i centri abitati infatti rende problematica anche l'adozione di metodologie di qualità come l'allevamento su paglia, che non darebbe invece problemi se adottato lontano dalle abitazioni private.
Ma la cosa più importante, a nostro avviso, è quella di superare e abbandonare il modello di allevamento intensivo e il sistema della soccida a favore di una zootecnia basata su marchi e certificazioni, su una filiera di qualità, corta e completa, tutta umbra, integrata con il territorio, capace di qualificare i nostri prodotti tipici e di generare valore aggiunto localmente. Dobbiamo riuscire a concepire una zootecnia nella quale l'obiettivo delle imprese sia quello di ottenere e commercializzare un prodotto finale di qualità e non la produzione di reflui. Non è più possibile tollerare l'effetto perverso di allevare non per una filiera alimentare, ma per produrre il liquame necessario all'innesco della formazione di biogas.
Ora, dobbiamo dire che abbiamo apprezzato lo sforzo che alcuni tra i colleghi della maggioranza hanno messo in atto. Il collega Buconi ha tentato una mediazione importante, ma purtroppo tra visioni che fanno a pugni tra loro. Ci fa piacere tuttavia che nella maggioranza si stia facendo strada l'ipotesi di un Piano per la zootecnia sostenibile. Se permettete, lo consideriamo un risultato politico, dal momento che risponde a quanto, da soli, abbiamo proposto con forza sin dal dibattito sulle linee programmatiche di legislatura.
La questione che non riusciamo a comprendere però è come si faccia a prevedere un Piano per la zootecnia e allo stesso tempo autorizzare un nuovo biodigestore prima che tale Piano venga elaborato e individui modalità, qualità e entità degli allevamenti. Avremmo così un Piano che descrive e si adegua a una situazione esistente e non - viceversa - uno strumento in grado di indirizzare e governare un settore.
Sappiamo che il progetto che si ha in mente per Marsciano prevede un impianto in grado di sostenere allevamenti pari a circa 40mila capi suini. E se con il nuovo Piano scoprissimo che per quel territorio i numeri possibili sono molto inferiori? Cosa faremmo? Importeremmo liquami da altri territori? Noi crediamo che questo non sia il modo migliore per recuperare un rapporto di fiducia con i cittadini.
Una volta raggiunta una sostanziale diminuzione dei capi allevati, una volta delocalizzati gli impianti dai centri abitati e una volta dotati di piccoli impianti di depurazione o biodigestione, qualcuno è in grado di spiegare a cosa potrà servire il biodigestore di Olmeto?
Noi sappiamo che non esistono soluzioni miracolose, né pretendiamo di risolvere un problema così complesso con risposte semplicistiche. Se c'è veramente l'intenzione di cambiare registro, di indirizzare le politiche regionali verso una zootecnia sostenibile, noi non cercheremo motivi pretestuosi per opporci all'individuazione dei giusti tempi che questo passaggio richiede e a prendere in esame le migliori soluzioni che ci consentano di raggiungere il nostro comune obiettivo. Ma non accettiamo che le soluzioni giungano prima delle analisi, che gli impianti precedano le scelte politiche, che si parli di green economy e si incentivi il suo contrario.
Siamo consapevoli che la situazione attuale, che vede le lagune dell'impianto sature e i due laghetti di Sant'Elena e di Papiano sotto sequestro, richiede che i liquami stoccati in tali strutture vengano trattati e che si debba tornare ad una situazione di normalità. Chiediamo però che questo avvenga senza deroghe al rispetto dei parametri che sono stati stabiliti per tutelare l'ambiente, le falde acquifere e la salute dei cittadini. Ciò significa che dovranno essere trattati in impianti efficienti e affidabili, superando definitivamente il depuratore di Olmeto.
Presidente, è opportuno essere quanto più rigorosi possibile nel gestire questa fase, abbandonare posizioni ideologiche e fare attenzione a non minimizzare gli effetti delle scelte che verranno assunte, perché la situazione è già adesso grave.
Siamo disponibili ad individuare delle soluzioni transitorie che permettano di affrontare e gestire la fase di trattamento e depurazione dei liquami attualmente stoccati nelle lagune e nei laghetti collinari. L'importante è che si dica chiaramente che entro una data certa l'impianto di Olmeto verrà dismesso e che si cominci a lavorare da subito, con tempi certi, a un nuovo modello di zootecnia per l'Umbria, coinvolgendo certo categorie e istituzioni, ma anche i cittadini. In questo saremo curiosi di vedere non solo come votano i nostri colleghi della maggioranza, ma anche la coerenza tra parole e fatti dei colleghi dell'opposizione.
Domenica 7 novembre il patron di Eurochocolate Eugenio Guarducci, intervistato come consuetudine dalla Sabelli Fioretti in merito alla polemica scaturita con i commercianti del centro di Perugia diceva: "...tra i tanti esponenti critici di Eurochocolate c'è sempre stato Oliviero Dottorini. Qualcuno quest'anno l'ha sentito dire qualcosa?", affermando che Dottorini non sarebbe intervenuto su Eurochocolate perchè è passato all'Italia dei Valori che a livello comunale sarebbe favorevole ad Eurochocolate (il che non ci risulta), concludendo con la frase "...La coerenza è un valore che purtroppo molti non hanno." riferita a Oliviero Dottorini.
