"Ati prendano atto di una scelta largamente condivisa dal Consiglio e pretendano dalle aziende l'eliminazione dell'ingiusto balzello del 7 per cento in bolletta"
"Finalmente l'Umbria ha detto chiaramente e a gran voce che l'acqua è un bene prezioso indispensabile e che come tale deve rimanere pubblico. Oggi il Consiglio regionale, con un voto a larga maggioranza, ha ribadito la volontà di dare piena attuazione al referendum che prevede di eliminare l'ingiusto balzello del 7 per cento applicato dai gestori alla bolletta. Ora occorre che i comuni e gli Ati prendano atto di questa determinazione e intervengano sulle aziende di gestione perché eliminino il 7 per cento dalle bollette, eliminando ogni speculazione economica su un bene comune non privatizzabile". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, e Paolo Brutti, segretario e consigliere regionale Idv, commentano l'approvazione a larga maggioranza (Idv, Prc, Pd, Socialisti, Lega, astensione di Lignani) della mozione a difesa del referendum del giugno 2011 che li vede come primi firmatari.
"La nostra mozione - spiegano Dottorini e Brutti - rappresenta il primo atto concreto per dare seguito all'impegno, fortemente voluto dall'Italia dei Valori e assunto dalla Regione nel Documento annuale di programmazione, di rispettare la volontà popolare espressa con il referendum di giugno 2011. I privati gestori del servizio idrico non possono pensare di fare cassa su un bene prezioso e indispensabile come l'acqua e non è possibile pensare di aggirare il problema continuando ad innalzare le tariffe. E' bene ricordare che in Umbria si registra un grave ritardo nell'applicazione del referendum. Addirittura gli Ati 1, 2 e 4 hanno recentemente assunto deliberazioni che sembrerebbero andare contro il dettato referendario, senza dar segni di recepimento neppure di quanto richiesto da parte dell'assessore Rometti che con una nota ha affermato che "la tariffa idrica deve prevedere la sola copertura integrale dei costi del servizio e non altri oneri aggiuntivi". Viceversa è da mettere in evidenza l'esperienza di ripubblicizzazione promossa dalla giunta di Napoli e dal sindaco Luigi de Magistris, organizzatore del "Forum dei Comuni per i beni comuni" dal quale ha preso slancio la mobilitazione per la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte di governo del territorio. Per dare la misura delle implicazioni di questo argomento è opportuno ricordare che le tariffe dell'acqua negli ultimi dieci anni sono aumentate a livello nazionale mediamente del 65 per cento. Se si prende in considerazione la classifica degli ATO più esosi, si può osservare che tra i primi 25 ben 21 sono a gestione mista (pubblico-privato) o completamente privata".
"Su questo tema - aggiungono Dottorini e Brutti - i cittadini non hanno abbassato la guardia, anzi continuano a chiedere con forza il rispetto delle regole democratiche e della volontà popolare. Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua, ad esempio, ha lanciato in queste settimane la campagna di "obbedienza civile" per l'autoriduzione della bolletta idrica, applicando una riduzione pari alla componente della remunerazione del capitale investito e quindi per il pagamento in tariffa della sola parte prevista per legge. Difficile dar loro torto. Noi anzi consideriamo questa campagna come un valido strumento di sensibilizzazione e pressione per evitare che la volontà degli elettori venga disattesa e magari calpestata solo per assecondare gli interessi dei privati".
"Vigileremo sulla Giunta regionale affinchè gli impegni presi oggi in Consiglio vengano mantenuti - concludono Dottorini e Brutti -, e ci aspettiamo pertanto che la nostra regione si faccia carico di promuovere iniziative per fare in modo che gli Ati prendano atto di questa situazione e pretendano dalle aziende di gestione l'eliminazione del 7 per cento garantito come remunerazione del capitale investito".
