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(Acs) Perugia, 16 settembre 2010 - L'Italia detiene il record dei parti cesarei ed il minor numero di nascite a domicilio. E' arrivato il momento di ridurre la corsa alla ospedalizzazione di uno degli eventi più naturali, offrendo alle partorienti tutte le condizioni di sicurezza, assistenza continua e personalizzata, perché possano scegliere liberamente di mettere al mondo i propri figli a casa propria o in ambienti idonei ed appositamente attrezzati, garantendo la possibilità di avvalersi dell'ospedale in caso di sopraggiunta necessità.
E' la filosofia di base che ispira il disegno di legge "Norme per il parto domiciliare e nelle case di maternità", presentato questa mattina in conferenza stampa a Palazzo Cesaroni dai proponenti, i consiglieri dell'Idv Oliviero Dottorini e Paolo Brutti e da lunedì scorso all'esame della III Commissione consiliare.
Illustrandone i contenuti Oliviero Dottorini, primo firmatario, ha ricordato che la legge non istituisce in Umbria il parto a domicilio che già prevedono le leggi nazionali, obbligando le partorienti a pagarselo per intero; ma solo consentire alle donne ed alle coppie, come raccomanda l'Organizzazione mondiale della sanità, di potersi avvalere di questa libera scelta: una pratica ampiamente diffusa nel Nord Europa. Nei Paesi Bassi nasce in casa un figlio su tre, e proprio l'Olanda detiene a livello mondiale il record della minor mortalità da parto. Presupposti della proposta di legge, ha spiegato il capogruppo Dottorini, sono: la sicurezza della partoriente che presuppone l'esclusione in partenza dei casi difficili che possano comportare complicazioni e come tali da indirizzare all'ospedale fin dall'inizio; la sostenibilità economica della scelta, da garantire con il diritto della partoriente a vedersi rimborsare i costi di assistenza sostenuti; ma solo nella misura dell'80 per cento della tariffa regionale, proprio per dimostrare che il parto a domicilio, farebbe risparmiare la struttura pubblica anche decongestionando i reparti di maternità; la realizzazione di apposite case di maternità che oggi non esistono. In questa direzione ha precisato Dottorini si muovono già regioni come Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Lombardia, Provincia di Trento, dimostrando che questa scelta non ha comportato un aumento dei casi di rischio.
Subito dopo Paolo Brutti ha inteso precisare che la proposta di legge, una delle pochissime di iniziativa consiliare e sulla quale a breve ci saranno audizioni con soggetti interessati ed operatori, non chiede alla Regione di attrezzare le sale delle previste case di maternità. Il suo scopo evidente è prefigurare in futuro un parto meno ospedalizzato che si avvalga della modalità di assistenza emergenza. In altre parole il parto a domicilio o nelle case di maternità, finirà per ridurre i costi attuali proprio perché, sulla base dei buoni risultati conseguiti, porterà progressivamente ad un modello sostitutivo rispetto alla attuale ostetricia.
Brutti ha anche ricordato che nel 2000 la Regione Umbria organizzò appositi corsi professionali per preparare figure legate al parto a domicilio, ma poi la cosa si è in parte fermata.
Alla conferenza stampa, oltre ai due consiglieri presentatori del disegno di legge, sono intervenute anche le ostetriche Giuseppina Sciarrillo e Christiane Kappeler che hanno evidenziato come i parti patologici effettivi siano nella norma una percentuale minima, e la legge avrebbe il merito di assicurare una più adeguata assistenza ospedaliera a questi casi realmente patologici, garantendo interventi tempestivi, all'occorrenza, nei parti domiciliari che presentassero complicanze impreviste. Significativa la presenza delle studentesse del corso di Ostetricia dell'Università di Perugia e la testimonianza di Michela Brustenga, dell'assiciazione Mother Assistant, una delle partecipanti al primo e finora unico corso in Italia finanziato dalla Provincia di Perugia nell'ambito del Fondo Sociale Europeo nel 2003. assistenteGC/gc
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“Evitati vuoti normativi che avrebbero aperto la strada a sicuri fenomeni di proliferazione incontrollata. Grave concedere la deroga per le grandi strutture nei piccoli comuni”

“Abbiamo eliminato qualche forzatura che potenzialmente avrebbe potuto innescare fenomeni di deregulation e di anarchia normativa. Ma rimangono alcune criticità che sono state bene illustrate nel corso dell'audizione e che incomprensibilmente la giunta ha voluto ignorare”. Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, motiva la sua astensione sull'atto di recepimento della Direttiva servizi della Commissione europea oggi approvato dalla prima commissione consiliare.