Per la gioia di Guarducci pubblichiamo la risposta che Oliviero Dottorini ha inviato al Corriere dell'Umbria che oggi pubblica a pagina 11.
Eurochocolate e il paese di Berlusconi di Oliviero Dottorini*
Vorrei tranquillizzare Guarducci: la mia idea su Eurochocolate non è cambiata. Lui se ne preoccupa in una delle sue ultime interviste (Corriere dell'Umbria del 7 novembre) e così voglio rassicurarlo.
Se non ho avuto modo di manifestare le mie consuete perplessità è stato solo per questioni di priorità con altri impegni e per il fatto che mi è sembrato di poter sottoscrivere appieno le pesanti critiche che gli hanno rivolto i commercianti del centro storico e varie associazioni culturali cittadine. Tuttavia capisco che per chi è abituato a concentrarsi sul proprio ombelico possa essere avvertita come un'imperdonabile scortesia la mia di-strazione dal ribadire cosa penso della sua creatura.
Così lo accontento, se non altro per dargli l'opportunità di rilasciare qualche altra intervista di risposta. Ho sempre considerato molte delle idee di Guarducci discutibili, un po' provinciali e a volte pacchiane. Non solo quelle realizzate (i bagni nel cioccolato, i simboli fallici giganti su statue e campanili) ma anche quelle soltanto concepite dalla sua brillante inventiva. Ricordo, ad esempio, quella che prevedeva l'installazione sul Pian Grande di Castelluccio di un'enorme insegna riportante la scritta "Hollyfood" (capito il doppio senso?). Durò giusto il tempo di occupare le pagine dei quotidiani locali per qualche giorno. Ma intanto lui il suo pensiero ce lo fece conoscere.
Perugia è una città tollerante, abituata a digerire tutto, compreso Eurochocolate. Non è questo il punto. Caso mai siamo noi - cittadini, politici, società civile - a doverci domandare come sia stato possibile trasformare un imprenditore di successo in un dispensatore di idee e suggerimenti per il futuro dell'Umbria e del suo capoluogo.
Come sia stato possibile appaltare una città intera per un paio di settimane all'anno agli interessi (legittimi) di un privato cittadino. Ma siamo nel paese di Berlusconi, niente riuscirà più a stupirci. Da parte mia posso solo sottoscrivere le parole di Massarelli e Tenca che, con le ragioni del buon senso, hanno tentato di far comprendere come sia inopportuno trasformare la Fontana Maggiore nel ripieno di un cioccolatino ancora più grande e di usare un po' più di misura nel dispiegamento degli stand.
Detto questo, credo di aver soddisfatto, come da tradizione, le aspettative di Guarducci e di aver espresso la mia consueta opinione su Eurochocolate. Gli chiederei di stamparla e conservarla per l'anno prossimo, visto che - a meno di mutamenti che non ardisco immaginare - non dovrebbe mutare di molto. E ogni volta mi si fa più stucchevole dover sottrarre tempo e attenzioni a questioni serie per dedicarle alle sue invenzioni.
*Capogruppo Italia dei Valori in Consiglio regionale
"Quello della zootecnia è uno degli snodi della nostra economia regionale, che dà la misura della nostra reale volontà di considerare la green economy come uno dei pilastri del nostro sviluppo". E' quanto ha sostenuto il capogruppo regionale dell'Italia dei Valori che giovedì ha incontrato una delegazione di rappresentanti del Comitato per la qualità della vita di Olmeto e Sant'Elena che si batte per una zootecnia sostenibile nel comune di Marsciano. Nella stessa giornata Dottorini ha incontrato anche il sindaco di Marsciano Alfio Todini. L'incontro è stato cordiale e costruttivo, ma le posizioni rimangono ancora molto distanti.
"Occorre delocalizzare gli allevamenti e individuare come strumento strategico per il trattamento dei reflui zootecnici l'istallazione di piccoli impianti di biodigestione che portino alla possibilità di chiusura del biodigestore di Olmeto - ha spiegato il capogruppo Idv -. La nostra regione ha bisogno di una zootecnia basata su marchi e certificazioni, su una filiera corta e di qualità, integrata con il territorio, capace di qualificare i nostri prodotti tipici e di generare valore aggiunto localmente. Dobbiamo avere il coraggio di dare uno stop chiaro agli allevamenti in regime di soccida, notando l'effetto perverso di allevare non per una filiera alimentare, ma per produrre il liquame necessario all'innesco della formazione di biogas".
Pensate un po', domani 05/11/2010 l'ill.mo presidente del club asi sarà a Perugia !
Costui andrà in Regione e perorerà la causa relativa alla decorrenza del beneficio fiscale per i veicoli storici, della serie: "Quando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare", ehm.... cough, cough...
È opportuno però che vi spieghi qual è la questione.