Ieri in Consiglio regionale si discuteva dell'arresto del vice presidente Goracci e si è votato per rieleggere il nuovo Ufficio di Presidenza. Come Italia dei Valori abbiamo ribadito una posizione di rigore e fermezza. Abbiamo chiesto il coraggio di tutelare la credibilità delle istituzioni, evitando di sottoporle ad ulteriori rischi di delegittimazione. Sarebbe giusto che chi risulta indagato dimostrasse il senso di responsabilità istituzionale di fare un passo indietro e separare i propri destini personali da quelli dell'istituzione che rappresenta. Questo non è avvenuto. Proprio per questi motivi non abbiamo partecipato al voto, ritenendo inopportuno sostituire il vice presidente Goracci e non accorgersi che il Presidente resta, indagato, al proprio posto.
Di seguito mio intervento in aula:
oggi ci sentirete ribadire una posizione che riteniamo avrebbe dovuto essere tenuta in più seria considerazione a tempo debito, quando sarebbe stato possibile tutelare in maniera più efficace l'immagine e la credibilità del nostro Consiglio regionale, tenendo separate le vicende personali dei singoli da quelle delle istituzioni.
La vicenda che ha colpito il Consiglio regionale nei giorni scorsi non può essere sottovalutata: per la prima volta in tanti anni - a quanto ci risulta - Forze dell'ordine e Magistratura hanno oltrepassato la soglia del Palazzo della Regione per perquisizioni e sequestro di documenti. E' un'immagine dal forte potere simbolico ed evocativo, la rappresentazione di una credibilità che pare allontanarsi dai palazzi delle istituzioni e che sembra non trovare riscontro nella consapevolezza della politica.
E' un fatto grave, quello a cui abbiamo assistito. Ed é grave che noi non siamo stati in grado di prevenire questa situazione e di tutelare l'Istituzione che ci troviamo a rappresentare dal rischio di un discredito così pesante, forse persino eccessivo per la proiezione che ha avuto sull'immaginario dell'opinione pubblica nazionale. Per quanto ci riguarda riterremmo ancor più grave la nostra incapacità di prendere atto di cosa é avvenuto e di cosa potrebbe avvenire, se non acquisissimo il dato di una società regionale e nazionale che ci sta guardando, che misurerà col metro del rigore etico e della diffidenza le decisioni che assumeremo.
L'arresto del vicepresidente Goracci, oltre a turbarci profondamente, rappresenta solo l'ultimo caso, forse il più eclatante, di eventi che negli ultimi mesi hanno coinvolto esponenti di spicco della politica regionale, delineando un quadro preoccupante che ci impone di affrontare apertamente, senza cedere alla tentazione minimalista, il problema di come tutelare le istituzioni regionali che rischiano di vedere compromessa la propria credibilità e autorevolezza.
Questa situazione non é frutto di circostanze impreviste e oggi, per l'Italia dei Valori, sarebbe fin troppo facile dire "l'avevamo detto". Sarebbe troppo semplice ricordare le nostre richieste di "un passo indietro" per chi ricopre cariche istituzionali ed é raggiunto di avvisi di garanzia. Oppure la richiesta di comunicazioni al Consiglio che lo stesso Goracci negò con un atteggiamento di supponenza che lo indusse a definirci "moralisti di risulta" per il solo aver chiesto spiegazioni di quanto stava avvenendo.
Oggi si comprende senza timori di fraintendimento che la nostra richiesta non aveva nulla di personale, ma sarebbe stato l'unico modo per salvaguardare la massima istituzione regionale e non intaccarne la credibilità agli occhi dei cittadini. In molte occasioni si é preferito nascondere la testa sotto la sabbia e far passare per giustizialista chi chiedeva soltanto atti concreti e scelte di buon senso. Noi rimaniamo convinti che l'Assemblea regionale non abbia fatto una buona scelta a ignorare quella nostra richiesta e che la credibilità della massima istituzione non sia stata tutelata a dovere.
Detto questo, voglio ammettere che il nostro primo sentimento di fronte agli arresti di questi giorni è di tristezza per le vicende personali dei singoli che vanno rispettate e in ogni caso separate completamente dalle questioni istituzionali, al di là delle appartenenze politiche. A nostro avviso ciò che emerge in maniera chiara, al di là dei risvolti giudiziari delle varie vicende processuali, è l'esistenza di una questione morale ed etica che attraversa la nostra vita democratica e si insinua, a prescindere dagli schieramenti politici, nel nostro modo di concepire il rapporto tra politica e istituzioni, tra politica e affari, tra i cittadini e chi li governa. D'ora in avanti nessuno può continuare a negarla o a far finta di niente.