“Siamo riusciti a evitare il peggio – aggiunge Dottorini - ed è importante che non rimangano vuoti normativi che avrebbero aperto la strada a sicuri fenomeni di proliferazione incontrollata. Purtroppo non è stato accolto un nostro emendamento che avrebbe evitato una diffusione eccessiva di grandi centri commerciali su tutto il territorio regionale, in particolare lungo le principali arterie di comunicazione. Adesso anche i piccoli comuni quindi potranno ospitare grandi superfici di vendita, mettendo a repentaglio l'integrità del nostro paesaggio e del nostro sistema viario e infrastrutturale. E' vero che siamo riusciti a introdurre degli importanti correttivi relativi alla prevenzione del consumo di territorio e all'alterazione del contesto ambientale, ma rimane aperto il varco di una possibile proliferazione di strutture commerciali di cui l'Umbria non ha certo bisogno. Rimane positivo, tuttavia, che sia stata accolta la nostra proposta di sospendere le procedure di autorizzazione fino a che non saranno stati definiti gli atti di programmazione con i relativi criteri qualitativi”.
“L'Umbria già oggi – spiega il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali di Palazzo Cesaroni - presenta un rapporto tra superfici di vendita e abitanti nettamente superiore alla media nazionale. Nessuno avverte il bisogno di incentivare ulteriori ferite al territorio, creando i presupposti per nuove mostruosità infrastrutturali, nodi viari congestionali e ulteriore consumo del territorio che snaturano i tratti caratteristici della nostra regione”.
Perugia, 20 gennaio 2010

"Un provvedimento importante per i tanti cittadini e le tante famiglie che anche nella nostra regione non vedono rispettato il diritto alla casa, non avendo la possibilità di accedervi attraverso il mercato privato della locazione o attraverso l'acquisto. Una legge che, consentendo l'abbattimento dei costi oltre il 50 per cento, va a sostenere le famiglie meno abbienti e consente loro di avere un'abitazione di alta qualità a un prezzo ragionevole. Non è più ammissibile che, come ha fatto la nostra regione, vengano predisposti bandi che premiano i redditi di 60mila euro, penalizzando chi ha bisogni reali". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, commenta la seduta partecipativa della terza commissione consiliare che ha preso in esame la sua proposta di legge concernente "Norme in materia di autocostruzione ed autorecupero a fini abitativi".



"Siamo in profondo disaccordo su come il Piano delle acque affronta la questione relativa agli allevamenti zootecnici di Bettona e Marsciano, a maggior ragione dopo gli emendamenti peggiorativi proposti in aula dalla giunta regionale. Chiediamo che, nel momento in cui l'atto torna in commissione, vengano convocati e ascoltati anche i comitati dei cittadini che da anni si impegnano per la tutela del territorio. E' veramente grave che fino ad oggi si siano prese in considerazione soltanto le ragioni degli allevatori e delle loro associazioni di categoria, escludendo da ogni confronto chi in questi anni è stato tacciato di estremismo e strumentalità, mentre aveva i fatti dalla propria parte. Per quanto ci riguarda quel piano è inaccettabile". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dell'Italia dei valori, commenta la decisione del Consiglio regionale di rinviare in commissione gli atti relativi al Piano di tutela delle acque, in seguito ad una serie di emendamenti presentati dalla giunta.
"Dobbiamo rigettare - spiega l'esponente dell'Italia dei valori - quei tentativi di inciucio tra schieramenti che già pochi mesi fa hanno portato ad avallare le posizioni del comune di Bettona, proprio alla vigilia della clamorosa vicenda giudiziaria che ha sconvolto l'intera regione, con arresti su capi di imputazione di assoluta gravità quali associazione a delinquere e disastro ambientale. Il fatto che, a fronte di una originaria opposizione, il Pdl si sia astenuto sul testo uscito dalla commissione la dice lunga sulla volontà di non giungere a scelte coraggiose, chiare e definitive per quei territori. Il rischio di una soluzione pasticciata è reale. Ci opporremo al perpetrarsi di una situazione che in questi anni ha prodotto danni enormi all'ambiente e alla credibilità delle istituzioni, in nome di un profitto garantito a pochi soggetti e a discapito della collettività ".
