Il caso finisce in Regione: "Gli altri sindaci si incatenano per difendere i propri corsi, ma Città di Castello accetta. Necessaria mobilitazione contro smacco"

"E' molto preoccupante il silenzio con cui il comune di Città di Castello sta assistendo, senza aprir bocca, allo smantellamento dei corsi universitari presso Villa Montesca. Si tratterebbe di un altro tassello di città sacrificata per assecondare interessi esterni al nostro territorio, che così verrebbe privato del prestigio e delle potenzialità economiche che ancora gli restano". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, annuncia di aver presentato un'interrogazione urgente alla Giunta regionale per chiedere che il Polo universitario di Villa Montesca a Città di Castello non venga abbandonato, con la prevista chiusura del corso di laurea in Tecniche della prevenzione dell'ambiente e nei luoghi di lavoro e il trasferimento del corso in Infermieristica da Città di Castello a Perugia.
"Altri comuni della regione stanno alzando le barricate per evitare la chiusura delle proprie sedi. Il sindaco di Assisi ha minacciato di incatenarsi di fronte al Ministero, Foligno ha già trovato le giuste protezioni istituzionali, Narni è mobilitata per scongiurare niente di meno che la chiusura del corso in Tecniche dell'investigazione. Ma dal comune di Città di Castello giunge solo silenzio e disinteresse e c'è da credere che i tagli arriveranno laddove l'Università troverà le giuste condizioni per intervenire. Questo è molto grave, tanto più perché ci troviamo di fronte ad esperienze positive, che hanno formato centinaia di professionisti con percentuali elevatissime di impiego lavorativo. Per questo è necessaria una mobilitazione del mondo della cultura e della società civile per costringere gli amministratori cittadini a una presa di posizione. Vista la latitanza del comune di Città di Castello, la Regione deve dire con chiarezza cosa intende fare dei due corsi universitari e attivarsi presso l'università e gli enti locali per scongiurare l'ennesimo smacco per Città di Castello. Non è pensabile che oltre 300 studenti debbano accollarsi i disagi derivanti dai tagli indiscriminati del governo Berlusconi senza che comune e Asl n° 1 avvertano il dovere di una presa di posizione netta e definitiva. I corsi di Villa Montesca sono fra i più alti negli indici di occupazione pertinente post laurea, nonostante il comune di Città di Castello non abbia mai fatto nulla per agevolare gli studenti nella mobilità e nei servizi. Ci risulta tra l'altro che dei quattro corsi di laurea decentrati attivi in Umbria, quello di Città di Castello sia il meno oneroso dal momento che non ha sede amministrativa e per il fatto che la metà dei docenti è fornita dall'Asl di Città di Castello che ha messo a disposizione anche due dipendenti. Chiudere la sede di Città di Castello poi non avrebbe come risultato alcun risparmio netto - continua l'esponente dell'Italia dei Valori - in quanto il corso si autofinanzia in parte con le tasse che pagano gli studenti e in parte con un contributo regionale. Se gli studenti si sposteranno su Perugia non ci sarà quindi alcuna economia, dal momento che dovranno necessariamente aumentare anche i docenti. Pertanto la scelta di chiudere Villa Montesca sembra dettata più da motivi di immagine che dalla reale volontà di ridurre i costi".
"Piuttosto che chiudere i corsi - aggiunge Dottorini - sarebbe opportuno programmarne il trasferimento nel nucleo cittadino, ad esempio nei locali dell'ex Agraria. A guadagnarne sarebbe l'intera città, e non solo dal punto di vista culturale. I tre quarti degli studenti infatti provengono da fuori città o da fuori regione e porterebbero sicuramente un'iniezione rigenerante anche dal punto di vista economico. Ma evidentemente qualcuno preferisce perdere l'università pubblica per dare spazio a quella privata. E ogni riferimento è tutt'altro che casuale".
Perugia, 21 marzo 2011









"Con l'inizio delle convocazioni sui posti disponibili per le nomine annuali anche in Umbria è cominciata la decimazione dei lavoratori della scuola. Il governo getta la maschera e le rassicurazioni bugiarde del ministro Gelmini si palesano in tutta la loro gravità. A questo punto è assolutamente necessario inviare un segnale forte ed unitario al governo anche attraverso iniziative come quelle del 'No Gelmini day'". Con queste parole il capogruppo regionale dei Verdi e civici a Palazzo Cesaroni Oliviero Dottorini e la responsabile Scuola e Formazione Emanuela Arcaleni annunciano l'adesione del Sole che ride all'iniziativa prevista per il 5 settembre in tutte le province italiane




























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