A questo punto riteniamo fondamentale una reazione decisa per dare la misura di un'assunzione di responsabilità a prescindere dalle appartenenze partitiche. Attenzione, vorrei sottolineare questo aspetto: noi non ne facciamo una questione di schieramenti. Crediamo che la questione etica che siamo chiamati ad affrontare non abbia limiti nÈ di partito nÈ di coalizione.
Noi sappiamo che l'avviso di garanzia non equivale a un rinvio a giudizio e riteniamo che la presunzione di innocenza debba animare ogni nostra considerazione. E tuttavia. Tuttavia voi pensate che la nostra Regione potrebbe reggere all'eventualità, che ci auguriamo non debba mai verificarsi, di un ulteriore rinvio a giudizio dopo gli arresti di Gubbio? Credete che sarebbe in grado di reggere il danno di immagine e di credibilità che ne deriverebbe? Noi pensiamo sia doveroso mettere al riparo le nostre istituzioni da qualsiasi rischio. Da forza che governa questa Regione, riteniamo che sarebbe un grave errore mettere a repentaglio il profilo riformatore della coalizione per non aver saputo cogliere per tempo le avvisaglie di una situazione che richiede rigore e trasparenza.
Tutti siamo chiamati ad uno scatto di responsabilità, a trovare un ordine di priorità in questo quadro di ragioni che si confrontano. Verrebbe da dire, parafrasando lo slogan coniato dal Partito democratico a livello nazionale, "Prima di tutto l'Umbria". Prima di tutto il bene comune, le riforme, la capacità di dare risposte a una società che si trova alle prese con una crisi epocale.
Per questo pensiamo che la politica debba trovare la forza di fare scelte coraggiose che sgomberino il campo da qualunque sospetto.
A questo proposito è da apprezzare il provvedimento immediato che l'Idv ha assunto nei confronti del proprio iscritto coinvolto nella vicenda eugubina. Così deve agire chi ha a cuore le istituzioni e intende tutelarle in maniera trasparente e coerente, indipendentemente dalle convinzioni personali e dalla presunzione di innocenza che - ripeto - deve sempre animare ogni nostra considerazione. Non ci piacciono i garantisti a fasi alterne, né chi utilizza due pesi e due misure a seconda che si trovi a Roma o a Perugia, a seconda che debba valutare la situazione di un proprio aderente o di quello dello schieramento avverso.
Per il medesimo motivo, noi non condividiamo soluzioni rabberciate, ritocchi di immagine che non vanno oltre la gestione un po' gattopardesca della situazione contingente. Consideriamo sbagliata l'idea di rinnovare l'ufficio di presidenza e allo stesso tempo di ignorare che chi lo presiede risulta essere tuttora indagato. Si tratta di una scelta debole che trasmette un messaggio incomprensibile alla comunità regionale. Oggi pare venire a mancare quel gesto di responsabilità che consentirebbe di restituire alla massima istituzione regionale la credibilità e la forza per sgomberare ogni ombra e ogni ulteriore rischio.
Noi non conosciamo i risvolti dell'indagine che coinvolge il Presidente Brega, se non per le pesanti ipotesi di reato che gli vengono contestate. Rimaniamo fermi nella convinzione che occorra sospendere ogni valutazione fino al giudizio definitivo. E questo vale per Goracci come per tutti gli altri soggetti coinvolti in indagini giudiziarie. Tuttavia è importante ribadire che le istituzioni devono essere tutelate da ogni rischio di delegittimazione. Pertanto ribadiamo l'importanza di sgomberare il campo da ogni sospetto e di distinguere i destini personali da quelli delle istituzioni che si rappresentano.