"Nel merito - continua il capogruppo dei Verdi per i valori - Idv - riteniamo assolutamente sbagliata la scelta contenuta nel Piano di proseguire con gli impianti consortili di depurazione che sono stati la causa del disastro ambientale di quelle aree. Il fatto che la Regione possa intervenire investendo denaro pubblico su strutture inadeguate e dannose per il territorio esclude a priori la possibilità di dotare le aziende di impianti di stalla, sgomberando così ogni equivoco riguardo alla possibilità di trattare rifiuti. I nostri emendamenti e la mozione da noi presentata hanno come obiettivo la chiusura degli impianti di Bettona e Marsciano per passare ad impianti aziendali moderni e tecnologicamente adeguati. Comunque chiediamo che la normativa regionale attualmente in vigore venga abrogata e modificata in modo tale da garantire una regolamentazione trasparente relativa ai reflui di origine zootecnica e da assicurare controlli efficaci".
"Verificheremo nei prossimi giorni se c'è la reale volontà di giungere a una modifica radicale del Piano e dell'atteggiamento che si è tenuto in questi anni di errori politici e amministrativi. Il primo gesto concreto sarà quello di invitare le associazioni civiche ad un confronto in commissione".
Perugia, 24 novembre 2009

"Il servizio idrico deve essere sottratto alle logiche del profitto e ai processi di privatizzazione. Per questo è importante che la Regione Umbria presenti ricorso di costituzionalità contro il recente decreto governativo che di fatto privatizza e mercifica un bene comune come l'acqua, sottraendolo all'autonomia degli enti locali e negando quindi il principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dei Verdi per i valori - Idv, comunica di aver depositato oggi una mozione che impegna la giunta a presentare ricorso di costituzionalità allo scopo di contrapporsi al decreto 135 approvato dal governo Berlusconi e oggi convertito in legge dalla Camera dei deputati.
"Metteremo a disposizione di tutta la coalizione di centrosinistra la nostra mozione, consentendo a tutti di passare dalle enunciazioni di principio ai fatti. Su certi temi a nostro avviso non sono ammessi doppi giochi o escamotage. Questo provvedimento - spiega Dottorini - sottrae ai cittadini un diritto fondamentale, consegnando l'acqua, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali per farne un nuovo business per i privati e per le banche. E' quindi assolutamente necessario opporsi in maniera decisa per evitare che i consigli comunali e i sindaci eletti dai cittadini siano espropriati della gestione dell'acqua potabile che per legge sarà privatizzata e consegnata al mercato. A questo scopo l'Italia dei valori ha promosso, a livello nazionale, un referendum per riaffermare che la gestione dell'acqua deve essere pubblica. Allo stesso modo è importante che anche i comuni le regioni facciano la loro parte. I comuni inserendo nei propri Statuti il riconoscimento che il servizio idrico è privo di rilevanza economica, le regioni approvando mozioni come quella da noi proposta".
"E' importante ribadire ancora una volta - aggiunge l'esponente dell'Italia dei valori - che l'acqua è un bene comune essenziale per la vita di ogni uomo, un diritto umano universale che non può divenire risorsa esclusiva. Tra l'altro il meccanismo introdotto dalle previsioni normative della legge 133 del 2008, oltre a considerare l'acqua come un bene di rilevanza economica, finirà a breve per comportare un aumento vertiginoso di costi per l'utente finale, con la costituzione di ulteriori enti politicizzati e costosissimi. Fino a oggi tuttavia era quanto meno riconosciuta facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di esercitare la gestione attraverso società interamente pubbliche e sulla base di indirizzi e controlli diretti. Nel testo approvato in questi giorni invece gli affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l'amministrazione locale non ceda il 40 per cento delle sue quote nella società a soggetti privati. Una scelta scellerata. Per questi motivi chiediamo alla Regione di intervenire con tutti gli strumenti a sua disposizione per evitare che un bene essenziale alla vita di ogni essere vivente venga mercificato e che la sua gestione venga consegnata alle regole del mercato e del profitto".
Perugia, 19 novembre 2009
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