In Umbria con l'entrata in vigore della L.R.23/2002 (da noi fatta abrogare nel 2007 !), veniva sancito l'OBBLIGO di dare dei soldi, ovvero di iscriversi, all'asi ed alla fmi e solo a loro.
In questa Legge il legislatore regionale aveva anche previsto la decorrenza del beneficio fiscale.
Chissà perché gli uffici dell'ACI e la REGIONE, sin dal 2002, tale norma non l'avevano mai applicata, poiché avevano sempre accettato qualunque attestato dell'ex club monopolista (leggi asi - n.d.a.) che riportasse anche una data di efficacia addirittura retroattiva di un anno rispetto alla data di rilascio dell'attestato medesimo.
Certo, un club che incassa solo 8 (otto) MILIONI di EURO (!) all'anno, ha dei tempi lunghi per evadere le pratiche dei soci, poiché il socio, patrimonio del club, deve essere curato ed AMATO, e ci credo, arrivano a Torino dal cielo appena 8 milioni di euro !!!
Ma ecco che ad un certo punto la Regione si "sveglia" dal torpore ed emana una circolare nella quale impartisce nuove precise indicazioni all'ACI, circa la decorrenza del beneficio fiscale: "La decorrenza del beneficio fiscale decorre dal periodo di imposta successivo alla data di RILASCIO dell'attestato".
A questo punto l'asi, con i suoi soci, che fino a quel momento poteva godere di una sorta di privilegio circa la decorrenza del beneficio fiscale, veniva di fatto EQUIPARATO ai 4+1 Centri Specializzati regionali (ho scritto 4+1 e non 5, poiché quell'uno è riferito ad 1 club che rilascerebbe attestati non in linea con la DGR 971/2009 e 827/2010).
In definitiva, il Ministero dichiara che se i requisiti di storicità (20 anni considerando solo l'anno di costr./immatr. + quelle altre 3 fesserie della Determinazione aggiornata annualmente...) sono sussistenti entro l'ultimo giorno utile ai fini del pagamentodella tassa di possesso, si ha diritto a pagare il bollo ridotto o storico.
Tenuto conto che l'annualità della tassa di possesso, della maggior parte degli autoveicoli, sono 3 e cioè: 1) gennaio - dicembre; 2) maggio - aprile; 3) settembre - agosto, TUTTI i veicoli 20ntennali dovranno possedere entro 1) GENNAIO, 2) MAGGIO e 3) SETTEMBREil requisito oggettivo dei 20 anni(fa fede solo l'annocostruzione/immatricolazionee non il mese ed il giorno)ed i 3 requisiti soggettivi attestati da "autocertificazione" (clikka qui per scaricare il modulo) o dal certificato rilasciato dai Centri Specializzati (A112 Petrignano - VESPACLUB Città di Castello).
Quindi spero che il magnifico presidente ottenga qualcosa in più di quello che comunque abbiamo già, poiché se lui dovesse ottenere qualcosa pro domo sua, anche i 2 Centri Autorizzati(A112, VESPACLUB) trarranno il medesimo beneficio.
Forza presidente, una volta tanto faccia qualcosa per gli automobilisti, noi siamo con lei !!!
Da ultimo mi permetto di segnalare a TUTTI gli umbri, senza presunzione alcuna, che solo grazie all'intereressamento del sottoscritto e di chi mi aiutato (Oliviero Dottorini + Federconsumatori) in UMBRIA esiste: 1) il riconoscimento per le motociclette degli Elenchi della F.M.I. (clikka qui per consultarli) ;
2) la storicità per TUTTI I VEICOLI STORICI 20ntennali come AUTOCARRI, CAMPER, ROULOTTE, etc. etc. ai fini del "bollo" ridotto (€ 25,82);
3) la possibilità di REISCRIVERE i veicoli radiati d'ufficio spendendo 116 euro per gli autoveicoli e 45 euro per le moto indipendentemente dalla potenza fiscale (3 anni di bollo arretrato maggiorato del 50%);
4) per la Provincia di Perugia è valida l'autocertificazione per effettuare i passaggi di proprietà degli autoveicoli "storici" 20ntennali (IPT fissa a € 52,00);
5) per la Provincia di Perugia è riconosciuta la storicità degli autocarri 20/30ntennali "storici" ai fini del passaggio di proprietà agevolato (IPT fissa a € 52,00).
Speriamo che all'indomani di questo incontro, in regione non si dica che grazie a questi benefattori dell'asi (!?) sono state ottenute/riconosciute tutte queste agevolazioni fiscali sopra elencate (oltre alla più famosa deasizzazione), il tutto a favore degli umbri.
Un esempio, la TESSERA NON VA RINNOVATA OGNI ANNO per pagare il bollo ridotto, se avete ottenuto l'ATTESTATO di Storicità, lo stesso è VALIDO A VITA e non va rinnovata alcuna tessera.
Non fatevi ingannare/imbrogliare se vi dicono il contrario !
Guarda le proposte di legge presentate da Oliviero Dottorini nel corso della IX legislatura:
Guarda le mozioni, le interrogazioni, i question time e gli ordini del giorno presentati da Oliviero Dottorini nel corso della IX legislatura:
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