Lo abbiamo detto già nei giorni scorsi. La soluzione che viene prospettata è per noi inadeguata ad affrontare in modo serio l'emergenza che stiamo vivendo. Intendiamoci, noi comprendiamo lo sforzo che il Pd sta mettendo in campo per tentare di trovare una soluzione e accogliamo l'impegno di un confronto entro il mese di marzo come un fatto significativo. Diciamo di più: confidiamo che la nostra posizione di buon senso e rigore possa dare la forza di scelte chiare a chi all'interno di quel partito sta combattendo una battaglia di legalità e fermezza. Ma così come ci viene prospettata, la soluzione di un semplice avvicendamento nell'ufficio di presidenza, ci appare minimalista e insufficiente a restituire serenità. Avvertiamo l'amara sensazione di un rinvio, di un tentativo di aggirare il problema senza affrontarlo in maniera esplicita e determinata. Questo indipendentemente dai nomi che pare vengano proposti su cui ovviamente non abbiamo alcuna riserva di carattere personale.
Al contrario noi pensiamo e proponiamo che la nostra Regione debba costituirsi parte civile negli eventuali giudizi che dovessero scaturire da questa come da altre vicende per tutelare un'immagine che già oggi risulta fortemente compromessa. Riteniamo che la Presidente Marini debba difendersi innanzitutto da chi vorrebbe irretirla su posizioni di conservazione, mettendo in discussione l'azione riformatrice del suo programma.
Per questo oggi non parteciperemo a una votazione per eleggere il sostituto di Goracci, senza avere il coraggio di fare chiarezza sulla presidenza del Consiglio regionale. Facciamo questa scelta perché vogliamo giocare a carte scoperte e perché siamo abituati a scelte coerenti e trasparenti, a maggior ragione quando si tratta di tutelare le istituzioni. In questo modo crediamo di togliere un alibi anche a chi é pronto, persino nelle file della maggioranza, a mettere impropriamente in difficoltà l'esecutivo senza avere il coraggio di assumere posizioni a viso aperto.
Come Idv abbiamo da subito, e in modo risoluto, declinato ogni invito ad avanzare candidature in sostituzione di Orfeo Goracci e non parteciperemo al voto dal momento che riteniamo che dal Consiglio regionale debba giungere un invito esplicito alla responsabilità a fare della questione morale un pilastro del nostro agire politico. Questo al di là dei risvolti giudiziari, dal momento che a noi competono i risvolti politici e istituzionali. Anche qualora risultasse che in questa, come in altre vicende - da Sanitopoli agli eventi valentiniani - non ci siano aspetti di rilevanza penale o comunque reati di tipo amministrativo, quello che emerge, e che sembra ormai chiaro, é che esiste un enorme problema di trasparenza nella gestione di concorsi, appalti ed assunzioni, che getta un'ombra pesante sul sistema democratico regionale.
E su questo non possiamo pensare di indugiare oltre.
"Oggi è chiaro a tutti che avevamo ragione a chiedere un passo indietro, ma venimmo definiti moralisti di risulta. Convocare subito Conferenza dei Presidenti"
"E' una notizia che ci turba profondamente e oggi sarebbe troppo facile dire l'avevamo detto". Sono le prime parole con cui Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori a Palazzo Cesaroni, commenta l'arresto del vicepresidente del Consiglio regionale Orfeo Goracci e di altre otto persone.
"Il nostro primo sentimento - aggiunge Dottorini - è di tristezza per le vicende personali dei singoli che vanno rispettate e in ogni caso separate completamente dalle questioni istituzionali, al di là delle appartenenze politiche. C'è una questione morale che attraversa la nostra vita democratica e oggi nessuno può continuare a negarla o a far finta di niente. Quando chiedemmo un passo indietro a tutti gli indagati presenti in Consiglio regionale, fummo lasciati completamente soli e definiti "moralisti di risulta". Ci auguriamo che oggi si comprenda che la nostra richiesta non aveva nulla di personale, ma sarebbe stato l'unico modo per salvaguardare la massima istituzione regionale e non intaccarne la credibilità agli occhi dei cittadini. In quelle occasioni si è preferito, in maniera assolutamente bipartisan, nascondere la testa sotto la sabbia e far passare per giustizialista chi chiedeva soltanto atti concreti e scelte di buon senso. Oggi più che mai rimaniamo convinti che l'Assemblea regionale non abbia fatto una buona scelta e che la credibilità della massima istituzione non sia stata tutelata. Ci auguriamo che da oggi la politica abbia la forza di fare scelte coraggiose che sgomberino il campo da qualunque sospetto, a tutti i livelli. A questo proposito è da apprezzare il provvedimento immediato che l'Idv ha assunto nei confronti del proprio iscritto coinvolto nella vicenda. Così deve agire chi ha a cuore le istituzioni e intende tutelarle in maniera trasparente e coerente, indipendentemente dalle convinzioni personali e dalla presunzione di innocenza che deve sempre animare ogni nostra considerazione. Pertanto ribadiamo la nostra assoluta fiducia nella Magistratura e ci auguriamo che possa essere restituita in tempi rapidi credibilità, funzionalità e decoro alle istituzioni regionali. Anche per questo è necessario convocare al più presto la Conferenza dei Presidenti del Consiglio regionale".
Ecco cosa è successo quando lo scorso novembre abbiamo chiesto al vicepresidente Goracci di riferire in aula sul suo avviso di garanzia e sull'inchiesta che lo riguarda: http://youtu.be/U1tNGsGshTA
Una reazione scomposta e stizzita che già allora ci fece preoccupare, innanzitutto per la credibilità dell'istituzione che si trovava a rappresentare, vista la malattia del Presidente Brega (anch'egli indagato).
Purtroppo tutti, dal Pd al Pdl dalla Lega all'Udc, in quell'occasione preferirono nascondere la testa sotto la sabbia e venimmo definiti "moralisti di risulta" dallo stesso Goracci.
Invece, come in molte occasioni, avevamo ragione. Riteniamo che sia giunto il momento di scelte politiche coraggiose e trasparenti che sgomberino il campo da qualunque sospetto, a tutti i livelli e a prescindere dalle appartenenze politiche. C'è una questione morale in Umbria che non può più essere negata.
"Pessimo segnale il voto del sindaco Pd a favore della mozione Pdl per cancellare il registro delle coppie di fatto"
"Un pessimo segnale per l'Umbria e per chiunque voglia tentare un approccio non ideologico a temi che riguardano la persona e l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, al di là delle proprie convinzioni etiche e religiose". Oliviero Dottorini, capogruppo Idv in Consiglio regionale, commenta con queste parole il voto con cui ieri il sindaco di Gubbio, Diego Guerrini (Pd), ha consentito l'approvazione della mozione del Pdl per l'abolizione del registro delle coppie di fatto.
"Voglio sottolineare - aggiunge Dottorini - il voto coerente dell'Italia dei Valori eugubina, ma oggi sarebbe interessante comprendere anche le ragioni di un sindaco che abbandona la sua maggioranza per convergere sulle posizioni del Pdl. Evidentemente spira da Roma un venticello che quando raggiunge le periferie si trasforma in tempesta o, meglio, in goffi tentativi di trasversalismo politico. E su questo sarebbe bene che il centrosinistra umbro iniziasse a fare una riflessione".
Le ragioni della nostra coerenza su province, questione morale e altre battaglie
Domenica scorsa, il Direttore del Corriere dell'Umbria Anna Mossuto, in un editoriale accusava l'Italia dei Valori e in particolar modo il gruppo in Consiglio regionale, di non essere "allineati" alle posizioni della maggioranza in tema di riforme e questione morale, addebitandoci la responsabilità di fare il gioco delle tre carte.
Ho deciso quindi di scrivere una lettera, cercando di spiegare le nostre ragioni. Di seguito il testo integrale uscito oggi a pagina 10 del Corriere dell'Umbria:
Gentile Direttore,
spero voglia riconoscermi una possibilità di replica a seguito del suo editoriale di domenica in prima pagina intitolato "L'Idv ed il gioco delle tre carte".
Sono sinceramente amareggiato dal contenuto dell'articolo e lo attribuisco, se me lo concede, alla dubbia buona fede di chi l'ha informata. Nel suo articolo ci si imputano comportamenti non lineari, supposti accordi presi e poi smentiti quasi ad esercitare un puerile diritto di interdizione.
No, Direttore, le cose non stanno come lei le descrive.
Le sembra privo di senso, in un panorama in cui si va verso l'abolizione delle Province, non appesantire con ulteriori competenze questo ente? L'Italia dei Valori ha raccolto centinaia di migliaia di firme sulla proposta di legge popolare che ne prevede l'abolizione. Solo in Umbria ne sono state raccolte oltre 5.500. E' noto inoltre che questo progetto figura nei programmi elettorali di quasi tutti i partiti, al di là degli schieramenti, e che persino il presidente Monti ha manifestato l'inequivocabile intenzione di agire in questa direzione, ricevendo l'applauso a scena aperta di quasi tutti i senatori. Prima - ha detto - tramite legge ordinaria, ne verranno ridimensionate le competenze, quindi si andrà avanti con l'iter costituzionale per eliminarle del tutto.
La posizione Idv, sempre manifestata in ogni sede, mi sembra quindi molto lineare, trasparente e ben collocata nel panorama politico nazionale. Se poi qualcuno pensa di far partire la controriforma proprio dall'Umbria, si accomodi. La mia idea è che non possiamo venir meno all'impegno che abbiamo assunto con le migliaia di cittadini che hanno fatto la fila ai nostri banchetti affidandoci un mandato inequivocabile.
Ma ciò che mi ha amareggiato di più, Direttore, è l'averci attribuito la "colpa" per aver sollevato la "questione morale" in Umbria. Egregio Direttore, ma lei sa ciò di cui stiamo parlando? Stiamo parlando del fatto che partiti che a livello nazionale attaccano Berlusconi (e fanno bene) ogni volta che un suo esponente è coinvolto in qualche inchiesta, a livello locale vorrebbero passare sotto silenzio e tacere imbarazzati per il fatto che ad essere toccati sono i propri esponenti.
Lei conosce il calibro dei personaggi umbri coinvolti a vario titolo nelle varie indagini della Magistratura. Ha letto sicuramente i contenuti delle intercettazioni telefoniche che lasciano intendere un malcostume diffuso in cui anche politici di spicco avrebbero fatto pressioni per piazzare amici e parenti nei vari concorsi.
Il fatto che questi esponenti fossero membri di partiti a noi alleati avrebbe dovuto spingerci al silenzio? Sono certo che non è questo il genere di rispetto dei patti a cui lei si richiama nel suo editoriale. Credo che anche lei ritenga imbarazzante avere Presidente e vice Presidente del Consiglio regionale indagati per ipotesi di reato (peculato il primo, concussione il secondo) che hanno a che vedere direttamente con la gestione della cosa pubblica. Accade in qualche altra Regione d'Italia, che lei sappia?
Io credo che tacere su questi fatti assomiglierebbe piuttosto a un'omertà di casta, in spregio a quel diritto alla verità ed alla trasparenza di cui ogni cittadino deve godere e di cui lei, egregio Direttore, per professione, dovrebbe essere paladino. La questione etica e morale per noi non può essere subordinata ad alcuna disciplina di coalizione.
Il nostro essere forza propositiva ci ha portato, per esempio, ad una legge sulla nomina dei direttori sanitari molto avanzata (mandati limitati, valutazione serrata, possibilità di rescindere i rapporti). Eppure anche in quel caso siamo stati accusati di essere dei guastafeste. Il che è possibile, ma - spero possa riconoscerlo - sempre su questioni concrete, sempre nel merito dei fatti e mai per doppi fini, come farebbe chi intendesse destabilizzare la maggioranza. Si domandi, per esempio, come mai la coalizione di governo non è riuscita neppure ad eleggere la consigliera di parità, regalandola alle destre.
Il nostro essere forza di governo, leale e mai subalterna, è motivato dalla decisa volontà di stimolare un cambiamento reale e dalla necessità di modernizzare questa nostra regione. Questo è il mandato che abbiamo ricevuto dagli elettori che si sono rivolti a Idv e - mi si consenta - al sottoscritto in modo copioso, fornendo un indirizzo chiaro alla nostra azione nelle istituzioni.
Per questo, Direttore, sento di poter affermare che la posizione dell'Idv è una e una sola in ogni sede. Stiamo in questa maggioranza perché siamo accomunati da ideali e valori, perché questa Regione è all'avanguardia in termini di risposte sociali ai bisogni e di cura dei servizi e non vogliamo neanche immaginare cosa succederebbe se a governare fosse la destra assieme alla Lega. Ma questo "spauracchio" non deve diventare l'arma di ricatto con cui alcuni poteri più o meno manifesti pensano di ridurci al silenzio, magari facendo forza su una malintesa solidarietà di schieramento.
Gandhi diceva sempre che la "verità" ha una sua forza propria. Vogliamo tentare di crederci fino in fondo. Per questo non siamo disposti a tacerla per calcolo di convenienza.
"Necessario assoggettare il progetto a Valutazione di impatto ambientale. Piena solidarietà a Minelli per inqualificabili attacchi anonimi"
"Quanto sta emergendo sulla vicenda Ikea è preoccupante e necessita del massimo rigore da parte delle istituzioni. Occorre fare piena luce su ipotesi di reato molto gravi, aprendo una seria riflessione sul profilo etico di questa operazione dai contorni tutt'altro che chiari". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, interviene in merito alla notizia del sequestro da parte della Procura di Perugia di alcuni atti consiliari in merito all'insediamento del colosso commerciale Ikea.
"Ha più di una ragione chi da sempre propone di assoggettare il progetto Ikea alla valutazione d'impatto ambientale, mentre preoccupa l'atteggiamento di chi, a fronte di un'indagine di tale portata, sembra preoccuparsi soltanto di accelerare i tempi di realizzazione del progetto. A questo proposito voglio esprimere il pieno appoggio e la solidarietà al coordinatore regionale dei giovani Idv, Matteo Minelli, oggetto di attacchi anonimi diffamanti a seguito delle sue coraggiose prese di posizione a favore della trasparenza e del rigore etico. Evidentemente le sue denunce devono aver colto nel segno per provocare simili inqualificabili reazioni. L'Italia dei Valori non lo lascerà solo e faremo di tutto per accertare una verità evidentemente scomoda".
"Testimone ineguagliabile di come sia possibile coniugare ideali altissimi con l'impegno nella politica, nella società civile e nella quotidianità"
"La notizia della scomparsa di Piero ci lascia un profondo senso di commozione e solitudine. L'Umbria civica e solidale perde un punto di riferimento insostituibile, noi un grande amico". Queste le parole con cui Oliviero Dottorini, capogruppo regionale dell'Italia dei Valori, ha commentato la notizia della morte di Piero Fabbri.
"Da oggi - prosegue Dottorini - chi crede e lavora per un futuro migliore perde un testimone ineguagliabile di come sia possibile coniugare ideali altissimi con l'impegno in politica, nella società civile e nella quotidianità, senza mai scendere a compromessi. Chi ha conosciuto Piero porterà sempre dentro di sè il ricordo di un uomo dal grande spessore umano, che ha saputo far tesoro anche delle avversità che la vita gli ha riservato, convivendo per tanti con una malattia devastante senza mai smarrire la capacità di saper guardare al futuro con fiducia ed ottimismo".
"Con Piero - conclude Dottorini - perdiamo un amico prezioso ed un punto di riferimento importantissimo. Porterò sempre dentro di me il ricordo di una persona mite, della sua dote straordinaria di rapportarsi alle persone con grande tenerezza e della sua passione e rispetto per le istituzioni e l'impegno sociale. L'amore profondo per il prossimo, la passione per l'impegno politico e civile ed una rara capacità di ascolto sono sono i doni che Piero lascia a chi ha avuto il privilegio di conoscerlo ed è la difficile eredità da portare avanti da parte di chi come lui ha sempre creduto possibile lavorare per un futuro migliore".
Guarda le proposte di legge presentate da Oliviero Dottorini nel corso della IX legislatura:
Guarda le mozioni, le interrogazioni, i question time e gli ordini del giorno presentati da Oliviero Dottorini nel corso della IX legislatura:
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